Vendite al dettaglio, a novembre aumentano in valore ma scendono in volume (fonte immagine: Pixabay)

A novembre 2022 le vendite al dettaglio aumentano in valore ma diminuiscono in volume nel confronto annuale. Mentre su base mensile, rispetto a ottobre, si stima un aumento di +0,8% in valore e +0,4% in volume. Su base mensile le vendite dei beni alimentari crescono in valore (+0,6%) e restano stazionarie in volume mentre quelle dei beni non alimentari aumentano in valore e in volume (rispettivamente +1,0% e +0,7%). Ma è soprattutto il confronto annuale a rinnovare una dinamica che già c’era stata nei mesi precedenti. Su base tendenziale a novembre 2022, dice l’Istat, le vendite al dettaglio aumentano del 4,4% in valore e registrano un calo in volume (-3,6%).

In particolare le vendite dei beni alimentari crescono in valore (+6,6%) e diminuiscono in volume (-6,3%). Anche per le vendite dei beni non alimentari c’è un aumento in valore e una diminuzione in volume (rispettivamente +2,9% e -1,8%).

Commenta l’Istat: «A novembre, rispetto al mese precedente, si registra una crescita delle vendite al dettaglio sia in valore sia in volume. Su base tendenziale, invece, continua a manifestarsi la dinamica già evidenziata nei cinque mesi precedenti: a una crescita ancora sostenuta delle vendite in valore si contrappone una marcata flessione dei volumi, dovuta soprattutto all’andamento delle vendite dei beni alimentari».

Sui beni non alimentari ci sono aumenti tendenziali per tutti i gruppi di prodotti a eccezione di Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,3%). L’aumento maggiore riguarda Prodotti di profumeria, cura della persona (+7,6%).

Rispetto a novembre 2021, prosegue l’Istat, il valore delle vendite al dettaglio aumenta per tutte le forme di vendita: la grande distribuzione (+7,0%) le imprese operanti su piccole superfici (+1,8%), le vendite al di fuori dei negozi (+1,2%) e il commercio elettronico (+4,7%). I discount di alimentari segnano l’aumento maggiore a + 10,3%.

Vendite al dettaglio, i Consumatori: gli italiani tagliano sul cibo e spendono di più per comprare meno

Le famiglie mettono meno cibo in tavola. Sono italiani a dieta forzata, che spendono di più per comprare di meno. Questa la sintesi delle reazioni da parte delle associazioni dei consumatori, allarmate soprattutto per il calo di vendite dei beni alimentari – la diminuzione in volume è legata al caro-prezzi, e le previsioni dei consumatori è che la situazione sia destinata a peggiorare.

Il caro prezzi, evidenzia Assoutenti, cambia i consumi e gli italiani si riversano nei discount.

«Per affrontare il caro-prezzi e le bollette alle stelle le famiglie non solo tagliano le spese primarie come gli alimentari, ma modificano profondamente le proprie abitudini di acquisto – afferma il presidente Assoutenti Furio Truzzi – Le vendite nel comparto alimentare registrano infatti a novembre una diminuzione record del -6,3% in volume, una contrazione pari a -355 euro annui per la famiglia “tipo”, -484 euro un nucleo con due figli, se non si considera l’effetto inflazione. Le famiglie poi puntano sempre più sul risparmio, come dimostra la crescita delle vendite presso i discount alimentari, che a novembre continuano il trend in forte salita e segnano +10,3% su base annua, il dato più elevato tra tutti gli esercizi commerciali».

«Il rialzo delle vendite è solo un effetto ottico che dipende dall’inflazione, come dimostra il dato delle vendite in volume rispetto a novembre 2021, fortemente negativo sia per quelle non alimentari, -1,8%, che per quelle alimentari che precipitano addirittura del 6,3%. Insomma gli italiani sono a dieta forzata – dice il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – Il rialzo invece su ottobre 2022, che in volume si ha solo per le vendite non alimentari, +0,7%, dipende anche in parte dal Black Friday. Non è un caso che le dotazioni per l’informatica e la telefonia siano al secondo posto delle variazioni tendenziali con +5,3%».

Le vendite al dettaglio di novembre, dice a sua volta il Codacons, «attestano il paradosso assurdo che si registra su fronte del commercio, con gli italiani che spendono di più per acquistare meno».

È appunto il caso delle vendite alimentari – su base annua, meno 6,3% ma una spesa del 6,6% in più.

«Al netto dell’inflazione, a novembre le vendite al dettaglio sono diminuite in volume del 3,6%, equivalente ad una minore spesa pari -1.053 euro annui a famiglia, -27,1 miliardi di euro considerata la totalità delle famiglie residenti in Italia – dice il Codacons – Una situazione pericolosissima destinata purtroppo a peggiorare nelle prossime settimane, quando sui prezzi al dettaglio si faranno sentire gli effetti del caro-benzina e il rialzo delle accise sui carburanti».


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