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Comunicare il cancro, online il progetto per una corretta comunicazione sulla salute

Quasi una notizia su tre sul cancro pubblicata sui social network è falsa. È una bufala, una fake news. Pericolosa perché può indurre a ritardare i controlli o ad adottare finte terapie alternative prive di qualsiasi base scientifica, oltre che di efficacia.

Oggi più che mai è alta l’attenzione nei confronti della comunicazione della scienza e della salute. Ma è alta, o almeno dovrebbe, anche la consapevolezza che girano troppe informazioni false e che chi legge non ha spesso la competenza per riconoscere bufale e storture. Naturalmente c’è anche l’altro lato della medaglia: lettori immersi nella loro “bolla” che leggono solo quello che conferma idee già in partenza “devianti”.

Come sia, comunque, la comunicazione della salute, e in questo caso, di un oggetto così complesso e impattante quale il cancro, è fondamentale. E spesso manca. È stato dunque lanciato online il progetto “comunicareilcancro”, promosso dalla Clinica Oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona – Università delle Marche e da Intermedia. L’obiettivo è quello di promuovere la cultura della comunicazione medico-scientifica in ambito oncologico sia sui media tradizionali che quelli digitali.

 

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Comunicare il cancro, la sfida

Comunicare il cancro è una sfida, anche perché il rigore della comunicazione scientifica oggi va insieme alla velocità della comunicazione e dalle potenzialità di internet e dei social.

Da un’indagine fatta negli Stati Uniti su una cinquantina di articoli molto condivisi è emerso che il cancro è «il più popolare tema di disinformazione sulla salute e le fake news vanno da terapie non dimostrate come lo zenzero definito 10mila volte più efficace della chemioterapia all’idea che un misterioso gruppo con interessi economici stia nascondendo la cura definitiva contro i tumori».  Così Mauro Boldrini, Direttore Comunicazione Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e docente del corso di perfezionamento universitario sulla comunicazione oncologica, connesso al progetto sulla comunicazione del cancro.

Il 30% delle notizie sul cancro è falso

«Il 30% delle notizie sul cancro pubblicate nei social network è falso e può causare pericolose conseguenze – si legge in un approfondimento pubblicato sul portale – Uno studio recente ha analizzato 200 fra gli articoli sui tumori più popolari sui social, 50 per ognuna delle quattro neoplasie più frequenti (mammella, colon-retto, prostata, polmone). Dall’indagine, pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute, è emerso che circa un terzo (30,5%) contiene informazioni dannose perché, ad esempio, possono indurre a posticipare o, addirittura, a non seguire terapie salvavita, a ricorrere a pericolosi metodi “fai da te” basati su prodotti potenzialmente tossici o all’utilizzo di strumenti alternativi privi di validità scientifica».

Sono articoli con una grande eco, con tante condivisioni. Ecco il perché del progetto “comunicareilcancro” che prevede un portale dedicato e profili social. Ci sarà anche un corso di perfezionamento universitario dedicato alla comunicazione in oncologia.

«Nei media circolano ancora troppe fake news sul cancro – spiega Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona – E i social network sono i principali responsabili di questo processo di cattiva informazione. Il progetto ‘comunicareilcancro’ si propone proprio di promuovere l’informazione corretta in questo ambito e attraverso una formazione anche accademica di formare operatori sanitari e divulgatori trasmettendo le regole fondamentali per comunicare non solo il cancro, che rappresenta il paradigma delle malattie anche per il suo grande impatto emotivo, ma più in generale la salute e la medicina».

Le potenzialità dei social network

Sono tanti gli aspetti di questo tema. Molti sanitari (la metà, dicono dal progetto) non hanno una formazione specifica sulla comunicazione. Ci sono poi le lacune dei comunicatori e dei giornalisti che non sanno come parlare di salute, medicina e cancro. E, si può agevolmente aggiungere, ci sono le lacune dei lettori, che non sempre sono in grado di riconoscere un’informazione con buone fonti, corretta e scientificamente fondata.

Naturalmente i social network consentono anche di diffondere informazione e quindi creare comunità. Positive. «La rivoluzione imposta dai social nel comunicare il ‘problema cancro’ costringe anche gli operatori sanitari a imparare a utilizzare questi strumenti digitali – continua la Prof.ssa Berardi – I social network possono diventare armi importanti nella lotta contro i tumori. Le loro potenzialità aggregative consentono di allargare la rete degli utenti (non solo medici, ma anche pazienti e cittadini) fino a coinvolgerli direttamente nelle attività, ad esempio, delle società scientifiche e delle associazioni dei pazienti, favorendone così la diffusione virale. I social network permettono anche di realizzare campagne di sensibilizzazione e di promuovere stili di vita sani, raggiungendo specifiche fasce di popolazione, ma sono ancora poco impiegati in questo senso. Instagram, ad esempio, può essere utilizzato per comunicare le regole della prevenzione oncologica ai più giovani, meno presenti su Facebook e Twitter».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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