“Occorre una legislazione nazionale sull’attività di tatuaggio, la cui assenza oggi va a discapito sia dei consumatori che dei professionisti”. E’ quanto dichiara Lamberto Santini, presidente dell’Adoc, commentando la notizia relativa al decesso di una giovane donna a seguito di un tatuaggio, forse per una reazione allergica all’inchiostro utilizzato. Il Presidente dell’Adoc è convinto che “attraverso una legislazione nazionale potrebbe anche essere ridefinito l’intervento di vigilanza e controllo da parte delle Istituzioni sanitarie riservato direttamente all’Istituto Superiore della Sanità, in modo da risultare più efficiente e operativo. Va prevista anche la creazione di un Albo nazionale di riferimento dei tatuatori, oggi totalmente assente, che garantirebbe maggiori tutele agli stessi operatori del settore e ai clienti.  Andrebbe prevista anche un’assicurazione obbligatoria a carico degli esercenti l’attività di tatuaggio che copra ogni eventuale danno subito dal cliente durante l’intervento”.
L’Adoc crede che è opportuno che la nuova normativa debba prevedere, a vantaggio della trasparenza, dell’informazione e della salute dei consumatori e come forma di lotta alla contraffazione, anche l’indicazione completa e in continuo aggiornamento delle sostanze consentite e di quelle ritenute tossiche; un’adeguata e corretta etichettatura dei prodotti utilizzati, che indichi la data di scadenza degli stessi, la composizione e la garanzia di sterilità del prodotto.  In ultimo, riteniamo sia opportuno prevedere l’obbligo, in capo al cliente, di effettuare prove allergiche pre-intervento o presso le strutture sanitarie o presso i locali dove si esercita l’attività, tarate sui componenti dei prodotti che verranno utilizzati, miranti ad escludere l’eventualità di reazioni allergiche e, in presenza di una risposta positiva ai test, a impossibilitare la realizzazione dell’opera o ad adottare materiali non lesivi della salute del consumatore.  Negli ultimi 5 anni, di pari passo con il crescente ricorso alla pratica del tatuaggio, del piercing e del trucco permanente, sono raddoppiate anche le reazioni allergiche susseguenti tali interventi. Stimiamo che circa un terzo dei consumatori tatuati abbia sviluppato, nel corso del tempo, reazioni allergiche, siano esse lievi o gravi, localizzate o invasive dell’intero organismo.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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