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Migrazione sanitaria pediatrica, i viaggi della salute dei bambini che devono curarsi al Nord

«Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-Nord di dover migrare in altre Regioni per curarsi». La migrazione sanitaria pediatrica, i viaggi della salute e le disuguaglianze fra bambini. L’approfondimento su “Pediatria”

La disuguaglianza fra i bambini non risparmia la salute. E si esprime ancora oggi nei “viaggi della salute”, anche dei più piccoli. Gli spostamenti da Sud a Nord dei minori per curarsi. La migrazione sanitaria pediatrica. Vivere in un territorio, piuttosto che in un altro, causa una minore o maggiore probabilità di cura e questo con tutta evidenza è inaccettabile. Ancor più se si considera che il fenomeno non è affatto nuovo. La mobilità sanitaria pediatrica affonda le sue radici nel passato e persiste tutt’oggi.

«Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-Nord di dover migrare in altre Regioni per curarsi».

È il principale dato che emerge dallo studio pubblicato su “Italian Journal of Pediatrics che ha valutato l’entità della migrazione sanitaria dei minori in Italia, riportato dalla rivista della Società italiana di pediatria.

I bambini residenti al Sud sono stati curati più frequentemente in altre regioni rispetto al quelli residenti nel Centro-Nord: l’11,9% contro il 6,9%. E questo gap è ancora più accentuato nel caso di malattie complesse.

«La mobilità sanitaria, pur interessando tutte le regioni italiane, è particolarmente rilevante nelle regioni meridionali e segnala una carenza di cure pediatriche, che andrebbe rafforzata creando servizi che attualmente non sono distribuiti uniformemente sul territorio», evidenzia lo studio.

Lo studio pubblicato su  “Italian Journal of Pediatrics” ha preso in considerazione tutti i bambini e ragazzi residenti in Italia nel 2019 con un’età inferiore a 15 anni.

«I bambini/ragazzi residenti nel Mezzogiorno rispetto a quelli residenti nel Centro-Nord sono stati curati più frequentemente in altre Regioni (11,9% contro 6,9%), numero che cresce sensibilmente soprattutto quando si considerano i ricoveri ad alta complessità, (21,3% vs 10,5% del Centro-Nord)». (Pediatria, luglio-agosto 2021).

 

migrazione sanitaria pediatrica
Migrazione sanitaria pediatrica, indice di fuga. Magazine SIP Pediatria, luglio agosto 2021

 

La migrazione sanitaria pediatrica: la fuga dei bambini dal Sud

La migrazione sanitaria dei bambini è il tema di un approfondimento su Pediatria, il magazine della società italiana di pediatria (numero di luglio-agosto 2021), che riprende dunque il recente lavoro pubblicato su “Journal of Italian Pediatrics”.

È un problema antico e attuale al tempo stesso e una delle più forti disuguaglianze di salute fra i bambini in Italia.

«Non è più accettabile che nascere o vivere in un determinato territorio sia associato ad una maggiore o minore probabilità di cura e di sopravvivenza, soprattutto se ciò accade nel 2021, e in un Paese come l’Italia», scrive nel magazine la presidente della Società italiana di pediatria Annamaria Staiano.

I bambini del Sud vanno al Centro-Nord per curarsi, per ricevere assistenza, avere una diagnosi o seguire le terapie. È la migrazione sanitaria pediatrica. Si parla oggi di “indice di fuga”.

Si tratta di un fenomeno vecchio e tuttora non risolto, «coinvolge soprattutto i bambini delle Regioni meridionali che registrano complessivamente un indice di fuga dell’11,9%, quasi il doppio di quello delle Regioni del Centro-Nord (6,9%)».

Il fenomeno ha più aspetti. Si va al Nord per una migrazione “fisiologica” nel caso di malattie complesse che richiedono la presenza di un centro specializzato. Ma si va al Nord anche per una sorta di trascinamento o di ritorno, nel senso che si ci reca nei centri specialistici per valutazioni ed esami di controllo che a volte potrebbero essere svolti anche “a casa”, per richiami di visite e così via. E poi si va al Nord per sfiducia verso la sanità del Sud, anche quando (approfondisce il magazine dei pediatri) la diagnosi di partenza è corretta.

L’impatto dei viaggi della salute

I viaggi della salute hanno un impatto psicologico, sociale e familiare pesante. Non solo i bambini del Sud sono penalizzati, insieme alle loro famiglie, perchè costretti a spostarsi. La migrazione sanitaria ha un impatto sull’economia delle regioni coinvolte che devono rimborsare le prestazioni mediche fuori regione.

Un fenomeno collegato sono infatti i costi economici per le Regioni. Il costo della migrazione sanitaria pediatrica nel Sud verso altre regioni è di 103,9 milioni di euro, pari al 15,1% della spesa totale dei ricoveri. L’87,1% di questo costo (90,5 milioni di euro) riguarda la mobilità verso gli ospedali del Centro-Nord.

Per il Molise, per esempio, il trasferimento economico verso regioni del Centro-Nord è pari al è pari al 45,9% di tutte le spese sanitarie per l’assistenza ai minori under 15. In Campania questa percentuale è del 12%: si tratta della regione che spende di più per i ricoveri dei bambini (0-14 anni) fuori regione, con una cifra di 25 milioni di euro.

«Particolare attenzione – ricorda Pediatria – va posta ai bambini con malattie croniche e rare, che sono tra i soggetti che di più contribuiscono alla mobilità sanitaria interregionale a causa della minore presenza di centri di riferimento per patologie complesse nelle Regioni meridionali. Ciò accentua le diseguaglianze sociali in quanto incide notevolmente sui bilanci familiari, già mediamente più bassi, con le spese per viaggi, trasferimenti, soggiorni fuori sede, assenza dal lavoro».

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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