Il 73% degli utenti di Internet teme che i siti potrebbero non custodire in modo sicuro i dati personali forniti online, e il 65% teme che le autorità pubbliche potrebbero fare altrettanto. Particolarmente alto, inoltre, il timore di essere vittima della criminalità informatica.A suscitare preoccupazione sono soprattutto i software malevoli (malware) che si introducono nei dispositivi (69%), il furto d’identità (69%) e le frodi attraverso carte bancarie e operazioni bancarie online (66%).

I risultati resi noti dall’Eurobarometro in un’indagine sull’atteggiamento degli europei nei confronti della cibersicurezza evidenziano quanto il tema sia di attualità in tutto il mondo.

In un parere adottato alla sua sessione plenaria del 14 febbraio 2018, di cui sono relatori Alberto Mazzola e Antonio Longo della sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione (TEN), il CESE (Comitato Economico e Sociale europeo) sostiene in linea generale il regolamento sulla cibersicurezza, che la Commissione ha presentato al Consiglio nel settembre 2017 nel quadro del pacchetto sulla cibersicurezza e propone una serie di misure pratiche.

Fondamentale, per il Comitato, è rafforzare l’ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione). Il CESE condivide il giudizio della Commissione secondo cui il mandato dell’ENISA dovrebbe essere reso permanente, ma ritiene anche che dovrebbe essere dotata di risorse finanziarie maggiori e che la sua azione dovrebbe concentrarsi sul sostegno della pubblica amministrazione online (e-government), specie per quanto riguarda l’identità digitale per le persone e le organizzazioni nell’UE e nel mondo, la prevenzione e la repressione del furto d’identità e della frode online e la lotta contro il furto di proprietà intellettuale.

È inoltre essenziale intensificare la cooperazione tra i soggetti interessati, e a tal fine potrebbe essere utile rafforzare la cooperazione con gli Stati membri e istituire una rete formale di agenzie nazionali per la cibersicurezza.

È importante che tutti gli Stati membri istituiscano un organismo nazionale per la cibersicurezza“, ha osservato Mazzola. “Oggi, più della metà degli Stati membri non dispone di un organismo omologo dell’ENISA. La Commissione europea dovrebbe fare in modo che vengano raccolte e condivise le buone pratiche nazionali e le misure efficaci”.

Il CESE sottolinea che l’UE dovrebbe aumentare, attraverso una forte cooperazione tra settore pubblico e settore privato, gli investimenti diretti verso obiettivi strategici nel campo della cibersicurezza. Le risorse potrebbero derivare da diversi fondi europei e nazionali, da investimenti del settore privato e da un Fondo UE per la cibersicurezza, istituito appositamente.

Per essere realmente competitiva sulla scena mondiale e creare una solida base tecnologica, l’UE deve acquisire la “sovranità digitale”. A questo proposito, il CESE concorda con la Commissione nel ritenere indispensabile creare una rete di competenze dell’UE in materia di cibersicurezza, sulla base di un quadro coerente a lungo termine, che comprenda tutti gli elementi della catena del valore della cibersicurezza.

Il Comitato ritiene che si dovrebbe istituire un quadro europeo di certificazione della cibersicurezza, con requisiti differenti in funzione dei diversi settori. Un quadro di certificazione potrebbe anche fornire una base comune per affrontare il problema della frammentazione in materia di cibersicurezza. Un’interpretazione omogenea delle norme, compreso il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri in un quadro unificato, faciliterebbe in particolare la protezione del mercato unico digitale.

Il processo di certificazione dovrebbe includere un adeguato sistema di etichettatura, sia per l’hardware che per il software, da applicare anche a prodotti importati da paesi terzi. I vantaggi del sistema di etichettatura sono molteplici: ridurre i costi per le imprese, eliminare le frammentazioni esistenti sul mercato a causa di diversi sistemi nazionali di certificazione e semplificare la comprensione, da parte dei consumatori, delle caratteristiche dell’oggetto acquistato.

Gli utenti sono soggetti fondamentali dei processi digitali, perché traggono vantaggi dall’uso di Internet, ma allo stesso tempo possono anche essere vittime di gravi incidenti informatici. Il Comitato ritiene che la proposta della Commissione dovrebbe concentrarsi sul miglioramento delle competenze informatiche dei singoli cittadini e delle imprese.

Per accrescere l’igiene e la consapevolezza informatica, il CESE raccomanda tre linee di azione, basate sull’apprendimento permanente e su programmi di formazione, su campagne di sensibilizzazione, e sulla creazione di un programma di studi certificato dall’UE per gli istituti d’istruzione superiore e i professionisti.

Le persone sono essenziali per trasformare la cibersicurezza in una realtà. Sono utenti e consumatori. Dobbiamo investire nell’istruzione e nella formazione, per creare una solida base di competenze informatiche, rafforzare la conoscenza di un comportamento informatico “sicuro” e promuovere nel contempo la fiducia degli utenti nei confronti di Internet. A tal fine, è essenziale che le autorità nazionali e regionali, le imprese e le PMI si uniscano in un approccio collettivo”, ha sottolineato Longo.

 

Notizia pubblicata il 20/02/2018 ore 17.37


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