Famiglie, Acli: l’inflazione ha fatto perdere 6 carrelli della spesa annui (Foto Pixabay)

L’inflazione ha fatto più del Covid: ha impoverito una fascia maggiore di famiglie. A causa dell’inflazione a doppia cifra del 2022 le famiglie hanno perso l’equivalente di 6 carrelli della spesa annuali, con una perdita di potere d’acquisto che oscilla da 700 euro di spesa per una famiglia bireddito senza carichi (quindi 8 carrelli della spesa in meno l’anno) a 330 euro dei vedovi con carichi familiari (pari a 4 carrelli della spesa in meno). Le famiglie italiane perdono 240 euro al mese a causa dell’inflazione.

“Povere famiglie”, ricerca Acli sull’impatto dell’inflazione

Che i rincari a doppia cifra attraversati dal paese fossero stati un dramma per le famiglie era già evidente, ma una certificazione in più – con l’efficace parallelo del carrello della spesa perso che serve per “vedere” e quantificare quanto si è perso – viene dalla ricerca AcliPovere famiglie. L’impatto dell’inflazione sui redditi degli italiani”, realizzata dall’Osservatorio nazionale dei redditi e delle famiglie in collaborazione con il Caf Acli e l’Iref e diffusa ieri.

La terza indagine, che è stata presentata a Roma, “rappresenta un unicum nel suo genere” perché si basa su un panel di oltre 600.000 dichiarazioni dei redditi, in forma anonima, di famiglie che sono state seguite dal Caf Acli negli ultimi quattro anni. L’analisi di questo panel ha permesso di quantificare la perdita del potere d’acquisto delle famiglie.

Perdita di potere d’acquisto, carrelli della spesa in meno

Nel 2022 le famiglie del panel sono state 602.566, informa una nota Acli. Di queste, 474.592 famiglie, pari al 79% del totale, hanno perso potere di acquisto rispetto a prima del Covid a causa dell’inflazione a doppia cifra. Si tratta di 1,9 miliardi di euro di reddito equivalente familiare. La perdita mediana di reddito familiare equivalente mensile è di 240 euro sul totale del panel dal 2019 al 2022 e oscilla fra 317 euro e 150 euro mensili a seconda delle famiglie.

Quanti carrelli di spesa sono stati persi a causa dell’inflazione? Per rendere comprensibile la perdita del potere d’acquisto l’analisi trasforma la cifra in carrelli della spesa per beni primari, ipotizzando un costo a carrello di circa 90 euro.

Emerge che “le famiglie bireddito senza carichi hanno perso circa otto carrelli annuali (pari a 700 euro); i separati/divorziati senza carichi sei carrelli, come sei sono i carrelli persi da single/unioni di fatto; fino a toccare i quattro carrelli di spesa persi delle famiglie monoreddito e dei vedovi”.

La perdita del potere d’acquisto è in media dell’8,7% sul totale delle famiglie analizzate, in un range che va dal 4,5% al 10% circa.

 

Fonte: L’impatto dell’inflazione
sui redditi degli italiani
Osservatorio nazionale ACLI famiglie E REDDITI

 

Aumentano le famiglie in povertà relativa

Dal 2020 al 2023, il confronto sulle dichiarazioni dei redditi fa emergere che aumenta il numero delle famiglie entrate in povertà relativa a causa dell’inflazione. Questa infatti “ha eroso i redditi del ceto medio più del Covid”.

Nel mod.730/2020 le famiglie in povertà relativa erano l’8,2% del panel, dato in flessione nel mod.730/2021, quando questa percentuale è scesa al 7,6% – “un calo dovuto in parte alla deflazione degli anni del Covid e in parte alle politiche di salvaguardia dei redditi dagli esiti del lockdown”, spiegano le Acli. L’inflazione ha eroso questo leggero recupero di potere di acquisto e ha fatto perdere centinaia di euro l’anno. Così nella dichiarazione dei redditi del 2023, le famiglie in soglia di povertà relativa sono passate dal 7,6% al 9,8% del panel.

Dall’Osservatorio emerge inoltre che le donne sono le più penalizzate dall’inflazione. Sempre analizzando i modelli 730 del 2023, le donne sotto la soglia di povertà relativa sono il 58,1% (rispetto al 41,9% degli uomini) e hanno un reddito più basso di 247 euro.

La perdita di reddito equivalente causata dall’inflazione fra il 2020 e il 2023 è maggiore per le famiglie con dichiaranti donna, che hanno perso in media 2.767 euro a fronte di una perdita di 2.518 euro degli uomini, quasi 250 euro in più rispetto a quest’ultimi. Oltre il 90% delle dichiaranti donna in povertà relativa non risulta coniugata: è vedova, single o separata e il 34% delle restanti donne vive con almeno un figlio a carico.

Fra i dati diffusi, quelli sulle detrazioni per sport: solo il 20% delle famiglie con figli ha detratto spese per le attività sportive dei figli, per un importo mediano di 210 euro. “Lo sport è un lusso”, sintetizzano le Acli.

Addio poi alla convinzione sul “benessere contadino” e sulla tenuta delle aree periferiche. Un’ulteriore ricerca delle Acli evidenzia che chi vive nelle aree interne del Paese non ha accesso a servizi pubblici adeguati ed è più povero di chi vive in città. Ogni cinque famiglie in povertà relativa una è residente nelle aree interne (20,2%). La povertà relativa non è un fenomeno solo urbano, ma in proporzione è più diffusa nelle aree interne, con un gap di reddito fra città e aree periferiche che può arrivare a numeri consistenti e pesanti.


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