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I notai replicano alla polemica sul bonus di 600 euro

La paura del Coronovirus ha portato ancora una volta alla luce la necessità, peraltro radicata nell’animo umano, di trovare il capro espiatorio sempre e comunque. Prima i runners che uscivano di casa per praticare attività sportiva. Da soli. Poco importa se il Governo consentisse per legge, questa attività, purché a distanza di sicurezza. Poi è toccato alle passeggiate dei genitori con i bambini. Poco importa se una circolare del Ministero dell’interno chiariva che, per legge, agli adulti era permesso essere accompagnati dai bambini nelle normali attività quotidiane consentite, come fare la spesa o recarsi in farmacia.

E avanti così, giorno dopo giorno, in un clima sempre più da caccia alle streghe che nulla ha più a che vedere con il rispetto delle regole e della legalità, e che non ha risparmiato la platea degli aventi diritto ad usufruire del bonus di 600 euro previsto dal decreto Cura Italia per tutti i professionisti aventi nel 2018 reddito inferiore ai 35.000 euro, ovvero fino a 50.000 euro nel caso in cui abbiano subito una diminuzione del 30% del fatturato nei primi tre mesi del 2020.

criteri fissati dalla legge delimitano i confini di un diritto, al quale, in uno Stato democratico, deve poter avere accesso l’intera platea individuata dal legislatore. A prescindere da pregiudizi, i professionisti in difficoltà sono tutti coloro che a causa del coronavirus hanno subito un blocco delle attività con conseguente danno reddituale, nei limiti sopra evidenziati.

Ed in questa fattispecie rientrano a pieno titolo anche i 353 notai che hanno inoltrato, legittimamente, la loro domanda alla propria Cassa di previdenza. Si tratta di notai entrati in esercizio per lo più nel 2019 (negli ultimi quattro anni sono entrati in esercizio 856 nuovi notai, di questi 406 nel solo 2019, appunto). Nel 2018 quindi molti di loro stavano studiando per superare il concorso e sono proprio loro a chiedere ora il bonus di 600 euro: anzi, le 353 domande non esauriscono neppure la platea assestata sotto i 35mila euro.

Si tratta di giovani professionisti che hanno sostenuto le spese di avvio dell’attività (affitti, viaggi, assunzioni di dipendenti) necessarie per qualunque altra professione (ingegneri, avvocati, architetti), investimenti spesso ingenti, che hanno bisogno di qualche anno per essere ammortizzati, anni durante i quali il reddito spesso non arriva neppure a superare la soglia fissata per legge, per accedere all’indennità Covid. Anche se si è notaio.

Per molti giovani ricevere quell’indennità equivale alla possibilità di continuare a pagare l’affitto, di lavorare tenendo lo studio aperto, garantendo la funzione di pubblico ufficiale tenuto a prestare la sua attività quali che siano le circostanze, come previsto dalla Legge Notarile. La funzione del notaio è garanzia di legalità che deve essere assicurata nell’interesse dei cittadini e dello Stato sia in momenti ordinari, sia in momenti eccezionali ed imprevisti come questo.

Stefania, classe ’86, notaio per vocazione e non per discendenza, papà Tenente dei Carabinieri e mamma Capo stazione, in servizio a Terni dallo scorso anno, è fra quei 353 notai che non nascondono di averla chiesta quella indennità: “immagina di trovarti in una città nuova, mai vista prima, dove non hai alcun contatto, con tantissime spese da sostenere per le quali, conti alla mano, credo non basteranno anni per uscirne. É in questo contesto che un giovane notaio come me deve operare tutti i giorni per farsi strada. Se poi arriva il Coronavirus a bloccare quasi del tutto le attività, riuscire a restare in piedi senza aiuti è un’impresa quasi impossibile. Poi ognuno ha la sua storia, ma per me che mi sono laureata in Calabria lavorando da Dechatlon e studiando poi per superare il concorso notarile, la realtà è questa. E non trovo giusto sentirmi additata come se fossi l’usurpatrice di un diritto che non mi spetta solo perché esercito questa professione, alla quale ho dedicato praticamente metà della mia vita”.

Di storie come quella di Stefania ce sono tante sparse per l’Italia e dimostrano come l’indennità consenta di assicurare la continuità del servizio pubblico in tutti i territori, anche i più disagiati, e anche a chi ha appena avviato questa attività.

Per uscire dall’emergenza in cui è precipitato il mondo, dovremmo innanzitutto seguire tutti l’unica strada percorribile, quella del rispetto delle regole e della legalità, o il rischio è quello di gridare all’untore criticando, ovvero addirittura irridendo, chi intende semplicemente esercitare un proprio diritto.

Ed è scorretto in questo caso rifarsi al radicato luogo comune dell’opulenza del notaio. Il dato reddituale medio è fuorviante, come lo sono spesso le medie che annegano in un unico numero chi sta ai margini del numero stesso, margini che in questo caso, in pieno contrasto con il luogo comune appena ricordato, vedono un amplissimo numero di notai dal reddito largamente inferiore al valore medio a fronte di un numero, esiguo, dal reddito largamente superiore, il tutto in una platea di poco più di 5000 unità.

A chi ha sottolineato, anche con argomentate motivazioni, l’incongruenza di quella legittima richiesta occorre ricordare che il naufrago, nella tempesta, si aggrappa alla prima mano che gli offre aiuto.

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Redazione
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1 thought on “Malaussène ovvero il capro espiatorio

  1. A parte i pochissimi casi di professionisti che hanno iniziato l’attività in questi mesi come è scritto nella risposta dei notai ma per tutti gli altri professionisti mi pare eccessivo fare la richiesta del bonus di 600 euro perchè questi professionisti non perdono guadagni, i loro clienti ora sono bloccati in casa per colpa del virus ma poi torneranno in massa ed i guadagni dei professionisti recupereranno di molto il periodo di blocco.
    Quindi facciamo i professionisti seri e lasciamo i bonus a chi ha veramente bisogno o a chi ha perso guadagni e cioè come alcune categorie di dipendenti senza CIG, lavoratori co.co.co o parasubordinati ecc. o chi in questo periodo di virus ha perso effettivamente guadagni come bar ristoranti ecc:
    Grazie e cordiali saluti.
    Rinaldin Franco

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