Un ritorno all’antico: il vuoto a rendere con deposito (Foto Pixabay)

50 e più anni fa era consuetudine degli esercizi commerciali che vendevano latte, acqua minerale, vino e altre bevande in bottiglie di vetro, chiedere un “deposito” di qualche decina di lire per incentivare il cliente a restituire il contenitore vuoto nell’acquisto di una nuova confezione. Accanto alla preoccupazione ecologista ante litteram (non c’erano ancora le filiere della raccolta differenziata!), era importante anche legare in qualche modo l’acquirente al negozio.

Poi arrivarono le confezioni in plastica e il tetrapak, riducendo sempre più i contenitori di vetro, con effetti devastanti sull’ambiente: basta pensare alle condizioni dei nostri mari e delle spiagge, dei parchi pubblici e perfino delle montagne, ai cassonetti stracolmi. Ma negli ultimi anni è cresciuta la convinzione che è necessario un cambiamento nelle nostre abitudini di consumo.

Da una parte si sono sviluppate pratiche virtuose nella raccolta differenziata, che collocano il nostro Paese ai vertici europei e internazionali nel riciclo delle materie prime (oltre l’83%), grazie anche alla collaborazione del sistema pubblico-privato del CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi, che costituisce in Italia lo strumento attraverso il quale i produttori e gli utilizzatori di imballaggi garantiscono il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio previsti dalla legge, in collaborazione con gli Enti locali, in primis i Comuni.

 

Fonte immagine: buonrendere.it

 

Otto italiani su dieci a favore del deposito cauzionale

Dall’altra è tornata d’attualità la pratica del “riuso”, utilizzando più volte gli stessi contenitori “ricaricabili”, ad esempio per i detersivi o vari prodotti alimentari.

Di recente si è acceso un vivace dibattito tra i sostenitori del “riciclo” e quelli del “riuso”, tornato d’attualità dopo la normativa europea che vieta la plastica monouso e la proposta per rilanciare il riuso. Ma cosa ne pensano gli italiani?

La Coalizione “A Buon Rendere – per un Deposito Cauzionale in Italia” ha diffuso nei giorni scorsi una indagine, realizzata in collaborazione con Astraricerche, secondo la quale oltre l’80% degli intervistati sono a favore di un deposito cauzionale per tutti i contenitori monouso per bevande. Sono soprattutto le donne, con l’83%, ad esprimere un parere positivo.

Il 91,6% del campione (1005 cittadini) è preoccupato per l’abbandono delle bottiglie di plastica in strada, parchi, spiagge: questo comportamento viene giudicato molto grave perché pericoloso per l’ambiente; il 90,4% è preoccupato per le lattine, l’87,5% per il vetro. Questa percezione negativa è orizzontale per tutti gli orientamenti politici, con differenze di pochi punti fra elettori di sinistra e di destra.

Interessante constatare che c’è un certo scetticismo sulla raccolta differenziata, che cozza con i dati reali. Sia per le bottiglie di plastica che per le lattine, oltre un terzo degli intervistati pensa che non si raccolgono più di 40 bottiglie su 100.

Quanto alle tasse sui rifiuti, l’84% le ritiene troppo alte, mentre l’86% ritiene molto grave che l’indifferenziato finisca in discariche o inceneritori a spese dei contribuenti.

Per Silvia Ricci, Coordinatrice della campagna “A Buon Rendere”, non è convincente “la narrazione nazionale sull’Italia campione del riciclo. Ogni anno 7 miliardi di contenitori di bevande vengono sprecati, mentre potrebbero essere recuperati con l’introduzione di un deposito cauzionale efficiente, con vantaggi economici e ambientali”.


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