La Corte di Giustizia dell’Unione Europea conferma la multa di 181,50 milioni di euro inflitta ad Eni dal Tribunale per aver partecipato ad un’intesa restrittiva della concorrenza sul mercato delle gomme sintetiche (usate per produrre pneumatici e vari beni di consumo come i rivestimenti per pavimenti e le palline da golf). L’infrazione è consistita nella fissazione di prezzi, nella ripartizione dei clienti mediante accordi di non aggressione e nello scambio di informazioni riservate concernenti prezzi, concorrenti e clienti.
Tutto ha inizio nel 2006, quando la Commissione Europea infligge ammende per un totale di 519 milioni di euro a 13 società, che tra il 1996 e il 2002 hanno partecipato ad un’intesa sul mercato della gomma butadiene (BR) e della gomma stirene e butadiene del tipo emulsione (ESBR). L’inchiesta su questa intesa è scattata su richiesta della Bayer nel 2002.
Eni SpA e la sua controllata Polimeri Europa SpA (detenuta al 100 % e in seguito divenuta Versalis SpA), avrebbero partecipato anche a due intese anteriori: per questo la Commissione ha aumentato del 50% la sanzione prevista, portandola a 272,25 milioni di euro. A quel punto le società hanno chiesto al Tribunale dell’Unione Europea di annullare la decisione della Commissione o ridurre le multe.
Con sentenze pronunciate nel 2011 il Tribunale ha annullato la decisione nella parte riguardante l’Unipetrol, la sua controllata Kaučuk, e la Trade‑Stomil. Riguardo all’Eni e alla sua controllata Polimeri Europa, il Tribunale ha osservato che l’evoluzione della struttura e del controllo delle società era particolarmente complessa e che la Commissione non aveva dimostrato che le medesime società avessero reiterato un comportamento illecito. Il Tribunale ha quindi ridotto a 181,50 milioni di euro la multa.
Nell’odierna sentenza, la Corte ricorda che il comportamento di una controllata può essere imputato, ai fini dell’applicazione delle regole di concorrenza, alla società controllante in particolare quando, pur avendo personalità giuridica distinta, la controllata non determini in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato, ma si attenga in sostanza alle istruzioni che le vengono impartite dalla società controllante. In questo caso, per tutta la durata dell’infrazione l’Eni ha detenuto direttamente o indirettamente almeno il 99,97% del capitale delle società che operavano direttamente nei settori della BR e dell’ESBR (EniChem Elastomeri, EniChem SpA e Versalis). Di conseguenza la Corte conferma la decisione del Tribunale.


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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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