sanità

Come riconoscere se si è stati vittima di malasanità

In collaborazione con lo Studio Legale Scaramuzzo

Non è raro, purtroppo, apprendere di persone che sono state vittime di malasanità: è possibile in questi casi chiedere un risarcimento dei danni alla struttura sanitaria intervenuta, ma preliminarmente è fondamentale saper riconoscere se è stato compiuto un errore medico e che cosa si intenda esattamente per malasanità.

Che cos’è la malasanità

Il concetto di malasanità è stato teorizzato già nell’Ottocento e si riferisce a diverse problematiche che possono verificarsi in ambito medico e che vanno ad incidere negativamente sulla prestazione sanitaria che il paziente riceve da parte di una struttura o di un professionista, rendendo inutile o addirittura dannoso l’intervento sanitario.

Esistono diverse sfaccettature della malasanità. Le due principali sono:

  • l’errore medico: è una mancanza da parte del professionista sanitario che, a causa di imprudenza, imperizia o negligenza, causa al paziente eventi avversi che sarebbero stati evitabili – dal punto di vista clinico. L’errore medico può essere di tipo diagnostico (basato su una diagnosi errata); terapeutico (quando si sbaglia o non si esegue la corretta terapia), interventistico (quando si sbaglia un intervento chirurgico o di altra natura sanitaria), ecc.
  • la cattiva gestione sanitaria: rivela una mancanza della struttura ospedaliera a livello organizzativo, di igiene, di adeguatezza degli spazi o dei macchinari, ecc.

Come capire se il danno subito è risarcibile

Purtroppo, non tutti i danni che i pazienti subiscono possono essere facilmente riconosciuti e di conseguenza risarciti.

Il danno è certamente risarcibile nel caso in cui sia diretta conseguenza di una carenza della Struttura o dell’errore medico, laddove si sarebbe potuto evitare con una corretta gestione sanitaria del caso.

Le cause più frequenti di morte dei pazienti sono riconducibili a complicanze per malasanità post-operatorie oppure alle cadute di pazienti non adeguatamente sorvegliati. Gli eventi più frequenti che danno diritto a un risarcimento in caso di malasanità, invece, sono da ricondursi a diagnosi o terapie errate.

Per avere diritto al risarcimento in caso di malasanità, dunque, è necessario, grazie all’aiuto di un avvocato esperto in materia, dimostrare che il danno patito vada ricondotto al colposo comportamento sanitario (non a complicanze prevedibili ma non evitabili).

Come ricercare le cause della malasanità

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, l’errore medico va ricondotto a tre fattori principali: la dimostrazione del verificarsi di almeno uno di essi è fondamentale per determinare se si è stati o meno vittime di malasanità. Vediamoli dunque nel dettaglio per imparare a riconoscerli:

  • imprudenza: si verifica quando il medico non valuta attentamente tutti i rischi del caso, agendo con troppa fretta o con troppo ritardo e senza prendere le precauzioni necessarie;
  • imperizia: si verifica quando il medico non dimostra adeguata preparazione o competenze, mettendo in atto interventi sbagliati o non necessari, allontanandosi in modo immotivato dai protocolli standard oppure fornendo diagnosi errate;
  • negligenza: si verifica quando il medico agisce in modo distratto, superficiale, non attento, ad esempio trascurando i sintomi del paziente, non prescrivendo specifici esami o non sottoponendolo a interventi necessari.

Dopo aver capito la causa, è necessario raccogliere delle prove. I documenti più importanti da sottoporre all’avvocato sono le cartelle cliniche del paziente, sia quelle relative alla sua storia pregressa che quelle relative all’evento oggetto di malasanità, corredate da eventuali esami diagnostici, ecc.

L’iter per ottenere il risarcimento in caso di malasanità

Bisogna sapere che il risarcimento economico in questi casi non è sempre facile da ottenere, né tantomeno immediato: affidandosi ad un bravo avvocato, specializzato nel settore, è più probabile vedersi riconoscere un risarcimento congruo, seguendo l’iter giudiziario più adeguato al caso concreto.

Si parte dalla valutazione medico-legale sulla base delle prove e della documentazione fornita e dall’analisi di tutti gli aspetti giuridici, fino ad arrivare alla gestione operativa della pratica e all’iter giudiziale condotto dall’avvocato al fine di dimostrare la condotta colposa sanitaria ed ottenere l’adeguato risarcimento.


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