Si torna a scuola con il Green pass, le nuove regole

Si torna a scuola con il Green pass, le nuove regole

«Con scuole secondarie ancora chiuse da dieci mesi e i limiti ormai riconosciuti della DAD, sono minati i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con essi il futuro dei nostri ragazzi e ragazze e del nostro Paese». È il messaggio principale dell’appello per la scuola in presenza lanciato oggi da associazioni, studenti e genitori (ci sono fra gli altri ActionAid , Forum Disuguaglianze e Diversità, Priorità alla Scuola, Unione degli Studenti) che chiedono una scuola in presenza per gli adolescenti.

E chiedono che «le scuole di ogni ordine e grado vengano riaperte in presenza da gennaio e chiuse in modo parziale o totale solo nel caso in cui non ci fossero altre misure possibili per contenere l’epidemia, cioè in caso di lockdown totale».

Adolescenti invisibili e senza scuola in presenza

Nei provvedimenti seguiti alla pausa di Natale gli adolescenti sono “ancora invisibili”, denunciano i promotori del documento.

A rientrare in classe sono stati solo studenti e studentesse di pochissime regioni, che fra l’altro stanno procedendo in ordine sparso nella didattica a distanza.

L’appello per la scuola in presenza è stato consegnato questa mattina al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti da una rappresentanza della comunità scolastica, associativa, scientifica, culturale del Paese.

L’appello per la scuola in presenza

«Negli ultimi dieci mesi a partire dal 5 marzo milioni di adolescenti italiani sono andati a scuola in presenza per non più di 3 settimane – evidenzia la denuncia – Giovani ragazze e ragazzi italiani hanno perso globalmente decine di milioni di ore di lezione; hanno visto trasformate le relazioni di formazione con i docenti in lezioni a distanza che, per circa un quinto dei casi, non sono state pienamente fruibili; hanno interrotto i contatti con i propri coetanei, amici, amori; hanno perso un luogo di riferimento e protezione. I livelli di rendimento dei più svantaggiati sono peggiorati di più rispetto a quelli dei compagni meno svantaggiati con un aumento della divaricazione sociale. Sono aumentati gli abusi sui minori e i casi di maltrattamento in casa. Sono aumentati i casi di malessere psicologico: ansia, disturbi del sonno, regressione, comportamenti a rischio».

 

studente università

 

Scuola in presenza, le richieste

La situazione è grave. La scuola in presenza, con le misure di distanziamento e di protezione, “non è un driver dell’infezione”, dicono i promotori ricordando gli studi dell’Istituto superiore di sanità e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Gli studi dell’ISS dicono che nel periodo dal 31 agosto al 27 dicembre la scuola è stata responsabile solo del 2% dei focolai dell’epidemia in Italia.

I promotori dell’appello per la scuola in presenza chiedono dunque di dare priorità alla scuola, di promuovere studi scientifici sul contagio nelle scuole. Chiedono che i servizi di trasporto pubblico si adeguino alle esigenze della scuola e non viceversa, anche con l’adozione di misure straordinarie. Chiedono monitoraggi rapidi in presenza di casi sospetti e che i lavoratori della scuola siano considerati tra le categorie prioritarie per la vaccinazione.

«La strategia italiana è stata ed è ad oggi fondata sulla chiusura delle scuole superiori, e non basata sui dati e sulle evidenze scientifiche che vedono il contagio diffondersi maggiormente in altri luoghi che invece vengono mantenuti aperti – ha detto Costanza Margiotta, docente universitario e promotrice di Priorità alla Scuola – È necessario che i nostri rappresentanti invertano la rotta, ascoltino le richieste che arrivano dalle comunità scolastiche, diano priorità alla scuola, ritornino ad essere garanti della tutela dei diritti costituzionali e dei minori, attualmente violati dalle disposizioni governative italiane».

Fra le richieste di medio e lungo periodo, i firmatari dell’appello sollecitano un piano strategico per il mondo dell’istruzione: che l’investimento nella scuola, infrastrutture e personale, sia preminente nelle scelte del governo, in modo da garantire la sicurezza e permettere un’offerta formativa migliorata per recuperare almeno in parte il gap accumulato.

L’appello è stato contestualmente inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, al Ministro Francesco Boccia in qualità di Presidente della Conferenza Stato e Regioni, alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, alla Presidente della Commissione Infanzia e Adolescenza Licia Ronzulli, all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti, a tutti i capigruppo parlamentari.

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