A novembre l’inflazione è in frenata: l’indice nazionale dei prezzi al consumo diminuisce dello 0,3% su base mensile e aumenta dello 0,7% su base annua (la stima provvisoria era +0,6%), con una lieve decelerazione rispetto alla dinamica rilevata a ottobre (+0,8%). E’ il livello più basso di crescita dal 2009. Rimane stabile il carrello della spesa. Questi i dati resi noti oggi dall’Istat, mentre i Consumatori continuano a dichiararsi preoccupati.
Per l’Istituto di statistica, “il rallentamento dell’inflazione a novembre è imputabile a un’ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche che interessa tutte le tipologie di beni e servizi, con particolare intensità per i beni energetici e gli alimentari freschi. Al netto di questi la crescita dell’inflazione (“inflazione di fondo”) resta stabile all’1,2%. Anche al netto dei soli beni energetici, l’inflazione segna lo stesso valore registrato a ottobre (+1,1%)”. L’inflazione acquisita per il 2013 resta stabile all’1,2%.
Rispetto a novembre 2012, il tasso di crescita dei prezzi dei beni sale allo 0,2%, dallo 0,1% di ottobre, e quello dei prezzi dei servizi scende all’1,2% (era +1,4% nel mese precedente). Stabile il carrello della spesa: i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dello 0,8% su base annua (lo stesso valore registrato a ottobre). Alla dinamica congiunturale dei prezzi di questi prodotti contribuisce principalmente il calo dei prezzi dei carburanti.
Per il Codacons “l’inflazione in calo dimostra solo che i consumi sono in caduta libera e che le famiglie sono sul lastrico. Nessuna vera ripresa economica sarà possibile fino a che non sarà ridata capacità di spesa agli italiani, almeno a quella parte della popolazione che non riesce nemmeno a pagare le bollette o che deve aspettare l’arrivo dello stipendio per andare al supermercato”. Secondo l’associazione, nonostante l’inflazione sia bassa, questa tradotta in cifre, in termini di aumento del costo della vita, equivale a un aumento di 250 euro per una famiglia di tre persone, cifra superiore a quello che si stima sia il beneficio del cuneo fiscale o dell’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, pari a circa 225 euro. “Senza contare – aggiunge il Codacons – che nel frattempo è aumentata l’Iva, che ci sono ancora incertezze sulla seconda rata dell’Imu e che comunque basterà la Iuc per annullare la gran parte del vantaggio derivante da queste riduzioni fiscali. In queste condizioni è evidente che i consumi sono destinati ancora a scendere, le imprese, conseguentemente, a non vendere e la disoccupazione ad aumentare”.
Federconsumatori e Adusbef ritengono che l’Istat continui a sottostimare l’aumento dei prezzi. “Dei dati che non coincidono affatto con quelli rilevati dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che continua a registrare un livello dei prezzi nettamente discordante con il disastroso andamento dei consumi, diminuiti, solo nel corso dell’ultimo biennio, di ben l’8,1%”, dichiarano i due presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. Per le due associazioni alla contrazione dei consumi ha contribuito l’aumento dell’aliquota ordinaria Iva del 1° ottobre. “Secondo i nostri calcoli la pressione fiscale aumenterà in termini annui, solo a causa di tale voce, (tenendo conto anche degli arrotondamenti), fino a 335 euro per una famiglia di 3 persone. Non dimentichiamo, inoltre, che tale aumento influisce negativamente non solo sui prodotti direttamente interessati dall’aliquota ordinaria, ma anche su tutti i beni di largo consumo che in Italia sono trasportati per l’86% su gomma e quindi risentono del rincaro dell’Iva sui carburanti”.
Purtroppo la percezione delle famiglie non coincide con quella rilevata dall’Istat – dichiara a sua volta Pietro Giordano, Presidente nazionale Adiconsum – Le famiglie e le imprese sono in forte difficoltà e stanno vivendo un forte disagio con circa 5 milioni di persone al di sotto della soglia di povertà, come evidenziato dai dati Unirec, stipendi medi intorno ai 1000 euro, precarietà dei giovani e delle donne e dall’elevato tasso di disoccupazione. Il Governo è chiamato a dare risposte immediate se si vuole evitare che la situazione diventi esplosiva, a cominciare dalla riduzione della pressione fiscale e del taglio del cuneo fiscale, misure a sostegno delle famiglie e delle imprese non più procrastinabili”.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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