Etichetta a semaforo per semplificare le informazioni nutrizionali: sì o no? Nonostante l’apprezzamento dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che guarda con favore a quanto si sta facendo in Francia – con la sperimentazione di un’etichetta Nutri-Score con cinque gradazioni di colore, dal rosso al verde – in Italia questo sistema non piace. La denuncia che viene da più parti è semplice: il sistema penalizza i prodotti del made in Italy, come il Parmigiano reggiano o l’olio extravergine di oliva, che risulterebbero “bocciati” dal semaforo anche se di ottima qualità. Il Salvagente lancia oggi una diretta facebook per parlare della questione: “Il grande inganno dell’etichetta a semaforo”.

2017-food-labelling-FRA-stdQuesto il titolo scelto per la diretta facebook (fb: ilsalvagenteit) di oggi alle 15.30: appuntamento che vedrà l’intervento di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, Rolando Manfredini, responsabile sicurezza alimentare Coldiretti e Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare che risponderanno alle domande di Enrico Cinotti vicedirettore del Salvagente, e Riccardo Quintili direttore del Salvagente. Durante la diretta sarà possibile rivolgere domande ai relatori presenti e seguire il live twitting con #etichettasemaforo.

L’etichetta a semaforo, come detto, non piace perché ritenuta negativa per le eccellenze alimentari italiane. Spiega il Salvagente: “L’olio extravergine di oliva? Naturalmente fatto di soli lipidi e quindi bocciato. Il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano o la mozzarella di bufala campana? Naturalmente pieni “grassi” tanto da meritarsi il disco rosso. E il prosciutto di Parma? Idem. La Coca-Cola Light? Ha sostituito lo zucchero con gli edulcoranti (per molti versi più problematici dello zucchero stesso) e quindi ha meno calorie e allora disco verde.  È questo il grande inganno (e il pericolo) dell’etichetta a semaforo, il sistema che assegna un colore rosso, giallo o verde ai grassi, zuccheri, sale contenuti in 100 grammi o ml di prodotto alimentare, adottato in Inghilterra, sperimentato in Francia e che la Ue potrebbe presto sdoganare”.

Questo tipo di etichettatura non considera l’apporto specifico dell’alimento nel suo complesso né il peso dei nutrienti nella dieta giornaliera e finisce per bocciare eccellenze alimentari italiane e cibi della dieta mediterranea. Una posizione ben diversa da quella assunta dall’Oms/Europa che invece guarda con favore alla sperimentazione fatta in Francia con un sistema di etichettatura che guida i consumatori “a colpo d’occhio” secondo una gradazione di colori che va dal verde al verde chiaro, al giallo, all’arancione fino al rosso. “L’OMS Europa – si legge online – si congratula con la Francia per aver intrapreso questo passo verso un’ etichettatura sempre più consumer-friendly. Le prove provenienti da Francia e altrove dimostrano che questo tipo di etichettatura può contribuire a ispirare scelte sane, soddisfare le crescenti richieste dei consumatori di ottenere informazioni sulle opzioni più sane e limitare il consumo di alimenti ad alto contenuto di energia, grassi saturi, zucchero o sale, nel contesto di un miglioramento complessivo della qualità nutrizionale delle diete”. In Italia non ne sono affatto convinti.


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