tutela ambientale

Una ‘legge per il clima’ per rendere irreversibile il percorso verso un’Europa a emissioni zero nel 2050 e un piano per aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni Ue dal 40% al 50-55% al 2030.

Gli europei vogliono un’azione concreta in materia di cambiamenti climatici e vogliono che sia l’Europa a indicare il cammino da seguire. Diventare il primo continente a impatto climatico zero costituisce contemporaneamente la sfida e l’opportunità più grandi del nostro tempo.

La strategia del Green New Deal

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha svelato oggi i pilastri della normativa europea sul clima sancirà per la prima volta l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050. Ciò significa emettere meno biossido di carbonio ed eliminare dall’atmosfera quello emesso.

Per farlo è necessario estendere ad altri settori il sistema di scambio di quote di emissione che già aiuta l’UE a ridurre le emissioni dei settori energetico e industriale. Lo sviluppo di fonti di energia più pulite e di tecnologie verdi ci consentirebbe di produrre, viaggiare, consumare e vivere rispettando di più l’ambiente. Occorre sviluppare un’economia realmente circolare e proteggere la biodiversità.

In particolare, il Green Deal europeo prevede un percorso per una transizione concepita in modo da non lasciare indietro nessun individuo e nessuna regione europea.

mano regge pianeta terra verde
Europa verso la transizione sostenibile con il Green News Deal

Il Green Deal è per l’Europa “il momento ‘uomo sulla Luna'”, ha detto la presidente della Commissione annunciando il primo atto formale del collegio dei commissari. “Il nostro obiettivo è riconciliare l’economia con il nostro pianeta”, e quindi “tagliare emissioni ma creare occupazione e rafforzare l’innovazione”, ha detto parlando della “nuova strategia di crescita Ue che da più di quello che toglie” e che vuole rendere l’Ue “capofila” nell’economia pulita.

Cosa bisogna fare

Da una parte, spiega von der Leyen, “c’è l’obiettivo di diventare un continente neutro per il clima entro il 2050, e dall’altra una road map con 50 azioni per arrivarci”. “Sono convinta che il vecchio modello di crescita basato su combustibili fossili e inquinamento sia fuori dal tempo e dal mondo”, ha detto la presidente, convinta che il Green deal sia un progetto “ambizioso, ma dobbiamo stare molto attenti a valutare l’impatto ed ogni singolo passo che intraprendiamo”.

Le risorse necessarie

Mettendo in atto la “nuova strategia di crescita” del Green deal, “dobbiamo essere sicuri che nessuno resti indietro, perché o questa strategia funziona per tutti, o per nessuno”. Perciò con il “Meccanismo per una transizione equa abbiamo l’ambizione di mobilitare 100 miliardi per le regioni e i settori più vulnerabili”, ha annunciato la presidente.

Il nuovo Meccanismo dovrà supportare il passaggio verso l’uso di fonti rinnovabili delle “regioni e dei settori più colpiti dalla transizione perché dipendono da fonti fossili o da processi che richiedono un uso intensivo del carbone”. I dettagli del nuovo strumento saranno svelati nella prima metà di gennaio 2020, ma l’esecutivo ha già fatto sapere che “userà una combinazione di diverse fonti di finanziamento: bilancio Ue, bilanci nazionali, Bei e incentivi agli investimenti privati”.

Farà parte del meccanismo anche un nuovo Fondo per la transizione equa che sarà “implementato all’interno della politica di coesione, sarà accompagnato da un’assistenza tecnica su misura” e maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato. Tale strumento sarà cofinanziato dagli Stati membri e, nelle intenzioni dell’esecutivo, attrarrà nuovi investimenti sfruttando l’effetto leva dei fondi Fesr e Fse plus. Nella sua comunicazione sul ‘Green deal’ la Commissione sottolinea che “continuerà a lavorare per dare più forza alle comunità locali e regionali” attraverso la ‘Iniziativa urbana europea’ e in coordinamento anche con Il Patto dei sindaci per il clima. Un’attenzione particolare sarà riservata poi alle regioni ultraperiferiche e alle isole, “tenendo conto della loro vulnerabilità al cambiamento climatico e ai disastri naturali”.

Scrive per noi

Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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