Se in un contratto di credito al consumo la finanziaria o la banca non inseriscono alcune informazioni essenziali e obbligatorie – come il Taeg, le spese notarili, il numero e la periodicità dei pagamenti – questo può essere sanzionato con la decadenza del diritto del creditore agli interessi e alle spese. Una sanzione del genere è infatti ammessa se la mancanza di queste informazioni non permette al consumatore di valutare la portata del suo impegno contrattuale. Così la Corte di Giustizia dell’Unione europea.

cgueLa Corte è intervenuta su una querelle che investiva una consumatrice della Slovacchia e una banca su una cifra non esorbitante, un finanziamento di 700 euro. La banca aveva concesso il finanziamento senza indicare con precisione, nel contratto di credito, il tasso annuo effettivo globale, e il contratto prevedeva che anche le condizioni generali del creditore fossero parte integrante del contratto. Dopo due rate la consumatrice aveva smesso di rimborsare il credito e la questione era finita davanti al giudice slovacco.

Oggi la Corte di Giustizia ha dichiarato che la direttiva Ue sui contratti di credito ai consumatori “non impone che i contratti di credito siano redatti in un unico documento. Tuttavia, nel caso in cui siffatto contratto rinvii a un altro documento, precisando al contempo che quest’ultimo ne è parte integrante, tale documento, al pari del contratto stesso, deve essere predisposto su supporto cartaceo o su altro supporto durevole e deve essere effettivamente consegnato al consumatore prima della conclusione del contratto per consentirgli di conoscere l’insieme dei suoi diritti e obblighi”.

Se Taeg, ratei, spese notarili e le informazioni  obbligatorie non sono indicate chiaramente nel contratto, finanziaria o banca possono perdere gli interessi e le spese. Per la Corte, infatti, “la mancata indicazione da parte del creditore, nel contratto di credito, di tutti gli elementi che, in forza della direttiva, devono essere obbligatoriamente inclusi nel contratto può essere sanzionata dagli Stati membri con la decadenza dal diritto agli interessi e alle spese qualora la mancata menzione di tali elementi possa rimettere in discussione la possibilità per il consumatore di valutare la portata del suo impegno. Ciò vale – precisa la Corte – per gli elementi obbligatori quali il TAEG, il numero e la periodicità dei pagamenti che il consumatore deve effettuare, le spese notarili nonché le garanzie e le assicurazioni richieste dal creditore”.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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