Un medico del italiano, over 50 può arrivare a svolgere 5 turni notturni al mese nelle regioni meridionali. Se vive al nord, la media si ferma a 3. Gestisce circa 50 pazienti per ogni turno di notte, ma può arrivare a 200 e oltre, specie se lavora nel nord-ovest. La quasi totalità dei medici in turno notturno si è trovata con una certa frequenza a dovere fronteggiare contestualmente due urgenze cliniche. I numeri diffusi da Anaao Assomed sono relativi ad un’indagine appena conclusa tra i medici italiani e descrivono un quadro allarmante, di rischio e di fatica. Non hanno nulla di virtuale, infatti, le conseguenze di anni di definanziamento della sanità, di blocco del turn-over, di taglio dei posti letto. E quello che più preoccupa è toccare con mano il livello di in-sicurezza che deriva dai provvedimenti di questi anni: dall’indagine è infatti emersa la scarsa considerazione delle strutture aziendali per la gestione del rischio clinico. Avere in affidamento oltre 100 pazienti per turno di guardia, con punte superiori ai 200, non può che diminuire la sicurezza delle cure, il rischio sia per il medico che per il paziente, mettendo a repentaglio anche la qualità dell’assistenza.
Alla domanda se l’aumento di mortalità denunciato dall’Istat nei mesi scorsi sia percepito da chi opera in ambito ospedaliero, il 49% ha risposto negativamente, il 37% non ha saputo rispondere e solo il 14% si è espresso in maniera affermativa. Analizzando nel dettaglio la risposta affermativa, si nota che i medici che hanno avuto maggiormente questa percezione operano nei presidi di medie-piccole dimensioni e che essa è prevalente nei medici sottoposti ad uno sfavorevole rapporto numerico medico/pazienti e ad un maggior carico di lavoro.
L’indagine ha messo in evidenza che, nonostante l’entrata in vigore della norma sul rispetto dell’orario di lavoro, il 44,7% degli intervistati supera il limite settimanale delle ore lavorative previsto dalla legge, e più della metà lavora extra orario senza alcuna remunerazione. L’entrata in vigore della Legge 161/2014 non è stata preceduta né accompagnata da necessari processi di riorganizzazione e di adeguamento della dotazione organica.
Numeri preoccupanti anche quelli che si riferiscono ai posti letto. I tassi di occupazione sono elevatissimi (nel 92% delle risposte) e l’appoggio del paziente in setting non appropriati è oramai un dato strutturale ( rilevato nel 73% delle risposte). Le dimissioni dei pazienti sono spesso affrettate (59% delle risposte) e con scarso coordinamento ospedale/territorio, testimoniato in maniera emblematica, dal non aver ricevuto notizie dopo averlo dimesso, dell’avvenuta morte di un paziente terminale da parte della famiglia e/o del medico di medicina di generale. Il 45,38% non ha ricevuto mai alcuna informazione, il 39% raramente e solo il 15,61% ha risposto affermativamente. Filtrando i dati per specialità, si osserva come solo nei reparti oncologici si evidenzi un elevato feedback (70%) da parte dei familiari e/o dell’assistenza territoriale, rispetto per esempio ai reparti di Geriatria (19% circa) e di Medicina Interna (12%), nonostante anche qui vi siano frequentemente dimissioni di malati terminali.
“Sono numeri che dovrebbero far riflettere chi Governa e che ha il compito di intervenire per cambiare verso alla sanità pubblica”, commenta il Segretario Nazionale dell’Anaao Assomed Costantino Troise.


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