Non ricordo una sola volta che mia mamma abbia lasciato correre una mia défaillance linguistica da quando ho iniziato a mettere insieme concetti di senso compiuto. Ad ogni pronome usato male, ad ogni congiuntivo messo sbagliato, ad ogni apostrofo appoggiato a caso sul foglio, corrispondeva sempre la sua voce in sottofondo che correggeva i miei errori. Troppo rigore? Forse. Ma, nel complesso, credo sia stato un buon esercizio per fissare alcune semplici regole che mi hanno aiutato ad evitare, la maggior parte delle volte, strafalcioni difficili da eliminare anche se Manzoni avesse fatto il prelavaggio prima di “sciacquare i panni in Arno”.

Qual è” o “qual’è”?, “Da” o “”?, Si dice “purtroppo” o “pultroppo”? Si scrive “c’è ne”, “c’è né” o “ce n’è”? Dubbi di non poco conto che sempre più spesso attanagliano le penne (ma più verosimilmente, le tastiere) di molti, forse troppi, italiani.

Secondo uno studio realizzato dal Survey of Adult Skills (PIAAC), in Italia gli analfabeti funzionali, ovvero le persone capaci di leggere e scrivere ma con difficoltà nel comprendere testi semplici, raggiungono il 28%, uno dei tassi più alti in Europa. Un dato preoccupante, che rappresenta lo specchio di una situazione ben più grave.

Oggi, infatti, ben 7 italiani su 10 (71%) litigano con la grammatica e commettono errori inquietanti, nello scritto, ma anche nel parlato, che vanno dall’apostrofo (45%), al congiuntivo (34%) fino alla punteggiatura (31%). È quanto emerge da un’indagine condotta da Libreriamo (www.libreriamo.it), in occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo che si è conclusa solo pochi giorni fa.

Questo è un problema che viene troppo spesso sottovalutato”, afferma Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. “Non è possibile commettere certi errori e soprattutto non è accettabile che a farli siano soprattutto i giovani”.

No infatti, non è possibile che così tanti italiani abbiano fatto della loro lingua una perfetta sconosciuta. E così succede che davanti all’ennesimo indicativo messo al posto del congiuntivo, io non riesca proprio a frenare il “grammar nazi” che è in me, trovandomi costretta ad impugnare la penna rossa per sottolineare con forza ogni scivolone facilmente evitabile con un po’ di attenzione.

Partiamo dall’apostrofo. Questo piccolo segno di penna sospeso nell’aria provoca dubbi nel 68% degli italiani. Quando si mette? Semplice, Davanti a tutte le parole femminili, quindi: “un’amica” va bene mentre “un’amico” non va bene per niente. Per quanto riguarda la questione “Qual è” che mette in crisi il 76% degli italiani, è bene ricordare che si scrive senza. Sempre.

L’uso corretto del congiuntivo è tra le prove più dure da superare per il 69% degli italiani. “L’importante è che hai superato l’esame”: seppur molto usata, questa è una formula grammaticale scorretta perché in questo caso bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”.

I pronomi sono un altro grande errore commesso (65%): “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, in riferimento ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”. Quindi si dirà “Le ho detto che era molto bella”.

Un altro grande classico sono i dubbi sull’uso della C o della Q (58%). Se nella lingua parlata l’errore non si nota, nello scritto è tutta un’altra storia. Non si scrive “evaquare l’edifico”, ma “Evacuare l’edificio”. Allo stesso modo “il mio reddito è profiquo” è sbagliatissimo. Si scrive “il mio reddito è proficuo”. “Ne o né” (47%) è un altro di quegli errori “da penna rossa”. L’accento su “né” si utilizza quando questo vuole essere utilizzato come negazione. La punteggiatura (41%) poi ha fatto tante vittime. Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati alla leggera. Ognuno ha la propria regola.

“Un po, un po’ o un pò?” (39%). La parola “pò” con l’accento risulta sempre più diffusa. La grafia corretta è “un po’” con l’apostrofo, perché la forma è il risultato del troncamento di “poco”. Molti hanno il dubbio su quale congiunzione usare tra “E o ed” e “A o ad” (35%). La semplice aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue cominci con una vocale. Quindi: “Vado ad Amburgo” o “Era felice ed entusiasta” sono frasi corrette. Infine andare “daccordo” (31%) è molto difficile se non si scrive “d’accordo”.

C’è chi persino “avvolte si arrabbia” (27%) e “avvolte lascia perdere” dimenticandosi che “a volte” è meglio stare zitto.

Ma come si può affrontare la problematica della grammatica in Italia? Leggere con regolarità (76%), scrivere a mano (43%) ed evitare neologismi nel parlato (35%) sono alcuni dei segreti per migliorare. Tutte cose che è meglio abituarsi a fare da piccoli, a piccoli passi e con l’aiuto di genitori e insegnanti. D’altra parte si sa, imparare una lingua da adulti è sempre più complicato.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

Parliamone ;-)