Quante vittime fa l’antibiotico-resistenza? 50 mila decessi ogni anno solo in Europa e negli Stati Uniti, centinaia di migliaia in altre parti del mondo, e da qui al 2050 potrebbe provocare la morte di 10 milioni di persone l’anno. Le stime sono di uno studio britannico citato dal Ministero della Salute italiano nel Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza 2017/2020, diffuso in occasione della Settimana mondiale della consapevolezza antibiotica dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

In occasione di questa settimana, celebrata fino al 19 novembre, il Ministero della Salute ha infatti presentato il nuovo Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020. Questo, spiega il Ministero, “individua strategie coerenti con le indicazioni fornite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nell’ottica dell’approccio one health, “una salute”, per affrontare e contrastare in maniera efficace un fenomeno, che non riguarda solo l’ambito umano, ma interessa da vicino anche il settore veterinario e quello della produzione degli alimenti, senza dimenticare le ripercussioni sull’ambiente.”

Il piano individua sei ambiti di intervento: sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni, uso corretto degli antibiotici, formazione, comunicazione e informazione, ricerca e innovazione. Il Piano, come detto, cita uno studio britannico per inquadrare il rischio collegato all’antimicrobico-resistenza o AMR (termine più generale usato a livello internazionale). Si legge nel Piano: “la più recente ed esaustiva analisi effettuata per conto del Governo Britannico ha calcolato che gli effetti dell’AMR causano circa 50.000 decessi ogni anno solo in Europa e negli Stati Uniti, a cui si aggiungono centinaia di migliaia di morti in altre aree del mondo. Nella stessa analisi è stato anche stimato che, in assenza di interventi efficaci, il numero di infezioni complicate da AMR potrebbe aumentare notevolmente nei prossimi anni, arrivando, nel 2050, a provocare la morte di 10 milioni di persone l’anno”. Nello stesso rapporto si stima che l’antimicrobico-resistenza entro il 2050 potrebbe portare nei paesi Osce a una perdita economica cumulativa compresa fra 20 e 35 miliardi di dollari.

Il Piano italiano è stato però criticato dal CIWF Italia, associazione per la protezione degli animali da allevamento, perché ritenuto poco ambizioso. In occasione della Settimana sull’uso consapevole degli antibiotici, il CIWF si è rivolto al Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina perché appoggi il divieto dell’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti in UE, così come votato dal Parlamento Europeo l​o scorso anno. L’appello arriva dopo l’approvazione in Italia del Piano nazionale contro l’antibiotico resistenza che, secondo CIWF, “ha mancato completamente gli obiettivi, contiene elementi non chiari, e non prende in considerazione minimamente i suggerimenti delle ONG che, tra l’altro, avevano chiesto proprio il divieto dell’uso preventivo negli allevamenti”.

Nel nostro Paese l’uso degli antibiotici negli allevamenti è fra i più alti in UE e lo stesso vale per i livelli di resistenza, sia negli animali che negli uomini”, ricorda il CIWF. Per l’associazione però il Piano nazionale contro l’antibiotico-resistenza redatto dal Ministero della Salute “ha mancato completamente gli obiettivi e non ha tenuto minimamente in considerazione i suggerimenti di ben 20 ONG. Il Piano infatti, fra l’altro,  non prevede nessun tipo di divieto dell’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti, così come suggerito da CIWF, e contiene elementi poco chiari riguardo alla definizione degli obiettivi di riduzione, che restano in ogni caso decisamente troppo poco ambiziosi. Il Piano – prosegue l’associazione – prevede inoltre giornate di sensibilizzazione oganizzate in collaborazione con l’industria farmaceutica e tavoli di lavoro con i produttori di carne, ma nessun coinvolgimento della società civile tramite le ONG che si occupano dell’argomento e che da molti mesi chiedono invano maggiore trasparenza”.

Sostiene Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus: “Chiediamo con forza al Ministro dell’Agricoltura Martina di supportare nel Consiglio dell’Unione Europea il divieto dell’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti. Ora più che mai è fondamentale che l’Italia prenda una posizione chiara e netta a favore della salute dei cittadini e del benessere animal , entrambi danneggiati dall’abuso di antibiotici in zootecnia.  Sarebbe questo il segno che anche in Italia si inizia a percorrere veramente la via di una qualità reale e non espressa solo nel richiamo delle etichette.”

 

@sabrybergamini


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