Un aumento di 1 centesimo a sigaretta, ossia 20 centesimi su un pacchetto. È questa la proposta del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per contrastare il consumo di sigarette nel nostro Paese. La strada dell’aumento del prezzo è una strada già percorsa con successo da altri Paesi come l’Australia, la Norvegia e l’Irlanda. La proposta, grazie alla quale si potrebbero recuperare più di 700 milioni di euro ogni anno, è stata accolta con ottimismo dall’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

Il prof. Carmine Pinto, presidente dell’associazione, spiega: “Più di un anno fa, la nostra società scientifica sostenne una campagna per l’istituzione di un Fondo Nazionale per l’Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco – ‘1 centesimo a sigaretta’ – per colpire uno dei principali fattori di rischio oncologico e garantire l’accesso a tutti i pazienti ai farmaci innovativi”.

Il Governo italiano nell’ottobre 2016 istituì per la prima volta un Fondo di 500 milioni di euro da destinare alle nuove terapie anticancro. “Chiediamo”, sottolinea il prof. Pinto, “che venga previsto anche per il 2018 un adeguato Fondo Nazionale per i farmaci innovativi in Oncologia e che questo Fondo sia destinato alla copertura dei costi non solo dei farmaci ma anche dei test richiesti dall’agenzia regolatoria per gli stessi farmaci. Uno strumento per garantire il Fondo anche nell’immediato futuro potrebbe essere proprio l’aumento del prezzo delle sigarette. Se non vengono individuate risorse aggiuntive, nel prossimo futuro si può concretizzare il rischio che i malati non siano curati con le terapie più efficaci”.

D’altra parte, sul fatto che il fumo faccia male ci sono pochi dubbi. “Più di centomila casi di tumore ogni anno in Italia sono dovuti al fumo di sigaretta. L’85-90% dei tumori del polmone, il 75% di quelli di testa e collo e della vescica, il 25-30% di quelli del pancreas sono imputabili al tabagismo”, denuncia il Prof. Pinto.

Secondo l’American Cancer Society, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% di tutte le morti. In Italia questa stima corrisponde a più di 180mila decessi annui evitabili, dovuti a tumori, malattie cardiovascolari e dell’apparato respiratorio.

È importante sottolineare che smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, si riduce la probabilità di avere una diagnosi di cancro del polmone. Proprio quest’ultima è la neoplasia che risente di più del vizio. La probabilità di svilupparla aumenta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori e fino a 20 volte nelle persone che consumano oltre 20 sigarette al giorno.


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