148 “Sì”, 91 “No” e il disegno di legge di conversione del decreto sulle banche venete per il quale il governo ha chiesto il voto di fiducia passa l’esame del Senato. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, diventa così legge. Il provvedimento facilita la liquidazione coatta amministrativa della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, garantendo la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio. Subito dopo la decisione dell’Aula, le associazioni dei consumatori hanno reagito con decisione, mettendo in evidenza come non siano stati affatto tutelati gli interessi violati dei piccoli azionisti delle due banche fallimentari.

Movimento Consumatori, in particolare, critica duramente le dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, secondo il quale non sono percorribili strumenti di tutela per i piccoli azionisti delle due popolari venete in liquidazione in quanto “chi compra azioni di una società”, ha dichiarato il Ministro in esito ad un’interrogazione di ieri sulle iniziative volte alla tutela dei risparmiatori danneggiati da situazioni di dissesto bancario, “sia pure di una banca, assume un rischio elevato che contempla la possibilità di perdere interamente l’investimento”.

Eppure, evidenzia l’associazione, molti degli azionisti hanno originariamente acquistato obbligazioni convertibili che non presentano un livello di rischio distante dalle obbligazioni subordinate.

Le banche popolari, inoltre, non erano quotate in borsa e le azioni ‘illiquide’ delle stesse non erano negoziabili, quindi anche ‘a valle’ degli acquisti sollecitati dalle filiali, nel corso dei quali le azioni sono state sempre presentate come titoli sicuri e (diversamente dal vero) ‘vendibili’, l’azionista non era in condizione di gestire il rischio in relazione alle notizie societarie. La gran parte delle vendite delle azioni è avvenuta in palese violazione di ogni dovere di condotta degli intermediari, con la conseguenza che a nessuno dei piccoli azionisti è stato mai rappresentato il rischio affrontato.

In molti casi l’acquisto delle azioni è stato illegittimamente finanziato dalla banca con la conseguenza che gli azionisti rimarrebbero esposti al pagamento dei prestiti ricevuti nei confronti di Intesa Sanpaolo, non potendo eccepire in compensazione il danno derivante dall’illegittima vendita delle azioni da parte della banca;

Riteniamo che il decreto sia ingiusto e che debba essere modificato”, dicono da Movimento Consumatori, “in quanto pregiudica decine di migliaia di vittime di illeciti gravissimi che minano valori fondamentali, quali la tutela del risparmio sancita dall’art. 47 della Costituzione. Le modalità di approvazione del decreto, sotto il ricatto del recesso di Intesa in caso di modifiche sostanziali, è una gravissima e inaccettabile ferita per la democrazia e la supremazia del Parlamento.

Occasione perduta”, commenta Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori. “Aver posto la fiducia non ha consentito di apporre al testo modifiche che avevano registrato un ampio consenso e che avrebbero permesso di ampliare la platea di chi poteva accedere al ristoro forfettario”.

“Quanto agli azionisti, ci si continua a dimenticare che non sono speculatori che hanno consapevolmente acquistato prodotti rischiosi, illudendosi di poter far soldi facili, ma risparmiatori innocenti, ingannati, vittime di illeciti”, conclude Dona.


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