Nel primo semestre del 2016, il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’!% rispetto al primo trimestre del 2015. A dirlo è l’Istituto Nazionale di Statistica che ha diffuso i dati relativi alla stima preliminare del prodotto interno lordo. La variazione acquisita per il 2016 (ovvero la crescita annuale che si otterrebbe se si verificasse una variazione congiunturale pari a zero negli altri trimestri dell’anno) è pari allo 0,6% in più.
L’accelerazione del Pil è frutto della sintesi di un aumento del valore aggiunto nei settori dell’industria e dei servizi, presi nel loro complesso, e di un calo in quello dell’agricoltura. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e uno negativo della componente estera netta.
Osservando la situazione internazionale nello stesso periodo, emerge che il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% in Francia, dello 0,4% nel Regno Unito e dello 0,1% negli Stati Uniti. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,1% nel Regno Unito, dell’1,9% negli Stati Uniti e dell’1,3% in Francia. Nel complesso, il PIL dei paesi dell’area Euro ha segnato una variazione positiva dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% nel confronto con lo stesso trimestre del 2015.
Per raggiungere l’obiettivo della crescita del Pil italiano all’1,2%, così come previsto dal Def, “sarebbe necessaria una accelerazione dell’attività economica nella seconda parte dell’anno”, aveva dichiarato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in una audizione presso le Commissioni di Bilancio di Camera e Senato. Intanto, nelle sue ultime previsioni, la Commissione UE ha rivisto al ribasso la crescita del Pil del nostro paese (dall’1,4% al 1,1%).
I dati pubblicati però non convincono appieno le associazioni dei consumatori. Di fatto, le stime riguardati la deflazione sono state riviste al ribasso, passando dallo -0,4% delle stime preliminari allo -0,5% comunicato questa mattina. La deflazione rappresenta un’opportunità di risparmio per le famiglie: 378 euro per una coppia con due figli, -287 euro per la voce abitazione (dati UNC). Tra le città dove si risparmia di più figurano Perugia, Potenza e Firenze le meno care, con una minor spesa di 480, 390 e 356 euro.
Tuttavia, il risparmio generato dall’abbassamento dei prezzi di mercato non viene compensato da un adeguata crescita dei consumi. In questo modo, i dati sembrano certificare la sostanziale instabilità del nostro sistema economico e dimostrano la necessità di interventi incisivi per rilanciare i consumi attraverso un aumento ed una redistribuzione dei redditi per far ripartire il sistema produttivo.
“Come ripetiamo da tempo, sono molti i dati allarmanti che dimostrano la persistenza di importanti criticità e che dovrebbero spingere il Governo ad adottare misure concrete per rilanciare la domanda interna”. dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. “Le necessarie politiche di rilancio dell’occupazione (da attuare attraverso un Piano Straordinario per il Lavoro che preveda investimenti per sviluppo tecnologico e ricerca, opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali, modernizzazione delle infrastrutture e valorizzazione dell’offerta turistica nazionale) devono poi essere necessariamente accompagnate da interventi incisivi sul fronte delle tariffe, da quella idrica a quella dell’energia elettrica”.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)