studenti stranieri

Numeri e criticità degli studenti stranieri in Italia

La chiusura delle scuole nel mondo compromette il futuro di milioni di bambini. A rischio non c’è solo l’istruzione ma anche l’accesso al cibo e ai programmi di sostegno alla salute, come le vaccinazioni. I pasti scolastici sono in molti paesi l’unico pasto che i bambini ricevono con regolarità. Oggi in 197 paesi del mondo le scuole sono chiuse. Nei paesi più poveri l’emergenza educativa è anche emergenza alimentare e nutritiva.

Ci sono 52 paesi nel mondo che ricevono i pasti del World Food Programme. La pandemia da Covid-19 rischia di diventare una catastrofe alimentare e pagarne le conseguenze saranno i bambini dei paesi più fragili e a basso reddito.

Il World Food Programme e l’Unicef sollecitano dunque i governi nazionali a «prevenire le devastanti conseguenze sulla nutrizione e sulla salute per 370 milioni di bambini che non ricevono più i pasti a scuola a causa della chiusura degli istituti».

«Per milioni di bambini in tutto il mondo, quello a scuola è l’unico pasto che ricevono giornalmente – dice  David Beasley, Direttore esecutivo del WFP – Senza di esso, i bambini hanno fame, rischiano di ammalarsi, di abbandonare la scuola e di perdere la migliore opportunità che hanno per sfuggire alla povertà. Bisogna agire immediatamente per evitare che la pandemia sanitaria diventi una catastrofe alimentare e per garantire che nessuno rimanga indietro».

 

studenti a scuola

 

370 milioni di bambini senza pasti scolastici

A oggi oltre un miliardo e mezzo di bambini non va a scuola a causa della pandemia.

«Attualmente, quasi 1,6 miliardi di bambini non vanno a scuola – dicono WFP e Unicef – Di questi, circa 370 milioni, più della popolazione messa insieme di Stati Uniti e Canada, stanno perdendo i pasti a scuola. Per molti dei paesi più poveri, questi sono gli unici pasti su cui possono contare».

Allo stesso modo vengono meno anche i programmi sanitari erogati attraverso la scuola, come le vaccinazioni. E questo avrà un impatto critico sui paesi e sulle famiglie più in difficoltà. Non solo.

A pagare di più le conseguenze della chiusura della scuola – che provoca interruzione dell’istruzione, problemi di nutrizione, rischio di minore assistenza per i bambini che rimangono soli, più isolamento sociale ed esposizione ai rischi nei paesi in conflitto o in crisi – saranno le bambine.

«I pasti a scuola sono particolarmente importanti per le bambine – spiegano WFP e Unicef –  In molti paesi poveri, la promessa di un pasto può bastare a fare in modo che genitori in difficoltà mandino le figlie a scuola, evitando così loro pesanti lavori domestici o matrimoni precoci».

WFP e Unicef, la mappa online dei pasti scolastici

WFP e Unicef stanno lavorando con i governi per sostenere i bambini che non vanno a scuola durante la crisi. I governi e il WFP forniscono ai bambini di 68 paesi razioni da portare a casa, vouchers o trasferimenti in contanti in alternativa ai pasti scolastici.

Nei prossimi mesi aiuteranno i governi per garantire che, una volta riparte le scuole, arrivino pasti e programmi sanitari. E stanno collaborando nel tracciare il numero di bambini bisognosi di pasti scolastici attraverso una mappa online dei pasti scolastici. All’inizio questo lavoro riguarderà 30 paesi vulnerabili o a basso reddito a sostegno di 10 milioni di bambini. Da qui l’appello delle due agenzie: servono 600 milioni di dollari.

«La scuola è molto di più che un luogo di apprendimento – dice Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF – Per molti bambini è uno strumento vitale per quanto riguarda la sicurezza, i servizi per la salute e la nutrizione. A meno che non si agisca ora – incrementando i servizi salvavita per i bambini più vulnerabili – la devastante ricaduta causata dal Covid-19 si farà sentire per decenni».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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