Roma rischia di rimanere senz’acqua. La minaccia si rincorre da giorni, con lo scontro in atto fra Regione Lazio e Acea. La prima ha infatti deciso di sospendere i prelievi di acqua dal Lago di Bracciano a partire da venerdì 28 luglio per evitare il disastro ambientale, mentre Acea ha accolto la decisione della Regione con l’annuncio di uno stop a turno nell’erogazione d’acqua nella Capitale. Questa porterebbe al razionamento per un milione e mezzo di romani.

Ora la speranza è che, da qui a venerdì, si intervenga per scongiurare la drastica misura e allo stesso tempo mantenere l’intervento a tutela del lago. Secondo fonti stampa, il piano annunciato da Acea di fronte alla misura della Regione prevede lo stop a turno dell’erogazione di acqua per otto ore consecutive per circa un milione  e mezzo di romani, che dovrebbe scattare quando saranno sospesi i prelievi di acqua dal lago di Bracciano, a partire dal prossimo 28 luglio. La Regione è stata infatti costretta a decidere la sospensione delle captazioni dal lago, ormai a rischio disastro ambientale, per ripristinare lo stato di salute del bacino. All’intervento della Regione Lazio l’Acea ha risposto con parole durissime, parlando di “una decisione unilaterale e illegittima, che comporterà una serie di gravi conseguenze per i cittadini di Roma. La drastica riduzione dell’afflusso di acqua alla rete idrica della Capitale ci costringerà, infatti, a mettere in atto una rigida turnazione nella fornitura che riguarderà circa 1.500.000 romani”.

Ma sull’annuncio è polemica. Per il Comitato Difesa del Lago di Bracciano l’azienda starebbe veicolando un messaggio decisamente allarmista, mentre si rincorrono le stime che denunciano come a Roma vada persa nella rete circa il 40% dell’acqua – Legambiente Lazio dice che sul territorio provinciale di Roma “condutture colabrodo” perdono il 44,4% dell’acqua. Per l’associazione ambientalista, arrivata nella zona con Goletta dei Laghi, “lo stop della regione alle captazioni da parte di Acea è un atto necessario per salvare il lago. Ora si inizi a prevenire l’emergenza. Subito al lavoro per una diversa gestione della risorsa idrica e il Comune di Roma si attivi per piano di adattamento al clima per tutta l’area urbana”. Da metà dicembre 2016, prosegue Legambiente Lazio, le sorgenti che portano acqua nella Capitale sono in diminuzione per un inverno senza pioggia e neve, e per mantenere acqua nelle tubature di Roma, Acea ha captato fino a 2.600 litri al secondo in questi mesi nel Lago di Bracciano. Ora il livello del lago è sotto di 140 cm dallo zero idrometrico, con forti ripercussioni sull’ecosistema.

Dal Comitato Difesa Lago di Bracciano si valuta positivamente lo stop al prelievo d’acqua ma con parole molto critiche nei confronti di Acea. Dice il Comitato: “Occorre contrastare con forza il messaggio allarmistico che Acea sta veicolando tramite i mezzi di informazione, secondo il quale l’intervento della Regione la costringerà a razionare l’acqua per 1.500.000 cittadini. Quanto affermato da Acea appare assolutamente inverosimile sulla base dei dati forniti da Acea stessa”.

Il Comitato racconta che il 13 luglio di quest’anno Acea “ha comunicato formalmente alla Regione Lazio di avere già posto in essere degli accorgimenti e dei lavori per il risparmio idrico che, a quella data, gli avevano consentito di recuperare ben 1.770 litri/secondo di acqua. Tale informazione è pervenuta al Comitato tramite la nota ufficiale della stessa Regione Lazio, recapitataci in risposta alla nostra istanza di intervento. Se si pensa che in questo periodo Acea Ato 2 sta prelevando dal lago di Bracciano circa 1.200 l/s di acqua, si capisce facilmente che, alla luce del recupero di risorsa idrica che Acea stessa dice di avere effettuato, il prelievo dal lago di Bracciano è diventato del tutto superfluo e sovrabbondante”. Prosegue il Comitato: “Sottraendo ai 1.770 l/s recuperati i circa 1.200 l/s captati dal lago di Bracciano, infatti, si ottiene che, rispetto a prima del 13 luglio 2017, Acea può addirittura contare su un surplus di acqua pari a circa 570 l/s. Non si capisce, peraltro, perché Acea non abbia adottato tali piccoli accorgimenti e non abbia effettuato tali lavori già mesi o addirittura anni fa. Se lo avesse fatto si sarebbe risparmiata un’enorme quantità di acqua e verosimilmente la crisi del lago di Bracciano non si sarebbe affatto verificata”. Per il Comitato, dunque, il numero di cittadini coinvolti da eventuali provvedimenti di razionamento dell’acqua è ritenuto spropositato e “privo di fondamento”.

Il Comitato rivendica poi la necessità di continuare l’azione in difesa del lago: “Quella che si apre adesso è la fase più delicata e dobbiamo essere più uniti che mai nel portare avanti la difesa del lago. Ogni istituzione deve fare la sua parte, ivi compreso il Parco Naturale di Bracciano-Martignano, cui abbiamo inoltrato un’istanza di intervento in data 26 giugno 2017, ancora priva di riscontro”.


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