Le polizze Rc auto sono ancora troppo care: il problema dei prezzi alti si è attenuato ma non si è risolto ed è necessario un nuovo intervento legislativo. In Italia “solo il 5 per cento degli assicurati paga un premio paragonabile a quello medio europeo, intorno ai 250 euro”. È quanto sottolineato oggi dal presidente dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) Salvatore Rossi nella Relazione annuale.
Il problema dei prezzi alti delle polizze RC auto, dopo tanti anni, si è attenuato ma non risolto. Auspichiamo una nuova iniziativa legislativa che lo affronti in tutti i suoi aspetti, come si era cercato di fare lo scorso anno con il nostro supporto tecnico – ha detto Rossi – Il punto centrale è ridurre l’asimmetria informativa fra assicuratori e assicurati, soprattutto nei territori dove è più difficile per le compagnie distinguere ex ante i tanti cittadini virtuosi dai pochi – ma non pochissimi – inclini alla frode o anche solo all’azzardo morale.”
L’analisi del problema del mercato dell’Rc auto fatta dall’Ivass lo scorso anno ha messo in luce un deficit di informazione su due variabili considerate fondamentali, “i prezzi effettivi che si formano sul mercato e le frodi perpetrate ai danni delle compagnie”. Dall’indagine sui premi effettivi Rc Auto, i dati relativi al 2013 indicano che “la distribuzione dei premi effettivamente pagati è fortemente asimmetrica: la media semplice è di oltre 500 euro, la mediana di poco più di 450, con una variabilità molto elevata – ha detto il presidente dell’Ivass – Solo il 5 per cento degli assicurati paga un premio paragonabile a quello medio europeo, intorno ai 250 euro”, anche se “nel primo trimestre di quest’anno, seguitando nella tendenza discendente, il prezzo effettivo medio e quello mediano sono scesi rispettivamente del 3,8 e del 3,4 per cento rispetto al trimestre finale del 2013”.
La variabilità dei prezzi è legata alla localizzazione territoriale dell’assicurati: i prezzi più alti ci sono nelle aree, soprattutto al Sud, dove è più alta la sinistrosità. Ma ci sono anche altri elementi. L’Ivass ha evidenziato così che “il prezzo di una copertura assicurativa è più alto, di oltre 100 euro in media, se l’assicurato vive in una grande città piuttosto che in un piccolo centro”; “il prezzo decresce con l’età dell’assicurato, ripidamente dai 20 ai 30 anni, per poi risalire nelle età molto avanzate” e “i recidivi sono penalizzati: se nel mio passato di automobilista vi sono stati 5 incidenti, posso arrivare a pagare quasi tre volte quanto paga chi non ne ha mai fatti”.
Il mercato Rc auto in Italia è inoltre relativamente concentrato: i primi cinque gruppi detengono circa il 70 per cento. La concentrazione è molto varia anche da provincia a provincia – a Caserta ad esempio è più che doppia rispetto a Teramo – e il mercato, ha spiegato l’Ivass, tende a essere concentrato soprattutto nelle aree note per alta sinistrosità e sospetto di frodi diffuse, anche se i prezzi applicati nei “territori difficili” non sono poi molto variabili. “Il problema dei prezzi alti delle polizze RC auto, dopo tanti anni, si è attenuato ma non risolto. Auspichiamo una nuova iniziativa legislativa che lo affronti in tutti i suoi aspetti, come si era cercato di fare lo scorso anno con il nostro supporto tecnico”, ha concluso il presidente Ivass.
In generale, il mercato assicurativo segnala numeri in crescita. “In Europa, la raccolta complessiva dei premi assicurativi lordi è cresciuta lo scorso anno di circa l’1 per cento in media, ma con una grande variabilità fra paesi, da -10 a +18 per cento. In Italia, la raccolta si è ampliata di quasi il 13 per cento; era diminuita di poco meno di 5 punti l’anno prima”.
“Il ramo RC auto è il più importante mercato assicurativo nazionale”, rileva l’Ivass, sottolineando anche che negli ultimi quattro anni la frequenza dei sinistri è diminuita del 30%: “Sappiamo essere, questo, un effetto della crisi economica, che ha ridotto l’uso dei veicoli privati a motore – ha spiegato il presidente dell’Istituto – Non era il modo in cui bisognava arrivarci, ma intanto registriamo meno morti e feriti nelle strade e non possiamo che rallegrarcene. Registriamo anche meno contenzioso legale con le assicurazioni, minori costi complessivi per queste ultime. Il costo medio totale di ciascun sinistro è tuttavia aumentato nel quadriennio in esame, da circa 3.900 euro nel 2009 a 4.700 lo scorso anno, per effetto dei più forti accantonamenti a fronte dei sinistri già denunciati ma non ancora liquidati”.
Il capitolo “tutela del consumatore” dice che l’anno scorso sono arrivati all’Ivass circa 27 mila reclami, in flessione del 15 per cento rispetto al 2012. “Ci siamo adoperati a migliorare la gestione dei reclami, ottenendo una riduzione di fatto dei tempi di chiusura dell’istruttoria, da 120 a 90 giorni – ha detto Rossi – Il Contact Center, attivo da due anni attraverso un numero verde gratuito, ha ricevuto fino a oggi più di 100.000 chiamate, con tempi medi di attesa al telefono ridottissimi nel confronto con servizi similari: lo scorso anno appena 13 secondi. Nella maggior parte dei casi si tratta di semplici richieste di informazione, soddisfatte dai nostri operatori, nel 6 per cento dei casi di veri e propri reclami, a fronte dei quali abbiamo interessato le imprese, convocato gli esponenti aziendali e, nei casi più gravi, inviato ispezioni”.
Uno dei problemi segnalati è quella delle polizze abbinati ai mutui: “Abbiamo lanciato una campagna di accertamenti sulle coperture assicurative abbinate a finanziamenti bancari (prodotti PPI – Payment Protection Insurance), oggetto di numerosi reclami. Sono spesso emerse carenze di trasparenza e correttezza nei confronti della clientela, che ci hanno indotti lo scorso dicembre a inviare una lettera a tutti gli operatori per richiamarli a offrire in ogni caso prodotti di cui sia chiara la natura e che rispondano alle effettive necessità del consumatore. Ci accingiamo a inviare una seconda comunicazione per meglio precisare gli interventi correttivi necessari”.
Complessivamente, dal suo avvio l’Ivass ha portato a termine 26 ispezioni, di cui 9 presso grandi compagnie, e altre 4 sono in corso. “Quelle concluse hanno dato luogo in metà dei casi a giudizi sintetici collocati nell’area non favorevole (punteggi da 4 a 6): i problemi riscontrati attenevano prevalentemente a carenze non di solvibilità ma di governo aziendale, che si riflettono tuttavia nella esposizione ai rischi e in disfunzioni nei rapporti con la clientela”.

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