Green pass, i NAS contestano 433 violazioni durante i controlli

Green pass, si parte ma si rischia il caos

Venerdì 15 ottobre, come previsto dal decreto-legge 127/2021, scatta l’obbligo del Green pass per tutti i lavoratori, pubblici e privati. Intanto, secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi con una nota, il presidente Draghi ha adottato con Dpcm le linee guida relative all’obbligo di possesso e di esibizione della certificazione verde COVID-19 da parte del personale delle pubbliche amministrazioni.

Green pass, chi è soggetto all’obbligo nella PA

Secondo quanto previsto dal decreto-legge, il personale delle Amministrazioni pubbliche è tenuto a essere in possesso del Green pass. L’obbligo riguarda, inoltre, il personale di Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale. Il vincolo vale anche per i titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice.

“Oltre ai lavoratori dipendenti della singola amministrazione – si legge nella nota odierna del Governo – sono soggetti all’obbligo i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia, di ristorazione, di manutenzione, di rifornimento dei distributori automatici, i consulenti e collaboratori e i prestatori o frequentatori di corsi di formazione, come pure i corrieri che recapitano all’interno degli uffici posta d’ufficio o privata. Sono esclusi soltanto gli utenti”.

I soggetti in attesa di rilascio di valida certificazione verde potranno utilizzare i documenti rilasciati dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Cosa succede in caso di mancato possesso della certificazione?

I soggetti sprovvisti di certificazione verde dovranno essere allontanati dal posto di lavoro. Inoltre, ciascun giorno di mancato servizio, fino alla esibizione della certificazione verde, è considerato assenza ingiustificata, includendo nel periodo di assenza anche le eventuali giornate festive o non lavorative.

Dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso. La retribuzione non è dovuta dal primo giorno di assenza, ma in nessun caso il mancato possesso della certificazione verde comporta il licenziamento.

Una sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro è prevista, invece, per per coloro che verranno trovati sul luogo di lavoro senza Green pass; in questo caso restano ferme, inoltre, le conseguenze disciplinari previste dai diversi ordinamenti di appartenenza.

 

Green pass luoghi di lavoro

 

Come viene effettuato il controllo

Il controllo verrà effettuato dal datore di lavoro, come previsto dalle linee guida del Ministero della Salute e del Ministero per la Pubblica Amministrazione. La verifica potrà avvenire all’accesso o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale.

Per le verifiche, sarà possibile usare l’applicazione gratuita Verifica C-19. Inoltre, saranno fornite alle amministrazioni applicazioni e piattaforme volte a facilitare il controllo automatizzato, sul modello di quanto avvenuto per scuole e università.

Green pass, lavoro privato

Come per il lavoro pubblico, anche per quello privato sono i datori di lavoro a dover verificare il possesso della certificazione verde. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro, inoltre, devono individuare i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni.

I lavoratori sprovvisti di Green pass saranno considerati assenti senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del Certificato. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

Inoltre, è prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro per i lavoratori che abbiano avuto accesso al posto di lavoro violando l’obbligo di Green Pass.

Per quanto riguarda le aziende con meno di 15 dipendenti, il decreto-legge prevede una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di Certificato Verde.

I tamponi calmierati

Tra le questioni più spinose e più dibattute, vi è quella relativa al costo dei tamponi. Secondo una stima effettuata da Sky Tg24, un lavoratore che non intende sottoporsi alla vaccinazione dovrà spendere circa 180 euro al mese per potersi recare al lavoro: considerando una settimana lavorativa di 5 giorni con almeno tre tamponi rapidi a settimana al prezzo di circa 15 euro l’uno.

In materia di tamponi, il decreto prevede l’obbligo per le farmacie di offrire tamponi rapidi a prezzo calmierato: 8 euro per i minori, 15 euro per gli adulti. Mentre il tampone rapido sarà gratuito per i soggetti fragili che non possono vaccinarsi e sono stati esentati dalla vaccinazione. Una misura valida fino al 31 dicembre 2021.

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