La conoscenza in materia finanziaria delle famiglie italiane continua ad essere tendenzialmente basse. Lo dice la Consob nel Rapporto 2016, evidenziando che ben il 20% della popolazione non ha dimestichezza con nessuno strumento finanziario e solo il 40% è in grado di dare una definizione precisa dei concetti finanziari di base (inflazione, rapporto rischio/rendimento). Da non sottovalutare l’affermazione fatta dall’8% degli investitori che dichiarano non sapere in cosa hanno messo il proprio denaro. Livelli di alfabetizzazione così bassi non permettono di comprendere l’andamento dei mercati e dei nuovi fenomeni in atto e può portare ad errori di valutazione che possono rivelarsi molto pericolosi per il portafoglio.

Il processo decisionale che porta all’investimento infatti, non fondandosi su basi tecniche, è guidato da altri fattori. Così il 24% decide per conto proprio, il 38% si affida ai consigli di amici e parenti, il 285 chiede il parere di un professionista e solo il 10% si affida ad un esperto di investimenti. La diversificazione del portafoglio di investimenti non rientra nelle inclinazioni degli investitori italiani che nella maggior parte dei casi preferiscono prodotti a basso rischio e alto rendimento.

I fattori che incidono maggiormente sulla scarsa partecipazione ai mercati finanziari sono la mancanza di soldi da investire (60%), la paura di subire delle perdite (20%) e di esporsi alle fluttuazioni dei mercati (15%) e la scarsa fiducia riposta negli intermediari finanziari (10%). Ne consegue che mentre in tutta l’eurozona la ricchezza delle famiglie tende ad aumentare (+3,5% nel 2015), in Italia resta pressochè invariata (+0,4%).


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