L’umanità vive consumando le risorse di 1,7 pianeti Terra. Con questo ritmo, dunque – maggiore nei paesi più ricchi: se tutti vivessero come la popolazione statunitense, servirebbero ben cinque pianeti – l’umanità esaurirà domani le risorse naturali. Cade infatti il 1° agosto l’Earth Overshoot Day 2018, il giorno del debito ecologico nel quale l’umanità avrà consumato tutte le risorse prodotte dal pianeta nell’arco dell’anno. Ed è la data più anticipata da quando, negli anni Settanta, il Pianeta è entrato in una condizione di debito ecologico.

L’Overshoot Day è la data in cui la popolazione mondiale inizierà a sfruttare più risorse di quante il pianeta sia in grado di rinnovare durante l’anno. La data è indicata dal Global Footprint Network , un’organizzazione internazionale di ricerca, secondo cui per soddisfare la domanda di risorse naturali occorrerebbero in pratica 1,7 Terre, perché l’umanità usa la natura con una velocità 1,7 volte superiore a quanto gli ecosistemi della terra possano rigenerarne. Il Global Footprint Network calcola questa data ogni anno attraverso l’impronta ecologica, che somma la domanda di cibo, di legname e fibre (cotone) e l’ assorbimento delle emissioni di carbonio derivanti dalla combustione di combustibili fossili. Da quando il mondo è andato in overshoot ecologico, negli anni Settanta, quella del 1° agosto è la data più anticipata che si è registrata finora. I costi di questo sovrasfruttamento ecologico sono pesanti: comprendono deforestazione, pesca eccessiva, carenza di acqua dolce, perdita di biodiversità, accumulo di anidride carbonica in atmosfera. E tutto questo aggrava i cambiamenti climatici e porta a siccità, incendi boschivi, uragani.

“Oggi potrebbe non sembrare diverso da ieri, hai ancora lo stesso cibo nel tuo frigorifero – ha detto il CEO di Global Footprint Network Mathis Wackernagel – Ma gli incendi stanno imperversando negli Stati Uniti occidentali. Dall’altra parte del mondo, dal 2015 i residenti di Città del Capo hanno dovuto dimezzare il consumo di acqua. Queste sono le conseguenze del saccheggio ecologico del nostro unico pianeta”.

Secoindo il Global Footprint Network, ci sono quattro aree di intervento che permetterebbero di affrontare il debito ecologico: intervenire sulle città, dimezzando la guida delle auto private e sostituendo un terzo delle auto con mezzi pubblici, bici e camminate, farebbe guadagnare 12 giorni; altri giorni verrebbero dal controllo demografico; 93 giorni si guadagnerebbero se si riducesse del 50% l’impronta di carbonio; 38 giorni si potrebbero guadagnare se si dimezzasse lo spreco di cibo.

Fra l’altro il consumo di risorse naturali non è uguale in tutto il mondo. Se infatti l’86% della popolazione mondiale vive in paesi con deficit ecologico, ci sono anche dei segnali positivi: l’impronta ecologica pro-capite per i paesi ad alto reddito è diminuita dal 12,9% dal 2000 e fra i paesi col maggior calo ci sono Singapore (-32,1%), Bahamas (-26,2%), Danimarca (-19%); Stati Uniti (-18,4%), Regno Unito (-16,6%) e Francia (-15,5%). Allo stesso tempo, se tutti gli abitanti della terra vivessero come negli Stati Uniti, servirebbero 5 pianeti Terra; ne servirebbero 4,1 con lo stile di vita che si segue in Australia; 3,5 per il Sud Corea, 3,3 per la Russia e 3 per la Germania. Se tutta l’umanità vivesse come in Italia, servirebbe l’equivalente di 2,6 pianeti. Sempre secondo il Secondo il Global Footprint Network, in Italia abbiamo utilizzato 4,6 volte le risorse del paese, terzi nel mondo dopo Sud Corea e Giappone.

 

@sabrybergamini

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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