Green Deal, Ue: ripristinare la natura dell’Europa entro il 2050 (fonte foto: pixabay)

La Commissione europea va avanti sul green deal e si propone l’obiettivo di ripristinare la natura entro il 2050 e di dimezzare l’uso dei pesticidi entro il 2030.

Oggi Bruxelles ha adottato due proposte, che definisce “pionieristiche”, per «ripristinare gli ecosistemi danneggiati e riportare la natura in tutta Europa, dai terreni agricoli e i mari alle foreste e agli ambienti urbani». La Commissione propone inoltre di «ridurre del 50 % l’uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030».

Le proposte legislative fanno seguito alle strategie “Biodiversità” e “Dal produttore al consumatore” e intendono contribuire a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare in Europa e nel mondo. Saranno ora esaminate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

Ripristino della natura per la salute umana e contro la crisi climatica

La proposta che riguarda l’atto normativo sul ripristino della natura è un passo fondamentale, spiega la Commissione europea, per evitare il collasso degli ecosistemi e prevenire l’impatto dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità.

Si parla qui del ripristino delle zone umide, dei fiumi, delle foreste, dei pascoli, degli ecosistemi marini, degli ambienti urbani dell’Ue e delle specie che ospitano. Avere ecosistemi sani è fondamentale per la salute umana, per avere acqua e cibo, e come contrasto alla crisi climatica.

«Gli esseri umani dipendono dalla natura: per l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo – per la vita stessa. Anche la nostra economia dipende dalla natura – ha detto Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo – Le crisi del clima e della biodiversità minacciano le fondamenta stesse della nostra vita sulla Terra. Stiamo facendo progressi nell’affrontare la crisi climatica e oggi aggiungiamo due atti normativi che rappresentano un enorme passo avanti per affrontare l’incombente ecocidio. Quando ripristiniamo la natura, le consentiamo di continuare a fornire aria, acqua e cibo puliti e di proteggerci dagli impatti peggiori della crisi climatica. Anche la riduzione dell’uso dei pesticidi contribuisce al ripristino della natura e protegge gli esseri umani che lavorano con queste sostanze chimiche».

Il declino della natura in Europa

Nonostante la sua importanza, la natura in Europa è in declino allarmante con oltre l’80 % degli habitat in cattive condizioni.

Le zone umide, le torbiere, i pascoli e le dune sono gli habitat più colpiti. Le zone umide si sono ridotte del 50% dal 1970 a oggi in Europa occidentale, centrale e orientale. Nell’ultimo decennio sono diminuiti pesci e anfibi.

Tra il 1997 e il 2011 la perdita di biodiversità ha rappresentato una perdita annua stimata tra 3 500 e 18 500 miliardi di euro. I benefici del ripristino della natura superano ampiamente i costi. L’Europa stima che i benefici economici del ripristino di torbiere, paludi, foreste, brughiere e sottobosco, prati, fiumi, laghi, habitat marini e alluvionali e zone umide costiere siano otto volte superiori ai costi.

 

Green Deal, Ue: ripristinare la natura dell’Europa entro il 2050 (fonte foto: pexels)

 

Il ripristino della natura entro il 2050

La Commissione propone oggi «il primo atto legislativo che mira esplicitamente a ripristinare la natura in Europa, a riparare l’80% degli habitat europei che versano in cattive condizioni e a riportare la natura in tutti gli ecosistemi, dalle foreste e dai terreni agricoli agli ecosistemi marini, di acqua dolce e urbani».

Tutti gli Stati membri avranno obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino della natura in vari ecosistemi, a integrazione delle normative esistenti. L’obiettivo è far sì che le misure di ripristino coprano almeno il 20% delle superfici terrestri e marine dell’Ue entro il 2030 e si estendano infine a tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.

Il ripristino comprende dunque rinaturalizzazione, reimpianto di alberi, rinverdimento delle città, bonifica dall’inquinamento. Il ripristino della natura, spiega Bruxelles, non equivale alla protezione della natura e non comporta automaticamente un aumento delle aree protette perché non preclude l’attività economica.

Gli investimenti per il ripristino della natura «apportano un valore economico compreso tra 8 e 38 euro per ogni 1 euro speso, grazie ai servizi ecosistemici che favoriscono la sicurezza alimentare, la resilienza degli ecosistemi e l’attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché la salute umana. Aumenta inoltre la presenza della natura nei nostri paesaggi e nella nostra vita quotidiana, con benefici dimostrabili per la salute e il benessere nonché un valore culturale e ricreativo».

Alla biodiversità e al ripristino sono dedicati circa 100 miliardi di euro nell’ambito del quadro finanziario pluriennale.

Gli obiettivi di ripristino della natura

Gli obiettivi di ripristino della natura sono diversi. Fra questi c’è l’inversione del declino delle popolazioni di impollinatori entro il 2030 e, successivamente, l’aumento di queste popolazioni.

Non ci deve essere alcuna perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030; a seguire, l’obiettivo è un aumento del 5% entro il 2050, una copertura arborea minima del 10% in ogni città, piccola città e periferia europea e un guadagno netto di spazi verdi integrati negli edifici e nelle infrastrutture.

Negli ecosistemi agricoli, obiettivo è l’aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva per le farfalle comuni, l’avifauna nelle aree agricole, il carbonio organico nei suoli minerali coltivati e gli elementi caratteristici del paesaggio ad alta diversità sui terreni agricoli.

Si prevede il ripristino e la riumidificazione delle torbiere drenate a uso agricolo e nei siti di estrazione della torba. Negli ecosistemi forestali, l’aumento di biodiversità; il ripristino degli habitat marini e il ripristino degli habitat di specie marine emblematiche quali delfini e focene, squali e uccelli marini. Ancora, si prevede l’eliminazione delle barriere fluviali in modo che almeno 25 000 km di fiumi siano trasformati in fiumi a flusso libero entro il 2030.

Gli Stati dovrebbero dunque elaborare piani nazionali di ripristino.


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