Pane, AIBI: patrimonio da preservare nei momenti di crisi (foto pixabay)

Pane alimento rifugio, oggetto di una corsa al rincaro ma anche patrimonio da preservare nei momenti di crisi. Gli italiani non rinunciano al pane ma certo si fanno i conti, comprano meno pane ma scelgono prodotti di qualità in funzione anti-spreco. Sul pane si è abbattuta l’inflazione e il caro-pane è preoccupazione non solo delle famiglie, alle prese con scontrini sempre più alti, ma anche dei produttori che temono le ripercussioni di questa crisi sull’intera filiera, su produzione e consumo.

«Il pane è un patrimonio da preservare soprattutto nei momenti di crisi», dice Alberto Molinari, presidente di AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients.

Fare squadra contro il caro-pane

“Contro il caro-pane, il mondo dell’arte bianca deve fare squadra”, dice l’Associazione.

Il presidente AIBI Molinari in vista della Giornata Mondiale del Pane, il prossimo 16 ottobre, ha lanciato un appello all’unità: «Il pane ha un ruolo sociale ed è la base della nostra cultura alimentare. Noi operatori ne siamo consapevoli. Per parte nostra, siamo disposti a collaborare con tutti gli attori del settore, cercando soluzioni per frenare gli aumenti e garantire sempre un buon prodotto ai consumatori».

A pesare sulla filiera del pane sono i rincari energetici, i costi del packaging e la logistica.

Anche Eurostat del resto ha parlato del pane più caro di sempre: l’inflazione sul pane è a più 18% nella media Ue, in Italia il pane rincara del 13,5% in un anno.

«La crisi si sente innanzitutto dal fornaio, ma non allo stesso modo per tutti. L’Italia è divisa tra famiglie in difficoltà che soffrono il caro-prezzi e famiglie che, al contrario, possono spendere senza problemi», dice l’AIBI facendo riferimento i dati della ricerca Cerved sulla panificazione promossa di recente.

 

Il pane più caro di sempre. Eurostat: prezzi su del 18% in un anno (foto pixabay)

 

Il consumo di pane, le ultime tendenze

Le dinamiche di consumo stanno cambiando. Il pane è un alimento rifugio nei momenti di crisi. Il pane artigianale è ancora il più venduto e post pandemia i consumi sono in parte cambiati, i prodotti sono diversi, e si guarda al pane con attenzione agli sprechi. Gli acquisti si dividono quasi a metà fra la grande distribuzione e le panetterie, dove però i consumatori vanno quando serve pane per una festa o una cena importante. Questa la fotografia di una recente ricerca Cerved, promossa da AIBI, l’Associazione Italiana Bakery Ingredients aderente ad ASSITOL.

Al pane insomma non si rinuncia. Il mercato è dominato ancora dal prodotto fresco artigianale, consumato dall’84,1% degli italiani. Non si compra tutti i giorni e, in funzione anti-spreco, si preferisce scegliere pane di qualità e di lunga durata. In un Paese di famiglie monoparentali, di anziani e con un calo demografico costante, evidenzia ancora AIBI, il consumo pro-capite giornaliero si è attestato sui 75 grammi.

Con la pandemia e dopo, i consumatori scelgono più spesso prodotti salutistici. Il pane deve essere digeribile, fatto con materie prime selezionate, meglio se a lunga lievitazione. Viene apprezzato il pane con le fibre e quello condito, con noci, olive, zucca, semi vari. Si compra meno, insomma, ma puntando sulla qualità.

«Il pane è un patrimonio da preservare soprattutto nei momenti di crisi – è la conclusione di Molinari – tutta la filiera dell’arte bianca deve collaborare e far sentire la propria voce. AIBI, con tutte le aziende associate, non rimarrà in silenzio ma continuerà ad impegnarsi per tenere in equilibrio costi e qualità, restando al fianco dei panificatori duramente colpiti dalla crisi».


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