Cittadinanzattiva, la crisi delle liste di attesa nel Lazio (Foto Pixabay)

Nel corso del 2023 i cittadini del Lazio hanno dovuto affrontare una serie di ostacoli nell’accesso ai servizi sanitari pubblici, evidenziando una crisi delle liste di attesa che compromette di esercitare il loro diritto alla salute. I dati emersi dall’indagine online condotta da Cittadinanzattiva durante il mese di aprile 2024 (e presentati a Roma durante l’evento “Liste di attesa e digitalizzazione”), offrono un quadro dettagliato delle difficoltà incontrate dai residenti nella regione.

Accesso alle prestazioni sanitarie: dati preoccupanti

Entrando nel dettaglio dell’indagine, si evince che il 48.8% dei cittadini non è riuscito a ottenere l’appuntamento per la prenotazione richiesta. Ancora più preoccupante è il fatto che il 70% di loro ha sperimentato liste di attesa chiuse, mentre il 58% ha ricevuto visite ed esami con tempi ben superiori rispetto a quelli previsti dal codice di priorità indicato dal medico. Il 38% degli intervistati ha dovuto spostarsi in luoghi lontani o difficili da raggiungere al fine di ottenere le prestazioni nei tempi giusti ma quasi il 29% ha ricevuto la proposta di effettuare la visita o l’esame mediante il canale intramurario.

Di fronte a tali ostacoli, il 41% dei cittadini ha optato per svolgere la prestazione a pagamento nel settore privato, invece il 21% ha accettato i tempi e i luoghi proposti dal servizio pubblico.

Solo il 12% ha usufruito del servizio intramoenia mentre un preoccupante 7% ha rinunciato del tutto a effettuare la visita o l’esame. Questo ultimo dato evidenzia una situazione molto grave che sta diventando sempre più insostenibile dove la salute dei cittadini è messa a rischio a causa della mancanza di accesso tempestivo alle cure.

 

Liste di attesa, la salute non può attendere. Ma per un ECG urgenti ripassi fra 118 giorni (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

 

L’impatto sulla popolazione: la conoscenza dei codici di priorità

Circa un terzo degli utenti non conosce le tempistiche associate ai codici di priorità, ossia i seguenti: U- urgente (entro le 72h); B-breve (entro 10 giorni); D- differibile (entro i 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per i certificati diagnostici); P-programmabile (entro 120 giorni).

Solo il 51.1% degli intervistati coinvolti nell’indagine di Cittadinanzattiva ha ottenuto l’appuntamento nei tempi previsti dall’impegnativa mentre oltre il 90% ha ritenuto che i tempi di attesa non siano compatibili con le proprie esigenze di salute. Inoltre, oltre il 37% pensa che la situazione sia peggiorata negli ultimi anni.

L’indagine ha anche analizzato i canali di prenotazione utilizzati dai cittadini. Dalla ricerca emerge che il 66% ha prenotato tramite il CUP telefonico, il 30% si è invece recato personalmente allo sportello, il 27% ha direttamente contattato telefonicamente la struttura prescelta, il 21% ha scelto la piattaforma online Recup, e infine solo il 3% ha prenotato in farmacia.

Anche da questi dati emergono tuttavia delle criticità significative, in quanto, il 17.4% dei cittadini segnala disagi con il servizio telefonico CUP e come se non fosse già sufficiente, oltre il 28% rileva che non tutte le prestazioni sono disponibili sulla piattaforma online (che risulta complessa e lenta per il 21% degli utenti).

Le proposte di Cittadinanzattiva

Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha dichiarato: “Alcune di queste criticità, a cominciare dal blocco delle liste di attesa e dalla difficoltà ad avere le prestazioni nei tempi giusti, sono affrontate nel Decreto sulle liste di attesa appena presentato in Consiglio dei Ministri. In particolare alcune misure – come l’obbligo per tutte le Regioni di dotarsi di Recup e la messa a disposizione negli stessi di tutte le agende di prenotazione sia delle strutture pubbliche che di quelle private accreditate, la messa a punto di una piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa, insieme al superamento del tetto di spesa per il personale – possono rappresentare un segnale di svolta per i cittadini”.

I dati dell’indagine evidenziano una situazione critica che richiede interventi urgenti e strutturali per migliorare l’accesso ai servizi sanitari nel Lazio. La crisi delle liste di attesa non solo compromette la salute dei cittadini, ma mina anche la fiducia nel sistema sanitario pubblico.

A tal proposito Mandorino ha aggiunto: “Ci preme sottolineare che nessuna riforma sostanziale può funzionare senza investimenti adeguati: la nostra proposta è che gli investimenti siano posti a carico del fondo sanitario con vincolo di utilizzo, che impegni cioè le Regioni a rendicontarne l’effettivo utilizzo. È importante infatti che ci sia un impegno condiviso e responsabile da parte di tutti gli attori coinvolti nel governo delle liste di attesa. Da parte nostra vigileremo affinché le misure previste siano rispettate e siano presi i necessari provvedimenti, anche di tipo sanzionatorio, per rispettare i diritti dei cittadini”.


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