Sono tanti, forse troppi, i farmacisti assunti con contratti atipici e pagati come lavoratori stagionali con i voucher. La denuncia è volata alcuni giorni fa dalle pagine del settimanale “Venerdì” di Repubblica grazie al racconto di un giovane farmacista che ha raccontato la sua storia. Già nei mesi scorsi, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, aveva parlato di una situazione lavorativa che in farmacia si faceva via via più difficile, evidenziando il sempre maggiore ricorso a forme atipiche di lavoro che investivano questo settore e non giustificate da particolari condizioni economiche di crisi.farmaci“In un Paese normale, in un Paese ove la parola “rispetto” per il lavoro avrebbe un significato concreto, nessun farmacista, ancorché titolare di farmacia, si sarebbe mai sognato, di assumere un “collega”, con forme contrattuali di questo tipo”, dicono dal MNLF. “Questo avviene perché nella realtà il tentativo è sempre lo stesso: massimizzare i profitti sulle spalle di chi lavora”.

“Spiace essere in disaccordo con il Presidente della Federazione degli Ordini”, spiega Fabio Romiti, vicepresidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, “ma qui non c’entrano i scarsi investimenti in Sanità, qui c’entra innanzitutto una cultura, quella del “rispetto” per chi lavora che in parte della categoria non è mai esistita. Negli anni di comportamenti come questi ce ne sono stati molteplici, e a seconda del periodo si è ricorsi al lavoro nero, al part-time camuffato, oggi si ricorre a quello che è stato reso legale: tirocinio post-laurea e voucher”.

In una situazione generale in cui sempre più giovani puntano all’estero per investire sul loro futuro e il contratto nazionale di lavoro aspetta di essere rinnovato da quattro anni, i voucher, che dovevano essere uno strumento limitato ad alcune ben definite professioni, sono diventati l’emblema della precarietà. Forse, dopo il prolungamento dell’orario di apertura delle farmacie ci si sarebbe aspettato che fossero assunti più laureati, invece niente la questione è stata aggirata in questo modo.

“E pensare”, aggiunge Vincenzo Devito, presidente MNLF, “che ad ogni “piè sospinto” si parla d’investire nella professione, per farsi magari un giro di applausi a qualche convegno. Poi la realtà è un’altra con un rapporto interno alle farmacie sempre più vicino a quello che già in passato abbiamo definito “schiavismo”. Il numero chiuso a farmacia”, continua Devito, “non è la soluzione, ma solo un escamotage. La soluzione è offrire alternative ad una professione troppo farmacia-centrica ed aprire quello che rimane uno dei settori più chiusi in Italia”.

Su tutto questo resta il fatto che, quello delle farmacie e dei farmacisti, resta uno dei comparti più condizionati da una legislazione troppo corporativista e da interessi ormai consolidati che impediscono l’apertura di questo mercato.

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