L’Italia non ha ancora imboccato la strada per un vero sviluppo sostenibile. La lieve riprese economica, seppure è un evidente aspetto positivo, da sola non basta a risolvere i problemi che pongono l’Italia tra i paesi europei con le peggiori performance economiche, sociali e ambientali. Se non si transiterà rapidamente verso un modello di sviluppo sostenibile, dunque, il Paese non riuscirà a soddisfare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’Italia, infatti, ha sottoscritto, il 25 settembre del 2015, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che fissa 17 obiettivi generali (Sustenaible Development Goals-SDGs) che tutti i paesi del mondo dovranno raggiungere. Economia, ambiente, società, istituzioni: tutti sono coinvolti in questo necessario cambiamento. Ma a che punto è il nostro Paese?

Secondo quanto analizzato da AsVis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, nel suo Rapporto annuale, l’Italia occupa ancora una posizione insoddisfacente anche in rapporto con gli altri paesi OCSE, collocandosi al trentesimo posto della graduatoria. Nel dettaglio dei singoli obiettivi, emerge che la situazione migliora per quanto riguarda la lotta alla fame, la salute e il benessere, l’istruzione, la parità di genere, l’innovazione e le infrastrutture, il consumo e la produzione responsabile, la lotta al cambiamento climatico, la flora e la fauna acquatica, la pace, la giustizia e la solidità delle istituzioni. Al contrario, non si riesce a trovare il modo di far fare passi in avanti al Paese sulla lotta alla povertà, l’acqua pulita e i servizi igienico-sanitari, la riduzione delle disuguaglianze e la flora e la fauna terrestri. Su questi aspetti, nell’arco degli ultimi 12 mesi, la situazione è addirittura peggiorata, allontanandosi ancora di più dal raggiungimento dei target previsti.

Eppure basterebbero alcuni piccoli interventi di natura amministrativa per migliorare, nel breve termine, la situazione. “Urge un profondo cambiamento culturale”, dice il portavoce di AsVis, Enrico Giovannini, “La complessità delle azioni necessarie richiede che la Presidenza del Consiglio assuma il coordinamento della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” e che le forze politiche includano gli SDGs nei propri programmi elettorali”.

I diversi scenari calcolati per l’Italia al 2030 e presentati nel Rapporto indicano che le politiche business as usual non sono in grado di migliorare in modo significativo il benessere, l’equità e la sostenibilità della condizione italiana. Adottando un insieme sistemico di politiche potrebbe, invece, migliorare sensibilmente le performance complessive.

Cosa fare quindi? Innanzitutto si potrebbe portare a compimento l’iter di approvazioni di importanti leggi in discussione al Parlamento, avviare un’ampia opera di educazione e sensibilizzazione verso i giovani, le imprese e le istituzioni pubbliche e inserire gli SDGs nella programmazione dei Ministeri e degli altri enti pubblici. Infine, aggiunge Giovannini, “serve l’impegno dei partiti e dei movimenti politici a fare del prossimo quinquennio la “legislatura per lo sviluppo sostenibile”, così da recuperare i ritardi e realizzare i cambiamenti necessari per centrare gli obiettivi”.

Sul piano dell’informazione e della sensibilizzazione, AsVis farà la sua parte con una campagna che, a partire dal 2 ottobre e per i successivi 17 giorni, illustrerà e approfondirà i diversi SDGs. Help Consumatori seguirà l’agenda dell’Alleanza Nazionale per la Sostenibilità dedicando un piccolo di spazio per conoscere meglio gli obiettivi che il Paese dovrà raggiungere per il 2030.

 

Notizia pubblicata il 28/09/2017 ore 17.19

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