“La liberalizzazione ha fatto bene al mercato, ma bisogna fare di più. Liberalizzare anche i farmaci in fascia C con ricetta: quelli pagati direttamente dal cittadino”. Così Altroconsumo, che ha condotto un’indagine sulla liberalizzazione del mercato dei farmaci senza ricetta, a dieci anni dalla legge Bersani, per cercare di capire l’andamento dei prezzi. Che sono molto variabili, generalmente più convenienti nei corner salute degli ipermercati e a seguire delle parafarmacie. I risparmi ci sono, anche del 15%.

farmaciL’inchiesta è stata condotta nell’ambito della campagna Liberalizziamoci di cui sono partner Altroconsumo, Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e Conad. E ha evidenziato che fuori dalle farmacie i risparmi possono arrivare al 15%, frenando anche la corsa dei prezzi di alcuni medicinali. Nel 2006 il Decreto legge 223/2006, convertito nella Legge n. 248 del 4 agosto 2006 (Primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni) ha liberalizzato il mercato dei medicinali senza obbligo di ricetta, stabilendo che Sop e Otc – farmaci senza obbligo di prescrizione e farmaci da banco –  possono essere commercializzati al di fuori delle farmacie, ma alla presenza di un farmacista abilitato, con la libertà del rivenditore di applicare uno sconto al prezzo fissato dal produttore.

 “La liberalizzazione fa bene ai consumatori, e lo dimostrano i dati sui prezzi dei farmaci di automedicazione più venduti – dice Altroconsumo – A dieci anni dalla riforma Bersani, che ha autorizzato la vendita dei farmaci Sop e Otc nelle parafarmacie, una nuova ricerca di Altroconsumo conferma che l’ingresso sul mercato di nuovi attori ha permesso ai cittadini di risparmiare, con picchi di sconto che superano il 15%”. L’indagine ha preso in esame i prezzi di 24 medicinali fra le 50 specialità più vendute, fra farmaci senza obbligo di ricetta e farmaci da banco, confrontando i canali farmacia e parafarmacia (privata o della grande distribuzione): in quest’ultimo canale si può risparmiare in media fra il 5,7% e 10,4%. “Il 43% dei corner parafarmacia della Gdo, inoltre, applica prezzi inferiori almeno del 15% rispetto al prezzo medio. Una confezione di analgesico da 20 compresse, per esempio, costa mediamente 8,93 euro in farmacia, ma solo 7,55 nel corner specializzato di un ipermercato – dice Altroconsumo – La concorrenza, inoltre, ha frenato la corsa dei prezzi di molti medicinali tra i più venduti. Rispetto al 2006, anno della riforma, i prezzi dei medicinali campione venduti in farmacia sono lievitati del 10,9%, mentre sono cresciuti solo del 4,9% in parafarmacia e sono addirittura scesi – in media dell’1% – nei corner della gdo”.

Online si registra una variabilità di prezzi ben oltre le aspettative, anche dell’82.7% per le farmacie online. Farmacie e parafarmacie da quest’anno possono vendere i farmaci online, prosegue la ricerca, “un elemento che articola l’offerta in modo innovativo e in alcuni casi spiazzante per la forchetta di prezzo registrata”.

Spiega Altroconsumo: “L’apertura ad altri canali di vendita rispetto le farmacie e l’abolizione del prezzo fisso hanno giocato un ruolo fondamentale sul contenimento dell’aumento dei prezzi dei farmaci, evidenziando un aspetto costante interessante eppure critico della liberalizzazione stessa: l’ampia variabilità dei prezzi del singolo farmaco. Aspetto acuito se si passa all’analisi dell’offerta online, condotta per verificare se il canale web sia competitivo rispetto alla grande distribuzione”. In media il più conveniente è il corner salute degli ipermercati e a seguire la parafarmacia. Con questo andamento: ipermercato/farmacia online, in media nell’ipermercato si risparmia il 10.4% rispetto alla farmacia; ipermercato/parafarmacia online, in media nell’ipermercato si risparmia il 5.7% rispetto alla parafarmacia; parafarmacia online/farmacia online: in media nella parafarmacia si risparmia il 4.8% rispetto alla farmacia.

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