“Quandoque bonus dormitat Homerus”, diceva il poeta latino Orazio. Per ammonire che anche grandi personaggi possono avere defaillance. Calenda non è Omero, è un politico proveniente da Confindustria e nella sua permanenza al Mise ha fatto scelte positive, ha lavorato bene, anche se con una modo di fare un po’ spiccio e disinvolto in certi casi.

Stavolta si è fatto prendere la mano e nella polemica che l’ha contrapposto al Codacons sull’esposto dell’associazione contro il televoto di Sanremo, è scivolato in considerazioni generali sull’associazionismo consumerista, accusandolo sostanzialmente di essere “fabbrica di polemiche inutili”, anzi dichiarando tout court l’inutilità delle associazioni stesse.

A dir la verità anche Bersani, a cui pure sono dovute le famose “lenzuolate” che hanno fatto fare un salto di qualità alla tutela dei consumatori, non ha mai partecipato ad una seduta del CNCU, a conferma che la considerazione verso l’associazionismo consumerista non è mai stata molto alta nel mondo politico a 360 gradi.

Il PD ha avuto per parecchi anni un responsabile delle politiche dei consumatori, ma ormai dai tempi del governo Renzi non esiste più una figura simile. Per Forza Italia e Lega non abbiamo mai visto ruoli del genere, salvo occasionali parlamentari che prendevano a cuore questa o quella problematica, magari vicina agli interessi del loro territorio (treni, pendolarismo..)  o di particolari categorie produttive (vd apertura negozi nelle festività).

I 5stelle hanno sfruttato le dolenti situazioni del “risparmio tradito” per lucrare elettoralmente e hanno candidato il senatore Lannutti, già presidente Adusbef, mentre  in Calabria, a Catanzaro, è stato eletto deputato Giuseppe D’Ippolito, avvocato, che è stato presidente ACU nei primi anni 2000 e quindi membro del CNCU. I tentativi del Codacons di lanciare una Lista consumatori nel 2006 raggiunse ottennero solo 0,20%

Non si ha notizia di esponenti consumeristi candidati regionali o sindaci di comuni più o meno importanti.

Ben diverso il rilievo politico raggiunto da altri movimenti, come invece è accaduto per esponenti ambientalisti (basta pensare a Gentiloni, Realacci, Ferrante, Muroni per Legambiente), o dalle ACLI, con vari parlamentari e ministri.

Insomma i consumatori non riescono a “bucare” la politica, servono come “carne da macello” per avventure elettorali di qualche esponente che sfrutta situazioni dolorose come quelle delle crisi bancarie, ma poi vengono dimenticati.

Mai consultate dai presidenti incaricati di formare un governo, come invece le “parti sociali”, dopo un picco di attenzione tra il 1998, quando fu approvata la legge che riconosceva la rappresentanza consumerista e istituiva il CNCU, e il 2005, quando fu approvato il Codice del consumo, vera best practice apprezzata in tutta Europa, le associazioni consumatori da un po’ di anni sono state “dimenticate” dalla politica, che si appropria anche dei fondi antitrust, destinati dalla citata legge del 2000, destinandoli alle più svariate utlizzazioni, dal terremoto dell’Aquila alle riduzione delle accise.

Basta pensare che su 18 anni utili di fondi disponibili, solo 8 bandi e quindi 8 annualità sono state rispettate, sottraendo quindi alle destinazioni previste dalla legge centinaia di milioni di euro che dovevano invece essere destinati alla informazione, formazione e assistenza dei consumatori.

Questa infelice uscita di Calenda forse può servire alle associazioni per riflettere sulle strategie, i contenuti, le modalità di azione nella società italiana, che avrebbe invece tanto bisogno di un consumerismo organizzato forte, in grado di rispondere alle quotidiane esigenze di milioni di cittadini alle prese con un mercato selvaggio di energia e tlc, con le proposte truffaldine di tanti imbonitori televisivi, con le mille clausole poco trasparenti di banche e assicurazioni, con le adulterazioni e contraffazioni alimentari e non solo.

“Oportet ut scandala eveniant”, dice il Vangelo. Vanno bene anche le affermazioni provocatorie di Calenda se si apre un dibattito sul ruolo delle associazioni e sui loro rapporti con le istituzioni e i cittadini. Help lo apre e attende contributi.

Editoriale a cura di Antonio Longo, Direttore di Help Consumatori

 

Notizia pubblicata il 13/02/2019 ore 17.50

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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