Deserti sanitari, da Nord a Sud mancano medici e pediatri (foto Karolina Grabowska su Pexels)

Il fenomeno dei deserti sanitari colpisce 9 regioni, 39 province più di altre, che uniscono l’Italia da Nord a Sud, da Bolzano a Caltanissetta. E da Nord a Sud mancano operatori sanitari: medici di base, pediatri, ginecologi, cardiologi e farmacisti. Le più a rischio sono le zone periferiche e ultraperiferiche delle aree interne. L’Italia è insomma divisa fra aree hanno cure e personale sanitario e altre nelle quali è difficile rispettare il diritto alla salute, per l’assenza di personale sanitario e per la difficoltà a raggiungere i presidi di salute.

I deserti sanitari sono aree isolate o spopolate con un calo così significativo del numero di medici e di una carenza complessiva di personale sanitario da ostacolare la disponibilità degli operatori sanitari e aggravare le disuguaglianze sanitarie nella popolazione, in particolare tra i gruppi vulnerabili (progetto Ahead).

Deserti sanitari, dove mancano i medici

Mancano allora medici di base e pediatri e quando ci sono, sono oberati di lavoro. Ad Asti ogni pediatra segue oltre 1800 bambini quando ci dovrebbe essere un pediatra ogni 800 minori. A Caltanissetta c’è un ginecologo ospedaliero ogni 40 mila donne, contro una media italiana di poco più di 1 a 4 mila.

Nelle zone periferiche e ultraperiferiche delle aree interne, denuncia Cittadinanzattiva, «è evidente la cosiddetta desertificazione sanitaria, ossia territori in cui le persone hanno difficoltà ad accedere alle cure a causa, ad esempio, dei lunghi tempi di attesa, della scarsità di personale sanitario o delle ampie distanze dal punto di erogazione delle cure. E il problema rischia di non essere colmato dai fondi messi a disposizione dal PNRR. Soltanto il 16-17% delle Case e degli Ospedali di Comunità, infatti, sarà realizzato in queste zone».

Sanità fra sovraffollamento degli studi e carenze

A Nord il fenomeno più diffuso è il sovraffollamento degli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri, che seguono molti più pazienti di quanti ne prevede la normativa, mentre la carenza di ginecologi ospedalieri colpisce Caltanissetta ma anche Macerata, Viterbo, La Spezia e tre province della Calabria (Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza). I numeri vengono dal Report presentato oggi da Cittadinanzattiva, nel corso dell’evento “Bisogni di salute nelle aree interne, tra desertificazione sanitaria e PNRR”.

Alcuni numeri sono impressionanti. Asti e provincia contano meno pediatri per numero di bambini (ogni professionista segue 1813 bambini fra gli 0 e i 15 anni, la media nazionale è di 1/1061 e la normativa prevede circa 1 pediatra per 800 bambini).

Nella provincia di Bolzano ogni medico di medicina generale segue in media 1539 cittadini dai 15 anni in su (la media nazionale è di 1 medico ogni 1245 pazienti, sebbene la normativa fissi tale rapporto a 1/1500).

A Caltanissetta e provincia c’è un ginecologo ospedaliero ogni 40.565 donne (la media italiana è di 1/4132). In questo caso il miglior dato si registra a Roma con un rapporto di 1/2292: in pratica, la situazione in provincia di Caltanissetta è 17 volte peggiore rispetto a chi vive in provincia di Roma.  A Bolzano c’è un cardiologo ospedaliero ogni 224.706 abitanti contro una media nazionale è di 1/6741.

Sono 39 le province dove lo squilibrio fra operatori sanitari e cittadini è più marcato e attraversano l’Italia da Nord a Sud: sono in Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Veneto, Liguria, Emilia Romagna Trentino Alto Adige e Lazio.

 

 

Il progetto AHEAD

L’analisi curata da Cittadinanzattiva ha utilizzato dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute relativi al 2020, riguardo alle seguenti figure sanitarie: pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, cardiologi e farmacisti (questi ultimi tre ospedalieri) per ciascuna provincia italiana. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto europeo AHEADAction for Health and Equity: Addressing Medical Deserts” (finanziato da EU4Health, il quarto programma dell’Unione europea dedicato alla salute in vigore per il periodo 2021-2027) che mira a ridurre le disuguaglianze di salute affrontando la sfida dei “deserti sanitari” in Europa.

L’obiettivo è quello di ottenere un migliore accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle aree più carenti, e un accesso più equo a un numero sufficiente di operatori sanitari qualificati e motivati, a partire dai paesi coinvolti nel progetto: Italia, Moldavia, Paesi Bassi, Romania e Serbia.

Deserti sanitari e PNRR

I fondi e i progetti previsti dal PNRR, Piano nazionale di ripresa e resilienza, avrebbero la potenzialità di ridurre alcuni gap storici, come quello dell’assistenza territoriale in alcune aree del Paese. Ma dal monitoraggio fatto da Cittadinanzattiva, che ha analizzato quante Case e Ospedali di Comunità si prevede di realizzare nelle aree interne appartenenti alle 39 province più in difficoltà, i risultati non sono incoraggianti. Su 1431 Case della Comunità e su 434 Ospedali di Comunità previsti da PNRR, solo poco più di un terzo – 508 Case, pari al 35,5%, e 163 Ospedali, pari al 37,6% – saranno realizzati nelle aree interne.

Saranno scoperti soprattutto gli oltre 5 milioni di cittadini delle aree periferiche e ultraperiferiche, dove sono previsti solo il 16% delle 1431 Case e il 17% dei 434 Ospedali di comunità. La situazione più critica è nelle zone ultraperiferiche di Valle d’Aosta e Liguria dove non è prevista nessuna delle due nuove tipologie di servizi territoriali. In totale, per ben 654.883 italiani che vivono in aree interne periferiche ed ultra periferiche di 7 regioni, non è previsto alcun Ospedale di Comunità: sono in Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Marche.

Commenta Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva: «Mancano dati certi, aggiornati e facilmente reperibili sulla carenza di personale sanitario, e questo non agevola la programmazione degli interventi e la destinazione delle risorse. Le riforme previste anche dal PNRR potranno avere gli effetti sperati, infatti, se all’investimento sulle strutture – case e ospedali di comunità in primis – si affiancherà un adeguamento investimento sul personale. Allo stesso modo occorre dislocare gli spazi di salute rafforzando le aree deboli del Paese e tenendo conto della natura dei territori e non soltanto di una logica aritmetica che guarda esclusivamente al numero di abitanti. Per questo, in occasione della prossima Giornata europea dei diritti del malato, in programma il 18 aprile, promuoveremo una mobilitazione nazionale e locale a difesa del SSN e per una riforma dell’assistenza territoriale che sia davvero a misura dei territori».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Direttrice di Help Consumatori. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, società e ambiente, bambini e infanzia, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Hobby: narrativa contemporanea, cinema, passeggiate al mare.

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