Il 38,3% degli italiani ha almeno una fra le principali patologie croniche (ipertensione, artrite/artrosi, malattie allergiche, osteoporosi, bronchite cronica e asma bronchiale, diabete). Uno su cinque ne affronta due o più nello stesso momento. In questo universo di quasi 20 milioni di persone, solo il 42% dichiara di vivere la malattia senza troppe difficoltà. Sono questi i principali risultati che si leggono nel “XIV Rapporto annuale sulle politiche della cronicità”, presentato questa mattina da Cittadinanzattiva.
A destare le maggiori preoccupazioni sono soprattutto le conseguenze di una lunga stagione di tagli e riduzione delle risorse economiche a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale che ha portato ad una sostanziale contrazione dei servizi disponibili. “Il finanziamento attribuito dal Servizio Sanitario Nazionale alla gestione delle malattie croniche è più basso della media dell’Europa a 14 del 29%”, ha dichiarato Goffredo Freddi, responsabile Public Affairs di MSD Italia, nel suo intervento di apertura.
Il 76% delle associazioni di malati cronici considerate dallo studio esprime infatti perplessità sulla gestione attuale di questo tipo di patologie per le quali lamenta una consistente riduzione del personale nei centri specialistici (70%). L’immediata ripercussione di questa contrazione si riversa sulle liste d’attesa, più lunghe nel 62% dei casi. Molti reparti sono stati chiusi (57% delle segnalazioni) e le ore destinate alla riabilitazione sono diminuite il 42% delle volte, così come anche le agevolazioni per l’assistenza domiciliare (37%).
In assenza di una struttura sanitaria di supporto, i malati cronici devono mettere in campo una vera e propria “Arte di arrangiarsi” in cui le famiglie dei malati assumono un ruolo chiave nel fornire l’assistenza necessaria. La prima difficoltà che si presenta in questo caso è quella di riuscire a conciliare il lavoro con i tempi necessari all’assistenza che, nel 57% dei casi viene risolta con un passaggio al part time. Ma sono in tanti a supplire alle carenze assistenziali affidandosi ad un aiuto esterno (42%).
“E meno male che la sostenibilità era tra le priorità del Servizio Sanitario Nazionale”, ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato. “Per quanto riguarda la gestione delle patologie croniche mi sembra che siamo decisamente in ritardo con l’allineamento della realtà alle scadenze del Patto per la Salute che prevedeva un Piano Nazionale delle cronicità già per dicembre 2014 e un’Intesa sulla continuità assistenziale ospedale-territorio, la cui realizzazione era prevista per ottobre dello stesso anno”.
“L’unico caso in cui i canali mediatici rivolgono l’attenzione ai malati cronici è quando si verificano gli eclatanti casi di falsi invalidi. Per il resto chi deve affrontare giornalmente una malattia cronica vive uno stato di abbandono ed esclusione”, sottolinea Anna Lisa Mandorino, vice segretario generale di Cittadinanzattiva. “Dal nostro punto di vista l’unico antidoto possibile a questa situazione è aumentare il grado di partecipazione dei cittadini e delle associazioni per farsi portavoce di un interesse generale”.
La burocrazia aggiunge complessità ad un sistema già di per sé complicato come quello delle pratiche per il riconoscimento dell’invalidità: tempi lunghi (72%), mancanza di informazioni (56%), procedure complesse (45%) rendono l’iter un percorso a ostacoli e le misure di semplificazione introdotte dalla legge 114/2014 non sembrano al momento pienamente applicate.
“Siamo in ritardo sull’aggiornamento di molti aspetti, primo fra tutti la definizione dei nuovi LEA che da 15 anni attendono di essere aggiornati ai tempi e ai bisogni attuali”, sottolinea Aceti, “Per questo chiediamo al Ministero e alle Regioni l’impegno ad un confronto preventivo con le associazioni per offrire un contributo ed evitare brutte sorprese”.


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