La proposta di un disegno di legge per regolamentare la sharing economy piace alle associazioni dei consumatori che cominciano già ad ipotizzare la linea da tenere per fare in modo che sia tutelata la concorrenza ma anche i diritti dei consumatori. La sharing economy è un fenomeno in crescita che tocca non solo gli aspetti economici, ma anche quelli culturali e legati al consumo sostenibile e a un uso efficiente delle risorse. Altroconsumo ha avanzato l’idea di una revisione dell’attuale disegno di legge in modo che si possa garantire la migliore efficienza con meno burocratizzazione. La richiesta ufficiale, inviata alle istituzioni (X Commissione Camera dei Deputati- Attività produttive, Commercio e Turismo- e IX Commissione Camera dei Deputati- Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) chiede di prevedere fin da subito una forte semplificazione di alcune normative verticali di settore.
In particolare si è dichiarata favorevole alla proposta di istituire un Registro elettronico nazionale delle piattaforme di “sharing economy” che attribuisce all’Antitrust il compito di vigilare sulla attività delle piattaforme stesse, a patto che l’iscrizione sia facoltativa e non obbligatoria, come prevede attualmente il disegno di legge, e che sia legata a incentivi fiscali e regolamentari.
“Per promuovere la sharing economy è necessario, innanzitutto, abbattere alcune norme settoriali obsolete che, oltre a non aggiungere più garanzie o tutele significative per i consumatori ma solo appesantimenti burocratici e limiti alla concorrenza, impediscono un adeguato sviluppo di nuovi modelli che potrebbero contribuire fortemente alla crescita economica del Paese e sostanziarsi in un beneficio per i consumatori stessi”, afferma Marco Pierani, Direttore Relazioni esterne Altroconsumo. Una linea coerente con quanto commentato dal Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, che ha sottolineato l’ “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”.

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