Iodio e pesce

Iodio e pesce

Un recente studio della Public Health France ha posto l’allerta sull’esposizione ai metalli pesanti come arsenico, cadmio, cromo, rame, nichel e mercurio. Tra le principali cause c’è il consumo di pesce e frutti di mare soprattutto per arsenico, cromo, cadmio e mercurio. Il consiglio dell’organismo francese è di consumare il pesce solo 2 volte a settimana, variando la specie e le zone di pesca.

Pesce e metalli pesanti, i dati del Sistema di Allerta Rapido

Secondo la relazione del 2020 Sistema di Allerta Rapido per Alimenti e Mangimi i pericoli sanitari maggiormente riscontrati nelle notifiche attivate dall’Italia riguardano principalmente metalli pesanti e micotossine. I principali metalli pesanti riscontrati nel 2019 nei prodotti alimentari sono stati mercurio (76), cadmio (31) e piombo (28). Il rapporto rileva una lieve diminuzione delle notifiche relative alla presenza di mercurio e cadmio rispetto al 2018, e un aumento del numero di notifiche relative alla migrazione di nickel e arsenico.

In particolare, le notifiche che hanno riguardato i prodotti della pesca sono state complessivamente 301. La maggior parte riguardava un elevato contenuto di metalli pesanti (77). I metalli pesanti più frequentemente riscontrati nei prodotti della pesca sono mercurio (73) e cadmio (7). Alcuni prodotti mostravano la presenza di entrambi i contaminanti. Per quanto riguarda i Paesi di origine che hanno ricevuto il maggior numero di notifiche riguardanti il mercurio il primato va alla Spagna seguita dal Vietnam. Abbiamo chiesto a Valentina Tepedino, veterinaria responsabile del gruppo di lavoro sui prodotti ittici per la Società di Medicina Veterinaria Preventiva e direttrice di Eurofishmarket.it, un parere sui dati europei sulla presenza di metalli pesanti nei prodotti ittici e su come il consumatore può comportarsi.

Valentina Tepedino
Valentina Tepedino

Dottoressa, quali sono i pesci più a rischio di presenza di metalli pesanti?

Tutti i pesci di grandi dimensioni come i predatori, gli squaliformi, il pesce spada o i “tonni”. Questo perché maggiore è la dimensione del pesce e maggiore può essere la probabilità di presenza di metalli pesanti, prevalentemente mercurio nei pesci e cadmio o piombo nei molluschi e nei crostacei che per effetto della catena alimentare determinano il fenomeno del bio-accumulo. I prodotti ittici non possono essere commercializzati se hanno valori oltre le norme di legge. Per questo motivo vengono effettuati controlli a campione sia da parte degli organi ufficiali che in autocontrollo da parte delle aziende. I numeri segnalati dalle allerte esistono proprio perché sono stati effettuati dei controlli e questo deve tranquillizzare il consumatore.

E le zone di pesca?

Difficile individuare le zone di pesca perché i pesci migrano per lunghissime distanze. Non ci sono aree più o meno a rischio e non esistono attualmente in letteratura mappature ad eccezione di particolari situazioni di disastri ambientali che vengono di volta in volta gestite ad hoc . Piuttosto ha più senso guardare al metodo di produzione ossia se pescato o allevato poiché il pesce da acquacoltura , da quanto riportato da numerosi studi autorevoli. E’ meno contaminato considerando che viene alimentato con mangimi controllati anche da questo punto di vista .

Perché i metalli pesanti sono presenti nel pesce?

I metalli possono essere presenti nelle acque marine per cause naturali e/o per effetto antropico e dunque poi li possiamo ritrovare nei prodotti ittici attraverso il fenomeno in particolare del bioaccumulo ossia dell’incremento delle concentrazioni di metalli pesanti nei tessuti dei pesci all’aumentare dell’età, della gran-dezza, della posizione trofica,ecc.. Non ci sono frodi o sofisticazioni a monte o colpe del produttore in merito alla presenza/assenza di metalli pesanti nel pesce. Tutto ciò che può essere fatto è un controllo successivo come appunto viene fatto.

La Francia consiglia il consumo di pesce due volte a settimana, lei cosa ne pensa?

Se il consiglio è per prevenire un eventuale rischio di accumulo di metalli pesanti suggerisco di mangiare il pesce quando si preferisce variando il più possibile la specie (preferendo quelle di dimensioni più piccole), il metodo di produzione (pescato e allevato) e le origini di pesca. E’ anche importante diventare più consapevoli di questo rischio per ulteriormente essere prudenti anche in base al nostro stato di salute o per esempio in gravidanza o in allettamento dove va ridotto il consumo delle specie potenzialmente più a rischio.

Inoltre, ci sono interessanti progetti che spero diventino di riferimento per le istituzioni e per il consumatore perché consentirebbero di scegliere più consapevolmente su questi aspetti. Un esempio è Fish Choice, progetto europeo: tra le azioni prevede un calcolatore di potenziale accumulo di inquinanti contenuti nel pesce proponendo alternative di specie, grammature, ecc. In altri Paesi sono già disponibili strumenti per il cittadino utili a valutare il proprio consumo di prodotti ittici per quanto riguarda i metalli pesanti. Segnalo il Fish Consumption Calculator canadese e una Guida proprio sul mercurio da parte del Natural Resources Defense Council statunitense.

Scrive per noi

Silvia Biasotto
Silvia Biasotto
Sono quello che mangio. E sono anche quello che scrivo, parafrasando Ludwig Feuerbach. Nella mia vita privata e nella mia professione ho sempre amato conoscere, sperimentare e scrivere di cibo. La sicurezza e la qualità alimentare sono le principali tematiche di cui mi occupo ad Help Consumatori oltre che la tutela del cittadino in generale. Una passione che mi accompagna in questa redazione sin dal 2005 quando sono giunta sulla tastiera di HC a seguito del tirocinio del primo Master universitario in tutela dei consumatori presso l’Università Roma Tre. E ovviamente la mia tesi fu sulla Sicurezza dei prodotti!

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