“Con patto per la salute abbiamo messo in sicurezza il servizio sanitario per le prossime generazioni”: è quanto ha scritto su twitter il ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione della Conferenza Stato-Regioni in cui è stata raggiunta l’intesa sul Patto per la Salute. Non tutti i commenti sono però positivi: critiche arrivano dall’Associazione Dossetti e dai Dirigenti medici.
Ieri in serata è stata raggiunta l’intesa sul Patto per la Salute, l’accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema. Dal Ministero della Salute e dalla presidenza della Regione Umbria arrivano commenti positivi. “Abbiamo chiuso il patto. È veramente una bella giornata per la sanità italiana a un anno dal mio insediamento”, ha sottolineato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, annunciando al termine della conferenza stato-regioni l’intesa sul patto della salute.
“Dopo i costi standard e aver evitato i tagli, oggi col Patto – ha detto Lorenzin – mettiamo in sicurezza il sistema sanitario per le prossime generazioni, affrontando i grandi temi: la longevità, la riorganizzazione del territorio e del personale, garanzia di maggiore efficienza dei servizi, nuovi sistemi di controllo ed efficientamento sia della qualità che della quantità, rimettiamo al centro le politiche sanitarie che guardano alla qualità dell’assistenza e alla prevenzione dopo anni in cui avevamo solo l’ossessione del costo. Questo non vuol dire – continua il Ministro – che non si tengono in equilibrio i bilanci, ma che possiamo cominciare a fare di nuovo programmazione sanitaria. Passa inoltre il principio che quello che si risparmia rimane e viene reinvestito in sanità”. Inoltre “è in Parlamento la mia proposta per la riforma della governance, per la scelta dei direttori sanitari, generali e dei primari – ha aggiunto Lorenzin – Con questo, insieme al pacchetto di riforma dell’Aifa e dell’Agenas, che dovrebbe andare in discussione ai primi di settembre, potremo avere una macchina efficiente che rende competitivo il sistema italiano e, soprattutto, per continuare a erogare prestazioni di alto livello ai nostri cittadini, avendo anche nuove misure che consentano alle Regioni in piano di rientro di garantire maggiori livelli di qualità dell’assistenza ai cittadini”.
“Partiamo dalla cosa più rilevante – ha aggiunto la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini – e cioè dal fatto che siamo arrivati all’intesa su un patto che affronta temi fondamentali che le regioni hanno sempre ritenuto fondamentali per garantire capacità di programmazione sia dei servizi sia delle risorse finanziarie necessari ad assicurare i livelli essenziali di assistenza, ma anche capacità di innovazione di cui ha bisogno il servizio sanitario nazionale. Un patto significativo anche per dare attuazione alla leggi di riforma che abbiamo fatto in questi anni, in particolare quelle riguardanti la medicina di territorio. Ciò che  voglio sottolineare è che con questo patto abbiamo messo al centro l’idea che questo servizio sanitario nazionale lo possiamo salvaguardare, potenziando i servizi e dando risposte ai bisogni che cambiano della popolazione. Sono convinta che questo patto mette nelle condizioni regioni e governo di assumersi  la responsabilità di avere anche una visione sul futuro del servizio sanitario. E’ un patto – ha detto Marini  – che le regioni sentono profondamente e speriamo che anche la fase di attuazione sia perseguita con altrettanta determinazione.
Come scrive Quotidiano Sanità, che riporta in modo puntuale i contenuti del Patto con le ultime modifiche al testo, “nel dettaglio si prevede che il  turn over nelle Regioni sia valido solo fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello della verifica positiva. Per quanto riguarda il rispetto, dal 2015, del tetto per la spesa del personale previsto nella Finanziaria 2010 (e pari alla spesa del 2004 ridotta dell’1,4%, indipendentemente se la Regione sia in equilibrio economico), il Patto prevede un percorso graduale di applicazione fino al 2020 e, comunque, conviene sulla necessità di un approfondimento per aggiornare il parametro dell’1,4%”. Come rileva Quotidiano Sanità, per quanto riguarda il Fondo Sanitario Nazionale “per il 2014 lo stanziamento è confermato in 109,928 miliardi, salirà a 112,062 nel 2015 e a 115,444 nel 2016 “salvo – precisa il testo – eventuali modifiche che non si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazione del quadro macroeconomico”.
I commenti però non sono tutti positivi. Per l’associazione Dossetti si passa “dal comico al tragico” e sulla tutela della salute c’è “competenza contrastante”. Sostiene Claudio Giustozzi, Segretario Nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori- Sviluppo e Tutela dei Diritti” Onlus: “Siamo intervenuti nella mattinata di ieri a commentare il testo del Patto per la Salute relativamente ai Livelli Essenziali di Assistenza, evidenziando le criticità legate alla molteplicità degli attori istituzionali coinvolti e ai tempi di attuazione dilatati. A malincuore prendiamo atto di non essere stati smentiti, anzi, come previsto, il caos si è palesato in poche ore. È di ieri la notizia che le Regioni hanno ritenuto il Patto per la Salute presentato dal Governo non congruente con quello su cui era stato trovato un accordo lo scorso giovedì e chiederanno di votare un testo alternativo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Siamo all’assurdo. Le Istituzioni italiane stanno dando uno spettacolo indecoroso, passando dal comico al tragico: non è accettabile che i vertici regionali contraddicano i vertici statali e viceversa. È  bene che la discussione sulla riforma del Titolo V in corso al Senato venga raggiunta da questo ulteriore, vergognoso, corto circuito dovuto, ripetiamo, alla presenza ingombrante di troppi attori istituzionali, con competenze spesso poco chiare”.
Critiche arrivano anche dai medici dirigenti di Anaao Assomed, per i quali nel Patto non c’è “nulla di nuovo e niente di buono per medici, dirigenti sanitari e personale sanitario del Servizio Sanitario Nazionale”.
“Il patto della salute conferma dubbi e perplessità sulla capacità di invertire la rotta di una politica recessiva – afferma Anaao Assomed – Anche la certezza delle risorse economiche stanziate, si dimostra effimera, confermate solo per il 2014, fissate (ma non certe) per il 2015 e 2016 rimangono direttamente dipendenti dallo stato della finanza pubblica. Un patto concluso tra Mef, Ministero della salute e Regioni, che volontariamente, ha evitato ogni contatto con i medici e sanitari che quella realtà rappresentano e dal cui impegno sempre più gravoso, dipende il raggiungimento degli obbiettivi e rispetto dei programmi. Un patto – prosegue la sigla – che non si discosta dalla politica sanitaria fino ad oggi perseguita, basata sul taglio dei posti letto, sull’implementazione del loro tasso di occupazione, sulla definizione di nuovi criteri per il ricovero molto discutibili alla prova dei fatti, che continua ad ignorare gli effetti destabilizzanti che ne conseguono sia clinici (aumento del rischio clinico, abbassamento della qualità) che sociali (esclusione dalle cure delle fasce più deboli della popolazione, aumento del tempi di attesa, sovraffollamento del Dea)”.
I medici dirigenti denunciano che si riduce il raggio d’azione degli ospedali e che il piano di riordino dell’assistenza territoriale per il momento è pieno di buone intenzioni sulla carta. Ma la principale nota preoccupante è quella che i medici dichiarano in chiusura: “Segnaliamo che le due grandi questioni centrali per i cittadini quali i Lea e ticket sono rinviati a data futura, con buona pace del diritto alla salute e delle tasche dei cittadini”.


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1 thought on “Patto per la salute, raggiunta intesa. Ma non tutti sono d’accordo

  1. Tutto questo,a dispetto degli inni di autolode e della bella faccia del ministro della salute,sta già portando un netto scadimento delle prestazioni da parte del personale sanitario,sempre più anziano,sottoposto a turni massacranti,sottopagato,e di conseguenza stanco e a rischio di commettere sempre più errori,anche fatali,a danno della vita dei pazienti. E che nessuno pensi che questo si saprà o che chi sbaglia pagherà o verrà sostituito,perché con la carenza cronica di personale già da anni rilevata,aggravata dal blocco del turn-over e da una formazione del personale assolutamente insufficiente rispetto a 15-20 anni fa,nonostante ora sia diventata parauniversitaria con tanto di corsi,stage,tutor,progetti erasmus e c***ate varie,diventerà impossibile rinunciare anche al personale ormai stressato o malformato.. Gli errori verranno coperti con la complicità di primari,caposale e direzioni sanitarie,disposte a tutto pur di non perdere altro personale e dover per forza assumerne altro..disposte a tutto,anche a chiudere uno,se non entrambi gli occhi,davanti a palesi casi di morti procurate da personale incompetente o ormai fuori con la testa.. Pregate solo di non star male,e pensateci molto bene,e non una,ma dieci volte prima di farvi ricoverare in un ospedale,compresi quelli che sbandierano ai quattro venti attestati di efficienza rilasciati da Joint Commission International,CIPOMO e commissioni varie,dato che queste passano solo su percorsi prestabiliti,dove le direzioni sanitarie vogliono che passino,e cioè dove hanno appena ridipinto i muri,ordinato al personale di indossare divise nuove di pacca e perfettamente intonse,e dopo aver preparato tutto (cartelle cliniche comprese) già da mesi pur di fare bella figura.. Meditate gente,meditate..

Parliamone ;-)

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