Lo European Consumer Day edizione 2017 ha puntato tutto sul digitale, ovvero sull’elemento che potrebbe rappresentare il nuovo collante per tenere unita l’Europea nel prossimo futuro. Delle grandi opportunità e degli altrettanti grandi rischi legati alla realizzazione del Mercato Unico Digitale hanno discusso i rappresentanti dei consumatori e della società civile, esponenti del mondo della politica ed esperti di ICT, convocati ieri a Malta dal Comitato Economico e Sociale Europeo. In che modo il mercato unico digitale potrà portare benefici ai consumatori? È stato questo l’interrogativo principale da cui è partito il dibattito.Non siamo a Malta per raccontare quello che si dice o si vuole a Bruxelles, ma per dare voce ai rappresentanti della società civile, imprese-sindacati- interessi diversi (consumatori, ambientalisti, persone disabili, etc.)”, ha sottolineato il vicepresidente del CESE, Gonçalo Lobo Xavier, nel suo intervento introduttivo.

ecdEcco quindi che con il primo panel si è cercato di comprendere in che modo la costituzione del Digital Single Market potrà fare da base per un’economia della condivisione e della sostenibilità.

Uno degli elementi che preoccupa maggiormente e che rappresenta per certi versi un ostacolo alla realizzazione del DSM riguarda la sicurezza dei dati personali dei cittadini e dei consumatori che stanno vivendo la rivoluzione digitale.

Saviour Cachia, Autorità Garante della privacy a Malta, nelle sue considerazioni evidenzia che “I servizi e i prodotti innovativi hanno modificato profondamente il nostro modo di fare business, di consumare e le stesse nostre relazioni interpersonali. Ma ogni volta che noi entriamo in internet e navighiamo, forniamo tanti dati personali. Una quantità enorme di dati viene ogni giorno, ogni momento riversata nel web e non sappiamo chi li utilizza e che fine fanno questi dati”. Legittimamente, quindi molti consumatori si dicono preoccupati e questo frena anche il pieno sviluppo di internet e della società digitale. “La tutela dei dati personali è uno dei diritti fondamentali dei cittadini, anche e soprattutto in presenza delle nuove tecnologie che moltiplicano all’infinito le possibilità di utilizzo di questa massa enorme dei dati”. Per Cachia, il primo passo fondamentale è quello di “educare i consumatori alla consapevolezza dell’importanza dei propri dati, a partire dal loro valore economico sempre più rilevante. E per aumentare la fiducia bisogna rivedere le attuali norme, che la Commissione prevede di cambiare in una direzione giusta, da sostenere”.

La rappresentante europea delle associazioni dei consumatori (BEUC), Ursula Pachl, ha posto l’accento sulle nuove sfide a cui sono chiamati anche i consumatori e le associazioni che li rappresentano. “Ci sono molti timori sulle frodi e l’uso illegittimo dei dati. Ci sono problemi sulla portabilità dei contenuti e il godimento dei servizi quando si viaggia. È positivo quanto finalmente si farà per l’abolizione del roaming nei prossimi mesi, ma sulla direttiva media-audiovisivi, il giudizio BEUC sulle proposte della Commissione è negativo, come pure per quanto riguarda il copyrigt”. La rappresentante del BEUC ha messo in guardia anche sui possibili rischi dell’Internet of Things, raccontando il caso di una bambola interattiva (Cayla) che ha creato molti interrogativi sull’uso dei dati acquisiti nell’interazione con i bambini, sui messaggi pubblicitari ingannevoli riguardo la nutrizione e altri problemi di rispetto della privacy e tutela dei minori, che hanno portato le Autorità norvegesi ad accusare il produttore di violazione dei diritti dei consumatori e la Germania a ordinare addirittura la distruzione del giocattolo.

Antonio Longo, membro del Comitato Economico e Sociale Europeo ha quindi esposto il lavoro fatto in questi anni dal CESE sull’Agenda digitale e sul mercato unico digitale. “Sono tanti i pareri elaborati di recente, dal cloud europeo della scienza alle piattaforme on line, dal 5G per l’Europa al tema dei Big Data, dalle Smart cities e Smart Islands al mercato del roaming. Ogni volta il CESE pone alcuni problemi, come la politica oscillante della Commissione, che stanzia fondi e poi li cancella, prevede milioni di nuovi posti di lavoro e ingenti aumenti del PIL europeo, ma senza dare prove credibili di tali previsioni e risultati, perché non presenta studi di fattibilità e valutazione di impatto delle singole misure. Questo aumenta la scarsa fiducia, soprattutto per l’obiettiva riduzione di occupazione che finora si è avuto dopo l’implementazione delle tecnologie digitali nei servizi e nella produzione”.

Longo rilancia quindi le richieste del CESE fatte costantemente negli ultimi anni: “rafforzare la dimensione sociale della rivoluzione digitale, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, dai grandi players delle TLC alle PMI, dalle Istituzioni nazionali alle associazioni consumatori, dai sindacati dei lavoratori alle organizzazioni della società civile. Solo così potrà realizzarsi una società digitale realmente inclusiva e non divisiva”.

europaMa il discorso sul Digital Single Market contiene al suo interno altri elementi imprescindibili. Impossibile infatti parlare di DSM senza affrontare il discorso sul geoblocking, sul commercio elettronico o sulla finanza digitale. Il secondo panel si è dunque soffermato su questi aspetti, mettendo in luce le grandi opportunità ma anche i rischi che il mercato unico digitale comporta.

Condizione necessaria per la creazione del DSM è la “Digital inclusion for all consumers”, bisogna cioè realizzare le condizioni perché tutti possano avere un accesso equo al digitale.

Jens Henricsonn del ANEC (l’associazione europea per coordinare la presenza dei consumatori nella standardizzazione) ha riportato l’esperienza nell’accessibilità dei siti. “Dopo la Direttiva 2016 che obbliga tutti i siti pubblici ad assicurare l’accessibilità alle persone disabili ci siamo molto impegnati nel far conoscere questi contenuti e nuove regole. Abbiamo lavorato molto con il CESE, casa della società civile, per garantire l’accessibilità ai servizi on line. Abbiamo anche fatto manifestazioni a Bruxelles per sollecitare direttive più ambiziose da parte della Commissione e Parlamento europeo. La situazione è migliorata ma ci sono ancora tanti problemi di accessibilità”.

Sulla questione del geoblocking è intervenuto Georgios Petropoulos, ricercatore presso il Bruegel (Brussels European and Global Economic Laboratory) che ha posto sul tavolo un interrogativo di partenza: “Se non si accetta un vincolo geografico quando si comprano beni fisici, come ci può accettare che ci sia un vincolo simile nei servizi e prodotti on line? Ha una giustificazione di costi?”. L’idea di Petropoulos è che, fatta eccezione per alcuni casi specifici, il geoblocking rappresenti di fatto un ostacolo inutile e ingiustificato che impedisce la piena fruizione dei beni ai consumatori. “Nella maggior parte dei casi, ad esempio per quanto riguarda musica, video musicali e film, i vantaggi della sua eliminazione sarebbero per tutti: consumatori, fornitori e anche Stati. Il superamento del geoblocking può davvero rappresentare un volano importante per il decollo della società digitale in Europa”.

Infine, quando si parla di mercato digitale, non si può non fare riferimento a tutto ciò che ruota attorno al mondo della finanza e dell’online banking. Sulla questione, Michelle Mizzi Buontempo, rappresentante maltese dell’Autorità Servizi Finanziari, ha evidenziato che i servizi bancari e finanziari sono stati tra i principali servizi investiti dall’innovazione tecnologica. Quali i rischi e quali i vantaggi derivano tutto questo? Dal lato dei consumatori, emerge il “rafforzamento della consapevolezza e dell’informazione dei consumatori, così come una migliore profilazione dei servizi alle esigenze generali dei consumatori e di ciascun consumatore Inclusione finanziaria più facile (ad esempio per i disabili fisici o per chi abita in centro senza sedi bancarie o finanziarie)”. Nella prospettiva della finanza, la rivoluzione digitale ha portato ad un cambio dei modelli di business che si sono rinnovati all’insegna di una “maggiore efficienza che è figlia di una maggiore concorrenza. Ciò ha portato a generare nuovo valore con costi ridotti”.

A fronte di tutto questo, il rischio è che se non si procede ad una “adeguata armonizzazione europea, si creeranno 28 mercati finanziari diversi e ci saranno più difficoltà di prima per i consumatori. Nuovi canali di proposta significano anche nuove situazioni pericolose, nuove truffe. I regolatori devono quindi trovare un giusto bilanciamento fra la necessità di innovazione e i rischi nuovi”.

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