Resta in piedi il decreto interministeriale che vieta la semina di Ogm nei campi italiani. Il Tar del Lazio ha infatti rigettato il ricorso presentato da un agricoltore friulano contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais biotech MON810 modificato geneticamente. Contro la prospettiva di un accoglimento del ricorso si era mobilitata la Task Force “Per un’Italia libera da Ogm” che aveva sottolineato il rischio dell’apertura a semine incontrollate. Soddisfazione è espressa dai Ministeri, dagli agricoltori, dagli ambientalisti e dai consumatori.
Il rigetto da parte del Tar del Lazio del ricorso contro il decreto del 12 luglio adottato dal Ministro della Salute di concerto con il Ministro della Politiche agricole e con il Ministro dell’Ambiente è stato accolto con soddisfazione dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina: “Apprendiamo con soddisfazione il pronunciamento del Tar che conferma  nella sostanza le ragioni del decreto promosso dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con i Ministeri della Salute e dell’Ambiente in relazione allo stop delle semine Ogm in Italia”. Ora, sottolinea Martina, la battaglia si sposterà a livello europeo. “Proseguiamo ora con tenacia la battaglia che stiamo portando avanti anche con altri Paesi in ambito europeo. Il nostro obiettivo è dare più autonomia di scelta ai singoli Stati sul tema Ogm – afferma Martina – Se non riusciremo a trovare un accordo entro giugno, questo sarà uno dei dossier più importanti del semestre italiano di Presidenza dell’Ue. Sono convinto che il modello agricolo italiano debba valorizzare le sue peculiari caratteristiche per rafforzarsi anche sui mercati internazionali”.
“Il dispositivo della sentenza ha messo in evidenza la correttezza sia dal punto di vista amministrativo che scientifico dell’azione intrapresa dal Ministero della Salute a tutela dei diritti dei cittadini che vedono con preoccupazione la coltivazione di prodotti geneticamente modificati destinati all’alimentazione – ha detto il Ministro della Salute Beatrice LorenzinDal luglio scorso prosegue, a livello comunitario, il pressante intervento del nostro Ministero, d’intesa con gli altri dicasteri competenti, per fare in modo che, sulla base del principio di precauzione, ciascuno Stato abbia il diritto di scegliere se coltivare o meno sul proprio territorio prodotti geneticamente modificati.”
Secondo Legambiente, si tratta di “una grande vittoria per l’agricoltura italiana di qualità: il Tar del Lazio ha confutato tutte le motivazioni  che secondo l’agricoltore friulano Fidenato, che vorrebbe seminare liberamente mais biotech, avrebbero dovuto far cadere il decreto interministeriale di agosto per il quale “la coltivazione di varietà di MAIS MON 810, proveniente da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale fino all’adozione di misure comunitarie di cui all’art.54, comma 3, del Regolamento CE 178/2002 e comunque non oltre diciotto mesi dalla data del presente provvedimento”.La sentenza del Tar si rifà al principio di precauzione in quanto sono state evidenziate le conseguenze potenzialmente negative per l’ambiente derivanti dalla contaminazione del mais Mon 810”.
“Questa sentenza – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza  – serve innanzitutto a ripristinare la legalità: nessuno può coltivare impunemente Ogm in Italia. Il Governo Italiano s’impegni quindi nel semestre europeo affinché l’Ue adotti una nuova regolamentazione che consenta agli Stati membri di vietare coltivazioni Ogm anche per ragioni economico-sociali”.
Per il Movimento Difesa del Cittadino, si tratta di una sentenza storica che fa valere misure protettive per la salute dei consumatori. “La sentenza di oggi del Tar conferma il divieto di coltivazione Ogm in Italia. Si tratta di una sentenza storica, non solo perché pone un punto alla diatriba che si era creata intorno al caso della piantagione avviata da Fidenato del mais Mon 810, ma soprattutto perché si dà valenza al principio di precauzione che troppo spesso l’Europa dimentica di attuare. Quando sussistono incertezze riguardo i rischi per la salute delle persone – conclude MDC – possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che questi siano confermati dai fatti stessi. Questo significa che finché non ci saranno evidenze scientifiche valide e affidabili, i consumatori dovranno essere liberi dal consumare Ogm e altrettanto liberi di non coltivarli dovranno essere gli agricoltori”.
Coldiretti ricorda che il 76 per cento degli italiani si dichiara contrario all’uso di Ogm in agricoltura.“Un risultato ottenuto grazie alla grande mobilitazione delle associazioni di ambientalisti, agricoltori, consumatori, cooperatori riuniti nella coalizione Liberi da Ogm”, ha affermato il coordinatore Stefano Masini responsabile ambiente della Coldiretti, che ha chiesto al Governo di “chiarire quali siano le sanzioni da applicare nel caso di violazione del divieto di messa a coltura in modo da evitare situazioni analoghe a quanto accaduto nella scorsa estate in Friuli Venezia Giulia, che hanno portato alla contaminazione di terreni confinanti con quelli illegalmente coltivati con mais MON810, come accertato dalle indagini del Corpo Forestale dello Stato”. Ormai in Europa, ricordano gli agricoltori, sono solo cinque i paesi che coltivano Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) con appena 148mila ettari di mais transgenico MON810  piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962 ettari).
“La bocciatura del Tar del Lazio sul ricorso presentato contro la legittimità del decreto interministeriale che proibisce la semina di mais Mon810 è una buona notizia per l’agricoltura italiana. Ora il governo risolva in maniera definitiva la questione Ogm in Italia, procedendo al più presto all’attivazione della clausola della salvaguardia –afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori – La nostra posizione sugli Ogm non è ideologica ma scaturisce dalla consapevolezza che la loro introduzione può annullare la nostra idea di agricoltura e, quindi, il maggiore vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercati: qualità, tracciabilità, biodiversità, tipicità. Il “no” agli Ogm, tra l’altro, è condiviso da oltre il 70 per cento degli italiani e diventa fondamentale a un anno da “Expo 2015”, dove l’Italia ha scelto di mostrarsi al mondo attraverso il cibo, nelle sue accezioni più diverse, ma tutte saldamente legate alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. Da parte della Cia, comunque, non c’è un atteggiamento oscurantista né una preclusione nei confronti della ricerca – aggiunge la Confederazione – Ma tutto deve essere fatto nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni tipiche dei territori agricoli italiani”.
La sentenza del Tar del Lazio, ricorda Slow Food, oltre a ribadire il divieto, accoglie le istanze di tre ministeri e moltissime associazioni di categoria, ambientaliste, culturali, e soprattutto della stragrande maggioranza degli italiani che non vogliono gli Ogm. “Per quest’anno l’agricoltura italiana rimane libera da Ogm. Le nostre colture non correranno il rischio di contaminazioni e anche il settore del biologico può tirare un sospiro di sollievo – afferma Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia – Ma attenzione, bisogna che il Governo intervenga al più presto perché il decreto in questione, risalente a luglio 2013, per la semina del 2015 non sarà più valido. Ci aspettiamo anche un chiarimento sul tema delle sanzioni per chi dovesse violare il divieto sancito dal decreto in oggetto. Il Governo italiano ha ora una splendida occasione che va oltre i confini della nostra penisola: durante il nostro semestre di presidenza dell’UE deve andare in porto la modifica della direttiva per consentire – senza vincoli e trappole – il libero arbitrio agli stati membri in tema di Ogm”.

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