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Deve decidere il legislatore. La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Firenze sul divieto di ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, previsto nella legge 40 sulla fecondazione assistita, perché chiama in causa una pluralità di scelte “riservate al legislatore”. Così la Consulta si è pronunciata sul divieto di donare alla ricerca, col consenso della coppia, gli embrioni frutto della fecondazione ma che non possono essere impiantati perché non idonei alla gravidanza. L’associazione Luca Coscioni: “porteremo in Parlamento le richieste della scienza”.
La pronuncia è di ieri ed era molto attesa anche perché la legge 40 sulla fecondazione assistita è stata smontata pezzo a pezzo proprio dai Tribunali e dalla Consulta. La Corte Costituzionale ha esaminato  le due questioni di legittimità costituzionale, sollevate dal Tribunale di Firenze, relative, rispettivamente, al divieto (art. 13 della legge 40) di ricerca clinica e sperimentale sull’embrione non finalizzata alla tutela dello stesso; ed al divieto (art.6) di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l’avvenuta fecondazione dell’ovulo. E spiega in una nota: “La prima questione è stata dichiarata inammissibile in ragione dell’elevato grado di discrezionalità, per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano, del bilanciamento operato dal legislatore tra dignità dell’embrione ed esigenze della ricerca scientifica: bilanciamento che, impropriamente, il Tribunale chiedeva alla Corte di modificare, essendo possibile una pluralità di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore. La seconda questione è stata dichiarata, a sua volta, inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio di merito, nel quale risultava che la ricorrente aveva comunque, di fatto, deciso di portare a termine la procreazione medicalmente assistita”.
I legali della coppia al centro del caso rimandato dal Tribunale alla Consulta, Gianni Baldini e Filomena Gallo, hanno risposto:  “La Corte Costituzionale ha rinviato al legislatore una necessaria decisione relativa al divieto (art. 13 della legge 40) di ricerca clinica e sperimentale sull’embrione non finalizzata alla tutela dello stesso, e al divieto (art.6) di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l’avvenuta fecondazione dell’ovulo. Perdurando l’inerzia del legislatore a dare una risposta a un settore così rilevante e importante per la cura di patologie gravi, come ad esempio il Parkinson, procederemo senza indugio ad adire alle sedi Europee per la tutela della salute dei malati e per la libertà di ricerca scientifica”. Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, promettono poi di rivolgersi al Parlamento e alle Corti internazionali per rimuovere il divieto di ricerca sugli embrioni che non possono essere usati per una gravidanza e rilanciano la petizione sulla libertà di ricerca scientifica sulle staminali embrionali. “Si è oggi (ieri, ndr) persa una importante occasione per porre fine a quella politica dissennata che, dal 2004, blocca la ricerca e lascia soli i ricercatori e le persone affette da malattie incurabili – hanno dichiarato – Particolarmente grave è stato il ruolo del Presidente del Consiglio Renzi, che nei giorni precedenti aveva reso noto l’orientamento di questo Governo di opporsi al ricorso e di impedire -con successo- l’audizione degli scienziati da parte dei giudici. Come radicali dell’Associazione Luca Coscioni, noi non ci arrendiamo e porteremo avanti in ogni sede la battaglia che fu di Luca. Da subito, lanciamo la petizione al Parlamento italiano come forma di prosecuzione di una mobilitazione del mondo scientifico e della società civile che è già senza precedenti. Porteremo in Parlamento le richieste dei malati e della scienza e sosterremo tutte le azioni legali possibili dinanzi alle giurisdizioni internazionali per richiamare l’Italia all’obbligo del rispetto della libertà di ricerca scientifica e dei diritti delle persone malate”.


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