Basta col commercio di strumenti di morte e tortura. Perché se è vero che il diritto internazionale mette al bando la tortura, è altrettanto vero che strumenti ideati e pensati per recare atroci sofferenze continuano a essere commercializzati in tutto il mondo. Sono farmaci per iniezioni letali, manganelli chiodati, cinture a scarica elettrica, aste che infliggono shock elettrici: un campionario di atrocità impressionante. L’Unione europea vuole fermare questo commercio.

Così la Commissaria per il Commercio Cecilia Malmström ha annunciato che l’UE lancerà un’Alleanza internazionale per un commercio libero da tortura. L’obiettivo è quello di porre fine agli scambi di merci usate per la pena di morte e la tortura. L’Alleanza, frutto della collaborazione fra Ue, Argentina e Mongolia, sarà lanciata  ufficialmente il 18 settembre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e mira a conquistare l’adesione di una cinquantina di paesi di tutto il mondo. In occasione del lancio, gli aderenti firmeranno una dichiarazione politica comune, mentre il sito web dell’Alleanza è già online all’indirizzo www.torturefreetrade.org.

“L’Alleanza per un commercio libero da tortura – spiegano da Bruxelles – è un’iniziativa congiunta di paesi di tutto il mondo intesa ad arrestare gli scambi di merci utilizzate per la tortura e la pena di morte. Nonostante il diritto internazionale vieti la tortura in qualsiasi circostanza, gli strumenti utilizzati per infliggere dolore e morte sono tuttora commercializzati in tutto il pianeta”. I paesi che parteciperanno aderiranno a quattro punti d’azione: l’adozione di misure per controllare e limitare le esportazioni di queste merci; la capacità di dotare le autorità doganali di strumenti adeguati, con la realizzazione di una piattaforma per monitorare i flussi commerciali; la messa a disposizione di assistenza tecnica per aiutare i paesi a redigere e attuare norme che vietino questo commercio; lo scambio di pratiche per controlli efficienti.

Sostiene la Commissaria Malmström: “L’unico fine di questi prodotti è infliggere dolori atroci e uccidere esseri umani. Non possiamo permettere che siano commercializzati come fossero merci qualsiasi. È giunto il momento di intraprendere azioni concrete per dire una volta per tutte ‘basta’ a questo commercio esecrabile. Le norme dell’UE in questo campo hanno ottenuto risultati positivi, ma i produttori di queste merci cercano di eludere la legislazione – prosegue la Commissaria – Più paesi aderiscono, più la nostra cooperazione sarà efficace. Nella mia carriera di Commissaria e deputata al Parlamento europeo, ho incontrato in varie occasioni vittime di tortura: rifugiati, detenuti politici, condannati a morte. Credo fermamente che la politica commerciale possa contribuire a rafforzare i diritti umani in tutto il mondo”.

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