La concorrenza nel mercato dell’energia ha effetti positivi per le piccole imprese mentre rimane ancora al palo per le famiglie, che fanno fatica a scegliere l’offerta più conveniente per le proprie esigenze – anche perché le offerte sono tante e difficilmente confrontabili. Le famiglie tendono a rimanere o a tornare nel mercato tutelato. E se non riescono ancora a orientarsi bene, è anche vero che la spesa sostenuta sul mercato libero si orienta verso valori medi più alti rispetto al regime tutelato.Su tali valori incidono anche i contratti con prezzo fisso e quelli che inseriscono servizi aggiuntivi rispetto alla sola fornitura di energia, come programmi fedeltà o servizi extra. Altro fenomeno di non poco conto: sono ancora numerose le richieste di sospensione per morosità.

energia luce gasI dati vengono dall’Autorità per l’energia  – dall’aggiornamento del ‘Monitoraggio dei mercati retail’ relativamente al biennio 2014/ 2015 – che spiega: “Cresce la pluralità nell’offerta di energia alla clientela di massa con numerosi nuovi operatori attivi nel mercato libero, ma con condizioni e situazioni differenziate, poco omogenee tra i settori elettricità e gas e, nell’ambito di ciascun settore, tra tipologie di clienti. Quanto alla domanda, le piccole imprese (partite IVA) sono diventate più abili nel cogliere le offerte del mercato libero, mentre per le famiglie permane una difficoltà nel selezionare l’offerta più conveniente in base alle proprie esigenze. Per i clienti domestici infatti il comportamento più comune è quello di rimanere o tornare nel servizio tutelato, per limitata conoscenza del mercato, probabilmente a causa di una parziale fiducia nei mercati stessi o semplicemente da indifferenza sul tema”.

Nel settore elettrico gli operatori attivi nel mercato libero sono aumentati – i gruppi societari sono passati dai 219 del 2012 ai 335 del 2015 – con condizioni concorrenziali uniformi a livello nazionale, ma differenziate per tipologie di clienti e con indici di concentrazione rimasti stabili. Negozi e piccole attività si riforniscono sul mercato libero nel 45% dei casi mentre la clientela domestica è meno dinamica: per le famiglie la maggior tutela rappresenta ancora la modalità di fornitura prevalente, pur in continua diminuzione dal 2012, e nel 2015 poco meno di un terzo delle famiglie si approvvigiona sul mercato libero (32%). Perché si rimane nel regime di tutela? L’Autorità per l’energia cita la “limitata conoscenza delle opportunità e degli elementi di mercato” e la minore appetibilità per i venditori. Quando poi le famiglie passano al mercato libero, nel 67% dei casi scelgono l’offerta collegata alla maggior tutela. Anche nel settore gas è aumentato il numero degli operatori attivi, anche se la concorrenza non ha raggiunto ancora una dimensione nazionale (per tutto il quadriennio 2012-2015 solo 2 operatori risultano tra i primi 4 venditori in almeno 10 regioni). Nel 2015 ha cambiato modalità di fornitura (cioè ha cambiato fornitore anche uscendo dalla tutela) il 12,8% dei clienti finali domestici, valore pressoché costante a partire dal 2013. Per i clienti domestici e condomini uso domestico la fornitura prevalente risulta ancora il Servizio di tutela (68% nel 2015), sebbene continui il graduale passaggio verso il libero mercato.

Nel mercato libero, prosegue ancora l’Autorità, la spesa è in media più alta e difficilmente confrontabile da una  società all’altra: “Sia nel settore elettrico che in quello del gas, poiché le offerte del mercato libero sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela (che, come noto, non presentano servizi aggiuntivi rispetto al kWh/m3), per il biennio 2014‐2015 si evidenzia come le rilevazioni relative alla spesa sostenuta dai clienti domestici sul mercato libero sembrano attestarsi su valori mediamente più elevati rispetto a quelli nei regimi di tutela. L’analisi deve necessariamente considerare che il prezzo del mercato libero, come detto, comprende una quota di elementi aggiuntivi alla fornitura di energia (come programmi fedeltà, servizi extra, energetici e non) che ne rendono assai ardua la comparazione”.

Bisogna dunque aumentare la trasparenza e la comparabilità delle offerte, spiega l’Autorità, ricordando che fra le diverse iniziative c’è anche la previsione che ciascun venditore del mercato libero sia tenuto a inserire nel proprio menù di offerte anche un’offerta che presenti clausole contrattuali minime definite dall’Autorità e, in un futuro prossimo, un’offerta standard con una struttura di prezzo e clausole contrattuali dal contenuto definito dall’Autorità, necessarie proprio a favorire la confrontabilità tra offerte e la loro omogeneità.

I reclami sono generalmente in calo. L’indice di reclamosità (il rapporto tra il numero di reclami e il numero di clienti serviti) è in riduzione nel mercato libero, in calo al livello medio dell’1,3% e 1,4% rispettivamente per i clienti domestici elettrici e gas (era il 2,5% nel 2012 per entrambi i settori), a fronte di una reclamosità pressoché costante per la maggior tutela (circa 0,4% per i clienti domestici elettrici, 0,7% nel gas) nell’intero quadriennio 2012/2015. Nel settore elettrico, per le famiglie si contano nel 2015 circa 159 mila reclami (i due terzi relativi al mercato libero) mentre nel settore gas i reclami sono stati circa 153 mila (la metà relativa al mercato libero). Last but non least, la morosità. E qui l’Autorità non può che constatare che “anche a causa della crisi economica, restano elevati i livelli di richieste di sospensione del servizio per morosità, seppur in diminuzione per il settore elettrico (ad eccezione che per i clienti domestici sul libero mercato) con forte disomogeneità a livello regionale”.

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