Consegna del modulo, firma, prestazione sanitaria. Può esaurirsi in queste tre mosse il diritto al consenso informato in sanità? Domanda retorica, perché quello che molti cittadini lamentano è proprio un disorientamento di fondo davanti a moduli ritenuti troppo lunghi e complicati e un’insicurezza generale verso eventuali conseguenze del percorso medico che si sta seguendo. È dedicata al consenso informato l’ultima iniziativa di Cittadinanzattiva, che nei giorni scorsi ha presentato al Ministero della Salute le raccomandazioni civiche per la promozione un percorso di acquisizione del consenso che sia davvero informato.

“L’obiettivo dell’iniziativa – spiega l’associazione – è quello di rendere effettivo il Diritto al Consenso previsto dalla Carta Europea dei diritti del malato di Cittadinanzattiva, anche alla luce delle recenti leggi sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, nonché sulla sicurezza delle cure e sulla responsabilità professionale del personale sanitario. Il lavoro è il risultato di un confronto tra rappresentanti di Istituzioni, Società scientifiche e Organizzazioni civiche”.

Secondo l’ultimo rapporto Pit Salute, una persona su cinque fra quelle che hanno segnalato “difficoltà di accesso alla informazione ed alla documentazione sanitaria” ha riscontrato difficoltà o problemi con il consenso informato. I cittadini raccontando di sentirsi disorientati se devono sottoporsi a un intervento perché viene lasciato loro poco tempo fra la consegna del modulo del consenso informato e la prestazione sanitaria. I moduli sono ritenuti troppo difficili da capire, troppo lunghi e tecnici. Si vorrebbero ricevere più informazioni, anche per evitare il dubbio di eventuale errore sanitario.  Il Rapporto sulla Cartella clinica di Cittadinanzattiva mostra che nell’80% delle cartelle cliniche il consenso è presente; che nella maggior parte dei casi risulta leggibile in ogni sua parte (77,5%); non contiene dettagli tecnici sul tipo di intervento (68,3%), sui rischi e sulle complicanze (56,1%), sulla prognosi post trattamento (85,4%) e sulle alternative terapeutiche (87,8%).

Sostiene Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva: “Con questa iniziativa vogliamo rilanciare l’impegno del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva su un tema, quello del diritto al consenso, che qualifica la relazione ed il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti sanitari e Servizio Sanitario Nazionale. Esprimere un consenso davvero informato dovrebbe rappresentare un momento specifico di un più ampio processo di comunicazione e ascolto tra professionisti e cittadini. Un processo che dovrebbe essere dinamico e continuativo, e non al contrario esaurirsi con la sola firma di un modulo come purtroppo in alcuni casi accade oggi”.

La cura della comunicazione e del consenso informato, spiega l’associazione, è uno strumento per garantire il ruolo attivo della persona nel percorso di cura ma anche per ridurre il contenzioso e le asimmetrie informative fra medico e paziente. Un consenso davvero informato implica così, spiega Cittadinanzattiva, spazi adeguati e rispettosi della privacy, un tempo adeguato di comunicazione e dialogo fra medici e pazienti, informazioni complete sul percorso di cura e su eventuali implicazioni nella vita quotidiana, un linguaggio complessivamente più comprensibile nella documentazione usata. “Chiediamo al Ministero della Salute – dice Aceti – di realizzare una Raccomandazione Ministeriale sui requisiti di qualità del percorso di acquisizione del consenso informato e la relativa attivazione di un gruppo di lavoro che coinvolga anche organizzazioni di cittadini e pazienti, Società Scientifiche, Ordini Professionali, esperti sul tema”.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)