Pesticidi e sementi alterate non compatibili con l’agricoltura bio sono state sequestrare a 9 titolari d’azienda nelle provincie di Ragusa e Siracusa. Su di loro pendono i reati di associazione per delinquere finalizzata alla Frode nell’esercizio del Commercio ed alla truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Ue, finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, con specifico riferimento a quelle concernenti l’agricoltura Biologica.

Questo il bilancio dell’operazione condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa che hanno scoperto un articolato sistema di frode finalizzato alla commercializzazione, sia in Italia che verso i principali Paesi europei (Francia, Germania e Inghilterra), di prodotti ortofrutticoli derivanti da agricoltura “convenzionale”, ma che invece venivano etichettati come provenienti da agricoltura “Biologica e Biodinamica”.

In alcuni casi, i Finanzieri sono riusciti a risalire alle ditte fornitrici degli agenti chimici, scoprendo un sistema di evasione fiscale per oltre 200mila euro. L’esame della documentazione sequestrata, che riguardava acquisti e vendite avvenuti tra il 2015 e il 2017, ha consentito di quantificare in oltre 8 milioni di euro l’ammontare delle movimentazioni dei prodotti falsamente indicati come “bio”. Le aziende avrebbero così percepito contributi non dovuti, finanziamenti e agevolazioni per circa 1 milione di euro.

FederBio auspica che gli organismi di controllo autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e quelli di vigilanza che afferiscono allo stesso Ministero forniscano tempestivamente ulteriori elementi, facendo così chiarezza e delimitando con esattezza l’entità del caso, senza lasciare immotivate ombre sulle 11.451 aziende biologiche siciliane e sulle 72.154 aziende biologiche italiane che operano in assoluta correttezza.

Paolo Carnemolla, presidente di FederBio, commenta: “Ribadiamo il pieno sostegno di FederBio alle Autorità che intervengono a tutela del mercato, quindi non solo dei consumatori ma anche degli operatori onesti che sono la grande maggioranza”.

Alcune delle aziende indagate, fa sapere FederBio, erano già state oggetto di segnalazioni agli organismi di certificazione anche da parte della federazione, che da alcuni anni ha proposto delle linee guida e dei piani di controllo rinforzato per questa tipologia di azienda, evidentemente a rischio. Come in altre vicende di frode queste indicazioni sono state disattese e questo conferma l’urgenza di una vera riforma del sistema di controllo del settore biologico, che riguardi sia il coordinamento e la vigilanza degli organismi di certificazione che il conflitto di interessi fra organismi e operatori controllati.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

2 thoughts on “Falso Bio: denunciati 9 imprenditori agricoli e sequestrate 10 tonnellate di pesticidi

  1. Buongiorno. Il sapere che vengono denunciate ditte che sono scorrette è indice che i controlli si fanno, e questo è un bene per il sonsumatore. Il non sapere però i nomi di queste ditte danneggia tutto il settore bio perché crea dubbi anche sulle ditte serie e corrette e, quindi, fintanto che quei nomi non si conoscono, è preferibile non pubblicare tali segnalazioni.
    Cordialità

  2. Tra tante virtù, gli organi di vigilanza hanno spesso la fregola di dimostrare di essere il miglior fico del bigoncio, sottovalutando l’impatto che i loro impettiti comunicati hanno sul pubblico e sulle imprese per bene.

    Per capirci: nell’agosto scorso, i Carabinieri di San Lorenzo (PA) han dato notizia di un’operazione condotta insieme ai Forestali del Centro Anticrimine annunciando il sequestro in un negozio di 2.500 kg di legumi biologici privi di tracciabilità (goo.gl/3tmC2H); la notizia causava sconcerto e preoccupazioni.
    Tutte le aziende avviavano verifiche straordinarie, i clienti italiani ed esteri sospendevano le ordinazioni e pretendevano dai fornitori dichiarazioni sull’onore in cui si attestasse il mancato coinvolgimento nel caso.
    Qualche giorno dopo, un nuovo comunicato dei Carabinieri rettificava: non di 2.500 kg si trattava, ma di … 2,5 kg (goo.gl/UjDrLk).
    Dalla stampa si apprendeva trattarsi di fagioli bianchi, borlotti, lenticchie e ceci: cinque sacchettini da 500 grammi di quattro legumi diversi, con tutta probabilità insacchettati dal negoziante (cui veniva contestata una sanzione amministrativa da 3.500 EUR), che avevano procurato allarme in tutta Europa.
    Senza nulla togliere al prezioso e apprezzato lavoro degli organi di vigilanza, sembra necessario raccomandare una comunicazione più sobria e diversa, per non causare danni del tutto sproporzionati non ai presunti responsabili di violazioni, ma a tutti gli operatori rispettosi della legge e per evitare di ledere la pubblica e la privata tranquillità.
    Il nostro ordinamento prevede che il pubblico ministero indaghi tramite la polizia giudiziaria; se ritiene di avere in mano elementi idonei a sostenere l’accusa, chiede il rinvio a giudizio.
    Compete al Giudice delle indagini preliminari (Gip) disporre l’archiviazione o il rinvio a giudizio di chi, fino ad allora, è un semplice indagato e che solo dopo il rinvio a giudizio diventa imputato.
    Un altro magistrato ancora, il giudice dell’udienza preliminare (Gup), decide se a carico del neo imputato sussistono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, disponendo l’inizio del giudizio oppure l’archiviazione.
    È nel successivo processo che verrà emessa la sentenza di condanna o di proscioglimento (sempre salvo appello e poi ricorso in cassazione).

    Questo excursus non ha assolutamente il fine di suggerire che gli indagati siano scevri di responsabilità (non compete certamente a me), quanto di riportare i piedi per terra: in questa fase, le aziende cui fa riferimento la nota della Guardia di Finanza sono indagate, il che significa che, secondo il pubblico ministero (inquirente), a loro carico sussistono elementi di reato: si tratta di un parere, che dovrà esser confermato prima dal GIP, poi dal GUP e poi ancora dal Giudice del dibattimento.
    Il ragionamento è in via generale e senza riferimento particolare al fatto specifico.
    E se, fino a sentenza, gli indagati non sono colpevoli, immaginiamoci i non indagati, che hanno la sola colpa di operare nello stesso settore di attività.

    In questi giorni tutte le aziende biologiche italiane che esportano e tutte le aziende biologiche siciliane, in aggiunta ai diversi documenti giustificativi di routine, si vedono richiedere dai clienti affidavit in cui dichiarare solennemente di non aver acquistato nè rivenduto prodotti delle aziende indagate.

    Peccato che i nomi delle aziende indagate non siano stati resi noti e che, quindi, né agli esportatori italiani né alle piattaforme siciliane sia possibile rispondere alle ultimative richieste dei partner commerciali.
    Un importante operatore francese ha sospeso gli acquisti dall’Italia e si sta rifornendo di agrumi dalla Spagna: non sono di qualità paragonabile a quelli siciliani, ma su di loro la Brigada finaciera della Guardia Civil non ha gettato ombre di sorta.

    Da una settimana il comunicato della GdF che non indica i nomi degli indagati sta causando danni ingenti a tutte le aziende per bene di Modica, Scicli, Ragusa, Ispica, Pozzallo, Vittoria, Acate e Siracusa (gli 8 comuni indicati come sede di 9 indagati, un indagato per comune, ma sufficiente a destabilizzare il mercato a migliaia di lavoratori che si sudano il pane), a tutte le aziende per bene siciliane e a tutte le aziende italiane di distribuzione ed esportazione per bene.

    È quindi necessario che, come ha chiesto con forza FederBio, gli organi di vigilanza forniscano senza indugio ulteriori elementi: non sta né in cielo né in terra che un organo dello Stato, con una gestione della comunicazione abborracciata e da dilettanti allo sbaraglio devasti la fiducia del consumatore e dei partner commerciali di 11.451 aziende biologiche siciliane e di 72.154 aziende biologiche italiane.

    Questo, almeno, finchè la Guardia di Finanza ha al suo vertice il ministro dell’Economia e delle Finanze della Repubblica italiana e non quello delle Comunidad spagnole di Valencia, Murcia e Andalusia

Parliamone ;-)

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