Euro in banconota con sopra una bandierina italiana

In queste ultime settimane si è intensificato il dibattito intorno all’ipotesi formulata dal governo sui cosiddetti Minibot, in particolare dopo la mozione votata dalla Camera dei Deputati lo scorso 28 maggio, che ha visto il voto unanime a favore dei Minibot da parte di tutti i partiti presenti in aula. L’ipotesi però era già contenuta nel contratto di governo Lega-Movimento 5 Stelle ed ancora prima nel programma leghista delle elezioni politiche del 2018. L’idea è del deputato Claudio Borghi Aquilini.

I partecipanti a tale disputa si sono in via di massima divisi su due direttrici relative alla natura dei Minibot (c’è chi li ritiene un’obbligazione e chi invece vera e propria moneta) e alle loro conseguenze economiche (aumentano solo il debito pubblico oppure successivamente hanno riflessi positivi sul Pil?). Per comprendere in modo adeguato il contesto dobbiamo aver chiari i due estremi del dibattito e, cioè, cosa sono i Buoni Ordinari del Tesoro e cos’è la moneta.

Esempio di Minibot
Un esempio di minibot

Cosa sono i Buoni ordinari del Tesoro (Bot)

Sono titoli del debito pubblico italiano di breve termine, ossia con una vita a scadenza di 3, 6 o 12 mesi. In altre parole queste obbligazioni sono dei prestiti concessi dagli investitori allo Stato per un periodo molto ridotto. Questo comporta un rischio minore per i sottoscrittori, e quindi un minore rendimento, rispetto a titoli con scadenze più lunghe.

I Bot possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1.000 euro o per multipli di questa cifra. I BOT rientrano nella tipologia di titoli “zero coupon” (senza cedola). Ad esempio i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) prevedono il pagamento periodico di una cedola (coupon) che rappresenta il rendimento di tale prestito; viceversa i BOT sono remunerati a scarto di emissione, vale a dire che il titolo viene emesso a sconto, ossia pagato al momento della sottoscrizione per un valore inferiore a quello del valore nominale. L’investitore riceverà però a scadenza il valore nominale, quindi il suo guadagno sarà dato dalla differenza tra questo e quanto versato in fase di emissione o sottoscrizione.

Inoltre i BOT vengono acquistati all’asta e non hanno materialità in quanto rappresentati da movimenti digitali.

Cos’è la moneta…

L’euro, come tutte le monete oggi circolanti nel mondo, è una “moneta fiduciaria”, ossia dichiarata a corso legale (dal 28 febbraio 2002). Ciò significa che nessuno può rifiutare di riceverla in adempimento a un debito in quella valuta. Il creditore deve accettare il mezzo di pagamento per il suo valore nominale. E’ emessa da una banca centrale e non è convertibile ad esempio in una quantità fissa di oro (diversamente dalla moneta rappresentativa di epoche remote). Non ha valore intrinseco; infatti il valore della carta utilizzata per le banconote è ampiamente inferiore al valore dei beni e servizi che possono essere ottenuti in cambio, in quanto i prenditori confidano che la banca centrale ne garantirà il valore. Ovvio che se la banca centrale non fosse in grado di garantirne il valore, la moneta fiduciaria perderebbe l’accettazione generale quale mezzo di pagamento e di scambio.

E cosa sono i Minibot

Nelle intenzioni, i Minibot dovrebbero essere utilizzati per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, anche se le imprese creditrici non sarebbero obbligate ad accettarli (quindi non avrebbero corso forzoso). L’importo massimo del credito da compensare sarebbe di 25.000 euro.  Questo significa che un credito maggiore dell’importo suddetto dovrebbe essere compensato attraverso un altro mezzo di pagamento.

Chi li accetta  potrebbe poi usare i Minibot per pagare le tasse o altri beni e servizi legati allo Stato, ma solo in Italia. Verrebbero anche utilizzati per pagare i crediti d’imposta. Il fatto è che se tale credito fosse vantato da un lavoratore dipendente (a differenza delle partite I.V.A.), lo stesso avrebbe delle limitatissime modalità per andare all’incasso di tale credito poiché i Minibot non hanno corso forzoso. Peraltro, non maturando interessi, non se ne trarrebbe alcun vantaggio.

I punti principali sottolineati da più parti sono che i Minibot:

    • sono titoli di credito al portatore emessi dallo Stato
    • hanno taglio compreso tra i 5 e i 100 euro
    • non maturano interessi
    • non hanno una data di scadenza
    • sono cartacei e non digitali
    • non avrebbero corso forzoso (non è obbligatorio accettarli)
    • non avrebbero emissione periodica stabilita

Insomma per ora i Minibot non possono essere considerati moneta, anche se qualcuno vuole farla sembrare tale. Invece sono chiaramente titoli del debito pubblico, e dunque più ne vengono emessi più cresce il debito pubblico italiano.

Il fatto che siano legati ai debiti della Pubblica Amministrazione verso i privati (imprese, professionisti etc.) non li rende comunque debito già emesso, ma nuovo debito, almeno fintantoché non verrà compensato rientrando nel perimetro dello Stato attraverso una eventuale estinzione.

Secondo Banca d’Italia non c’è il rischio che possano essere formalmente una valuta parallela, come vorrebbe ad esempio Borghi, a causa del divieto contenuto nell’articolo 128 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue). L’Italia, per sottrarsi a questo vincolo, dovrebbe uscire non solo dall’euro ma anche dall’Unione Europea.

I Minibot potrebbero quindi essere, al massimo, un’altra forma di titoli del debito, ma in questo caso diversi esperti ne mettono in dubbio il vantaggio rispetto ai titoli del debito già esistenti.

Quanto è realista il Re?

A me pare che l’atteggiamento del governo sia molto più vicino alla “baruffa paesana” da mettere in scena con l’Unione Europea, piuttosto che una motivata convinzione di politica economica. Mi chiedo: ma il governo è consapevole che superando determinati limiti il rischio reale è che la Germania, più di ogni altro paese, decida di tornare al marco?

È mio parere che è molto più probabile che sia la Germania a decidere di uscire dall’Unione Europea piuttosto che l’Italia.

Scrive per noi

Angelo Di Marco
Angelo Di Marco
E' esperto di banca e finanza. Ha lavorato con funzioni direttive in Banca nazionale del lavoro e come consulente nell'Istituto per l’automazione delle Casse di Risparmio Italiane, Ernst & Young, Seceti Spa (oggi Oasi Diagram Spa), Almaviva Consulting, Gruppo Bancario Delta, Cassa Depositi e Prestiti. Ha collaborato come conciliatore con il Movimento Difesa del Cittadino e oggi collabora con Konsumer Italia.

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