Capi d’abbigliamento per bambini tossici per la salute. La denuncia lanciata qualche giorno fa dalla LAV, Lega antivivisezione, fa il paio con l’inganno alimentare della carne di cavallo che sta scuotendo l’Europa. Forse, però, questo allarme è ancora più grave perché di mezzo c’è la salute dei nostri figli. Sotto accusa gli inserti di vera pelliccia presenti in alcuni capi d’abbigliamento di marche note per bambini tra i 18 mesi e i 12 anni.
giacconeDa un’indagine di laboratorio, commissionata dalla LAV, su 6 capi d’abbigliamento di 5 marche (Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci, Brums), in vendita in Italia (a Milano, Monza, Roma e via web), è emerso che alcune sostanze chimiche potenzialmente molto pericolose sono presenti in valori superiori ai limiti di legge. 
I test eco-tossicologici sono stati condotti dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato, specializzato e tra i più accreditati nel settore del tessile. Le sostanze in questione sono la formaldeide, il pentaclorofenolo, il nonilfenolo etossiliato, alluminio, cromo. Queste sostanze, “controllate” dalla legislazione europea relativa alle sostanze chimiche (Reach), vengono utilizzate dalle aziende per la lavorazione delle pellicce. Essendo potenzialmente molto pericolose per la salute umana, la Lav ha voluto indagare l’eventuale presenza di residui tossici di tali sostanze sui capi d’abbigliamento.
I risultati dei test sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard Reach; alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.
I pochi grammi degli “inserti in pelliccia” utilizzati a decorazione di tali articoli, contengono anche altre sostanze (e in quantitativi preoccupanti), classificate come tossiche o possibili cancerogeni come il PCP Pentaclorofenolo, ma anche TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), nonché tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).
La Lav ha chiesto alle aziende coinvolte e al Ministero della Salute, di ritirare dal mercato a scopo precauzionale i prodotti segnalati e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita; diramare un’allerta RAPEX (Rapid Exchange of Information System of the EU), per avvertire gli altri Paesi Membri della presenza sul mercato UE di capi d’abbigliamento contaminati. Infine, la Lav ha chiesto di vietare l’uso di pelliccia animale.
Dopo la denuncia il Gufo ha annunciato il ritiro immediato dal commercio del Giaccone Piuma per bambini di 18 mesi, in cui sono stati riscontrate sostanze chimiche in concentrazioni molto superiori al consentito.
“Le aziende moda devono assumersi la responsabilità di non immettere sul mercato prodotti contaminati potenzialmente pericolosi ed eticamente riprovevoli come le pellicce animali – afferma Simone Pavesi, responsabile Lav Campagna Pellicce – I consumatori invece, possono limitare l’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente pericolose per se stessi e per i propri figli, astenendosi dall’indossare e dall’acquistare prodotti contenenti anche piccole parti in pelliccia animale. La lavorazione delle pelli prevede il maggiore impiego di sostanze chimiche classificate come potenzialmente tossiche e cancerogene. L’uso di formaldeide, alchilfenoli etossilati, metalli pesanti ecc. comporta immissioni di inquinanti atmosferici, dispersione di sostanze che causano eutrofizzazione delle acque, enorme dispendio energetico oltre ad altre implicazioni negative per l’ambiente”.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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