Torna la bolletta mensile per i servizi telefonici e la pay tv. Ieri, infatti, la commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento che ripristina la fatturazione a 30 giorni. Se ci dovessero essere variazioni illegittime rispetto a quanto stabilito, si applicherà un indennizzo forfetario pari a 50 euro, maggiorato di 1 euro al giorno oltre la scadenza indicata dall’Agcom per cessare la condotta indebita. Previsto anche il raddoppio delle sanzioni, che diventano da un minimo di 240mila euro a un massimo di 5 milioni.

Nell’emendamento presentato dal senatore Silvio Lai rientrano “imprese telefoniche, tv e servizi di comunicazione elettronica” con l’esclusione di promozioni non rinnovabili o inferiori al mese. Sono escluse, invece, gas e luce perché “i costi sono vincolati ai consumi”. Gli operatori avranno “120 giorni per adeguarsi” e dovranno garantire “informazioni chiare e trasparenti sulle offerte”. Dovranno anche precisare “se la fibra arriva al domicilio o solo alla centrale”.

Era importante che si ponesse fine a una vicenda che sta molto a cuore ai cittadini”, afferma il senatore Lai

Una vittoria importante per i consumatori. Accolte le nostre richieste sull’estensione alle pay tv, l’aumento delle sanzioni e l’indennizzo forfettario”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Mancano, però, gli indennizzi per il pregresso. Se non saranno inseriti nel testo finale della legge, li chiederemo all’Autorità delle Comunicazioni”, conclude Dona.

“Imporre la tariffazione mensile senza intervenire sugli aumenti e sull’allargamento del mercato significa guardare il dito e non la luna”, dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc. Il cambio di fatturazione a 28 giorni operato dalle Telco, dicono dall’associazione, è stato solo un escamotage per imporre un aumento del canone, mediamente pari all’8,6%. Una prassi che ha penalizzato gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole e delle pratiche commerciali scorrette.

L’emendamento, spiega Adoc, ha come pregio quello di imporre una maggiore trasparenza sull’operato delle aziende, ma non prevede significative novità né sul piano sanzionatorio né sul mercato in sé. “Si sarebbe dovuto sancire il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione, per tutti i servizi. Un cambio di fatturazione dovrebbe, infatti, essere necessariamente basato su una riproporzione delle precedenti condizioni economiche, il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti. Altrimenti, come in questo caso, stiamo parlando di un aumento nascosto”, sottolinea Tascini.


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