Vendite al dettaglio, a gennaio più 6,2% in valore e meno 2,4% in volume (Foto di Squirrel_photos da Pixabay)

A gennaio 2023 le vendite al dettaglio aumentano del 6,2% in valore e diminuiscono in volume del 2,4% rispetto a gennaio 2022. Le vendite dei beni alimentari aumentano su base tendenziale del 7,5% in valore e diminuiscono del 4,4% in volume; quelle dei beni non alimentari seguono un andamento analogo (+5,2% in valore e -0,9% in volume). In poche parole: si spende di più per acquistare di meno, soprattutto nel carrello della spesa alimentare.

L’andamento delle vendite al dettaglio

«A gennaio 2023, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in aumento sia in valore sia in volume per entrambi i settori merceologici – commenta l’Istat – A livello tendenziale, invece, continua l’andamento già evidenziato negli ultimi mesi del 2022; ad un aumento delle vendite in valore si contrappone, infatti, un calo di quelle in volume. La crescita tendenziale in valore caratterizza tutte le forme distributive, in particolare la grande distribuzione».

Nel confronto col mese di dicembre, invece, le vendite al dettaglio di gennaio segnano un aumento dell’1,7% in valore e dell’1,2% in volume). Sono in crescita sia le vendite dei beni alimentari (+2,2% in valore e +1,9% in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+1,4% in valore e +0,7% in volume).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, spiega l’Istat, ci sono variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti ad eccezione dei Prodotti farmaceutici (-1,4%). L’aumento maggiore riguarda Prodotti di profumeria, cura della persona (+10,7%) e Abbigliamento e pellicceria (+9,4%).

Rispetto a gennaio 2022, il valore delle vendite al dettaglio è in crescita per tutte le forme di vendita: la grande distribuzione (+8,2%), le imprese operanti su piccole superfici (+4,3%), le vendite al di fuori dei negozi (+6,1%) e il commercio elettronico (+3,0%). Le vendite nei discount di alimentari aumentano del 10,1%.

 

Vendite al dettaglio, nel 2022 i volumi diminuiscono. E il caro prezzi cambia i consumi (Foto di Tariq Abro da Pixabay)

 

UNC: “gli italiani non hanno mai mangiato così poco”

I Consumatori sottolineano che queste vendite al dettaglio dimostrano l’impatto del caro prezzi sul carrello della spesa, soprattutto quella alimentare. «Gli italiani non hanno mai mangiato così poco», dice il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. I dati positivi di gennaio sono “un rimbalzo” e “un’illusione ottica”, prosegue l’associazione.

«Su base annua, infatti, al di là dei soliti rialzi in valore, un miraggio dovuto all’inflazione galoppante, le vendite in volume sono tutte negative, sia quelle alimentari che quelle non alimentari – dice Dona – Il carovita e il caro bollette stanno avendo effetti devastanti sugli acquisti, persino quelli alimentari, ossia quelli per definizione più obbligati, che precipitano del 4,4% su gennaio 2022. Insomma, gli italiani sono a dieta forzata. Urge ridare loro capacità di spesa».

Codacons: il caro prezzi fa diminuire gli acquisti e aumentare la spesa

Per il Codacons i dati sulle vendite al dettaglio di oggi «dimostrano come il caro-prezzi continui ad incidere sulle abitudini degli italiani, portando ad una sensibile riduzione degli acquisti cui fa da contraltare un aumento della spesa».

Il calo dell’inflazione dipende solo dalla riduzione delle tariffe energetiche mentre i prezzi al dettaglio sono ancora su livelli altissimi e incidono sulla spesa degli italiani, sottolinea l’associazione.

«Le famiglie continuano a spendere di più per acquistare sempre meno, e la dimostrazione lampante arriva dagli alimentari, comparto dove le vendite a gennaio precipitano del -4,4% in volume a fronte di un aumento in valore del 7,5% – dice il presidente Carlo Rienzi – Numeri che attestano l’esigenza di un cambio di rotta sul fronte dei listini al dettaglio, con il Governo che deve adottare misure specifiche per calmierare i prezzi e tutelare il potere d’acquisto degli italiani, che si riduce giorno dopo giorno».

Coldiretti: vola il low cost

Coldiretti sintetizza così: si taglia sul cibo e vola il low cost, si svuota il carrello della spesa ma si spende di più.

E «la situazione di difficoltà è resa evidente dal fatto che – dice Coldiretti – volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare un balzo del +10,1% nelle vendite in valore, il più elevato nel dettaglio. Per difendersi dagli aumenti 8 italiani su 10 (81%) hanno preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso, secondo l’analisi Coldiretti/Censis che evidenzia come siano cambiati anche i luoghi della spesa con il 72% degli italiani che si reca e fa acquisti nei discount, mentre l’83% punta su prodotti in offerta».

Adoc: il caro prezzi si abbatte su consumatori e intera economia

«I dati che ha diffuso l’Istat oggi sulle vendite al dettaglio non fanno altro che gettare benzina sul fuoco. Le vendite – ha detto Anna Rea, presidente dell’ADOC – pur essendo aumentate su base annua del 6,2% in valore, sono diminuite del 2,4% in volume. Questi numeri non ci confortano, perché a seguito dell’aumento dell’inflazione i prezzi non calano e l’effetto del caro-prezzi pesa sulle famiglie italiane sempre più vessate e a disagio. A gennaio le vendite dei beni alimentari registrano una diminuzione del 4,4% nel volume, per quanto riguarda, invece, i beni non alimentari, c’è un piccolo aumento, ad eccezione dei prodotti farmaceutici (-1,4%). Tavole sempre più povere e, addirittura, rinunce per le cure. Chiediamo al Governo di agire subito e di allertare le prefetture e gli osservatori territoriali per un monitoraggio e un intervento immediato coinvolgendo le associazioni dei consumatori».


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